Call center, “vivere da precari con 300 euro al mese”
Lo denuncia un rappresentate dei lavoratori nel corso del congresso nazionale del Nidil in corso a Perugia
di M.M e G.S.
PERUGIA - “In alcuni call center si continuano a sforare i limiti stabiliti dal contratto nazionale che imporrebbe un massimo del 13 per cento di lavoratori in somministrazione: uno di questi è la B2win”. A dirlo è Pompeo Scopino, lavoratore ex Atesia di Roma e rappresentante del Nidil di Roma Sud, a margine del congresso nazionale di categoria in corso a Perugia. B2win, che fa parte del gruppo italiano E-care e ha sedi a Roma, Milano e Torino, impiega in totale circa duemila persone. “Nella capitale – prosegue il sindacalista – su 300 dipendenti, circa un terzo è in somministrazione e molti di loro fanno solo due ore e mezzo al giorno. Con 7 euro l’ora fate voi i conti, non si arriva neppure a 300 euro al mese”.
Il rappresentate sindacale passa poi a parlare di uno dei maggiori operatori di call center italiani, il gruppo Almaviva: “Nella crisi che colpisce il settore - osserva -, l’azienda si è avvantaggiata prendendo le commesse perse dagli altri. Ma nonostante abbia migliaia di dipendenti con sedi a Roma, Napoli, Catania, Palermo e Milano, ha avviato una serie di delocalizzazioni all'estero. In questo modo non traduce in occupazione le nuove commesse, non aumenta le ore giornaliere da 4 a 6 come chiedono i sindacati, e lascia i suoi dipendenti a guadagnare in media di 600 euro al mese”.