“Rilanciare il concetto di lavoro economicamente dipendente”. La proposta è di includere tutti i lavoratori abbassando i requisiti di anzianità. Chiuso il il terzo congresso nazionale. Trizio confermata segretaria generale
PERUGIA - Si è chiuso con la conferma della segretaria generale, Filomena Trizio, il terzo congresso nazionale del Nidil che si è svolto giovedì 8 e venerdì 9 aprile al Jazz Hotel Giò di Perugia. Il neo eletto direttivo ha ribadito la fiducia alla segretaria uscente con 35 voti favorevoli, quattro contrari, una scheda bianca e un astenuto. Insistere sulla centralità del contratto a tempo indeterminato e rilanciare il concetto di lavoro “economicamente dipendente”, con l’obiettivo confermato di riunificare il mondo del lavoro. Così si legge nel documento politico finale del sindacato degli atipici, in cui si ricorda che la crisi colpisce i precari e travolge i migranti i quali, oltre a perdere il posto, si vedono anche negati i diritti di cittadinanza che invece vanno tutelati contrastando la Bossi-Fini.
Quanto agli ammortizzatori sociali, la proposta è d’includere tutti i lavoratori abbassando i requisiti di anzianità. Più in generale, nel documento si parla di una flessibilità che può essere regolata grazie alla contrattazione e, anche per questo motivo, bisogna promuovere e rilanciare la collaborazione con le categorie. Un passaggio è dedicato anche all’uso improprio dei contratti atipici per le professioni. Per questi lavoratori, e per tutti i parasubordinati, il Nidil rilancia la campagna “Mandiamo la precarietà in pensione” che si chiuderà nei prossimi mesi.
Nel pomeriggio di venerdì è intervenuta la segretaria confederale di Corso Italia, Paola Agnello Modica. “Ricordo che al congresso di quattro anni fa - ha osservato la dirigente sindacale - il Nidil era all’inizio di un percorso, oggi ritrovo categoria vera, cresciuta sia nelle elaborazioni sia nelle pratiche”. Poi il ragionamento è passato alle principali scelte della Cgil: “La crisi non è solo economica, ma anche sociale e dell’ambiente, e va affrontata pensando a questi tre aspetti in maniera correlata”. Il sindacato di Corso Italia ha già una sua ricetta: “Puntare sull’aspetto confederale e sull’universalità dei diritti”. Per farlo però, ha insistito con forza, bisogna tornare alla contrattazione non facile sui luoghi di lavoro, di filiera e di sito.
“Il governo e le associazioni datoriali - ha proseguito Agnello Modica - proseguono nel progetto che è molto diverso dal nostro, a partire dai tagli a scuola, ricerca e innovazione”. Un esecutivo che “ha bisogno di battere la Cgil, perché per il suo progetto i lavoratori organizzati sono un ostacolo”, e che “punta sulle disuguaglianze per farsi più forte”. A Palazzo Chigi pensano ad altro, prosegue Agnello Modica nel suo ragionamento, “parlano di giustizia solo per pochi, fanno lo scudo fiscale anonimo e ignorano le nostre richieste di un fisco più equo, oppure ipotizzano l’apprendistato a 15 anni”. E poi c’è il Libro Bianco del ministro Sacconi, “grave attacco all’uguaglianza perché ipotizza la parità tra lavoratori e datori, e che ha avuto una prima declinazione nel ddl lavoro con l’aggiramento dell’articolo 18”.
Infine un passaggio sui rapporti sindacali: “Non siamo soli - osserva - anche se gradiremmo un po’ più di compagnia. Ad ogni modo non è vero che soltanto Cisl e Uil firmano gli accordi e ottengono risultati. Lo dimostrano i tanti contratti nazionali rinnovati fuori dall’accordo separato del 22 gennaio dell’anno scorso, o la nostra denuncia raccolta dal presidente Napolitano sul ddl lavoro”. Resta il problema di come dare rappresentanza ai precari, ha concluso Agnello Modica, “ed è ovvio che ci piacerebbe farlo unitariamente”.