Congresso Slc, plausi e sferzate da manager aziende Tlc
I rappresentanti delle maggiori aziende del settore al congresso della sigla di categoria Cgil. Migliardi (Telecom): ok confronto stabile con le parti sociali. Sarmi (Poste): tutelare i più deboli. Assografici: sindacato sia unito e si rinnovi in fretta
di Vanna Palumbo
BARI - D’accordo con le analisi e spesso anche con le suggestioni offerte dalla relazione del segretario generale di Slc, Emilio Miceli, quasi tutti gli intervenuti in rappresentanza delle maggiori aziende di telecomunicazioni invitate al quarto congresso nazionale della categoria. A partire dal responsabile delle risorse umane di Telecom Italia, Antonio Migliardi, che pur rimarcando l’immodificabilità del trend di mercato che pone oggi le relazioni industriali in condizioni diverse da “una mera partita a due, stante la multilateralità e l’interdipendenza degli interessi in gioco, in particolare in una fase di crisi come l’attuale”, ha sottolineato la necessità di stabilire un confronto costante fra le parti, informando anche che “sono già in calendario appuntamenti fra l’azienda ed sindacati”: Circa le anticipazioni circolate su nuovi esuberi, Migliardi ha infine precisato che Telecom Italia non ha fin qui fatto dichiarazioni circa l’esternalizzazione della parte informatica del gruppo e si è detto certo “del ruolo importante che anche il sindacato è chiamato a giocare in questa delicata fase delle relazioni sindacali”.
Di apprezzamento dell’impianto analitico e propositivo contenuto nell’introduzione di Miceli ha parlato anche Massimo Sarmi, amministratore delegate di Poste Italiane. Paventando i rischi di una rincorsa al ribasso della qualità dei servizi insiti in un eccesso di quella liberalizzazione dei servizi postali “cui pure siamo chiamati a concorrere”, Sarmi ha voluto ribadire i valori che l’azienda mette a base della propria attività, a partire dalla sicurezza, la riservatezza, l’affidabilità: “valori - sono state le sue parole - che, anche in questo paese, bisogna avere il coraggio di dire che vanno tutelati soprattutto a difesa dei più deboli”.
Richiamato più volte il valore della cultura e del mondo della produzione culturale, oggetto di approfondimento nel recente congresso del Sai Cgil (sindacato attori), a ribadirne l’apporto anche in termini occupazionali ed economici è stato il vicepresidente dell’Anica (industria cine-audio-multimediale) Riccardo Tozzi. Ed è in particolare di cinema e, più in generale, del settore dell’audiovisivo che Tozzi, nel suo intervento, ha fornito cifre interessanti, a testimonianza dell’“ottima forma di cui godono entrambi”: giro d’affari di oltre 2miliardi e 250 mila addetti nell’intero comparto dell’audiovisivo, di cui il cinema fa la parte del leone con 1 miliardo e 200 milioni e 130 mila addetti. “Mai tanta produzione italiana, mai tante pellicole , libri, romanzi” ha detto Tozzi con soddisfazione, “ma - è stata la sua preoccupazione - facciamo attenzione alla pirateria, un pratica illegale che vede l’Italia al primo posto nel mondo e che ha già comportato
la perdita in Italia di 22 mila posti di lavoro”.
Una sferzata a tribuna e platea è invece giunta dal presidente di Assografici. Richiamando lo slogan del Congresso “Modernità senza precarietà”, Piero Capodieci ha stimolato ad una riflessione sul significato che il sindacato dovrebbe attribuire oggi al termine modernità: “Vuol forse dire garantire anche agli attuali precari i ‘privilegi’ che sono appannaggio dei lavoratori ‘garantiti’? O forse ripartire più equamente i diritti e le tutele fra questi due mondi così in contrasto?”.
Vedremo se una risposta esaustiva arriverà dagli interventi dei delegati, in programma oggi e dall’intervento conclusivo del segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, che chiuderà i lavori del congresso. Quel che è certo, per Capodieci, è che il sindacato tutto - richiamato più volte a riprendere un lavoro unitario -, così come il mondo delle imprese, devono cambiare e rinnovarsi, ed anche in fretta: “Non so se ce la farete - ha concluso il presidente di Assografici -, come non sono certo che ce la faremo noi. Ma dobbiamo provarci, e seriamente”.