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Google critica la sentenza milanese

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“La condanna attacca i principi stessi su cui si basa internet”. L’azienda ricorrerà in appello. Nelle motivazioni della sentenza si legge: non può esistere “la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato”

di red

Non può esistere “la sconfinata prateria di Internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato”. Così il giudice di Milano, Oscar Magi, nelle motivazioni della sentenza che condanna tre dirigenti di Google per violazione della privacy, dopo che un filmato con un un minore disabile insultato in una classe era stato caricato sul motore di ricerca.

“Questa condanna attacca i principi stessi su cui si basa Internet”. Lo ha ribadito oggi il colosso della rete, Google, dopo la pubblicazione delle 111 pagine del documento di motivazioni del giudice milanese che ha emesso una sentenza avversa al gruppo.

Secondo Google se questi principi non venissero rispettati, “il Web così come lo conosciamo cesserebbe di esistere e sparirebbero molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici che porta con sé. Si tratta di importanti questioni di principio ed è per questo che noi e i nostri dipendenti faremo appello contro questa decisione”.


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12/04/2010 19:02

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