Nello stabilimento siderurgico si è aperto un vuoto di 1.200 posti che potrebbe essere colmato in parte dagli interinali. Lo annuncia il Nidil di Taranto a margine del congresso nazionale in corso a Perugia. Prossimo tavolo il 12 aprile
PERUGIA – E’ in corso una serie di incontri tra parti sociali e Ilva di Taranto per la stabilizzazione di 750 lavoratori interinali delle acciaierie. A darne notizia, durante il congresso nazionale del Nidil in corso a Perugia, è la segretaria provinciale di Taranto Lucia La Penna, sottolineando che “si è aperto un vuoto di 1.200 posti che potrebbe essere colmato in parte da questi lavoratori”. Un nuovo tavolo con le istituzioni è previsto per lunedì 12 aprile.
La somministrazione è stata ammessa all’Ilva di Taranto nel 2006 e ha raggiunto un massimo di 750 persone, sceso oggi a 200 a causa di alcuni fermi produttivi. L’obiettivo del Nidil è quello di reintegrare tutti i posti in somministrazione, compresi i 550 attualmente messi fuori dal circuito produttivo e senza ammortizzatori sociali. A fare da apripista a questo percorso è stata un'altra intesa firmata in Puglia nel gennaio scorso. Alla Vestas, azienda metalmeccanica che produce pale eoliche, Nidil e Fiom hanno ottenuto il primo accordo di cassa in deroga per i somministrati, dando copertura a 119 lavoratori che oggi potrebbero essere riassunti in vista di nuove produzioni.
“La collaborazione tra Nidil e Fiom - prosegue La Penna – è poi continuata nella vertenza sui somministrati dell’Ilva. Contiamo di arrivare a una soluzione positiva, nonostante ci siano ancora distanze con l’azienda, che alza i paletti per l’assunzione, pretendendo in particolare il requisito di anzianità di 37 mesi”. In gioco, oltre al posto fisso, c’è anche la partita della sicurezza sul lavoro. Come spesso accade, infatti, i precari sono sottoposti a un ricatto implicito perché temono che denunciare un infortunio possa pregiudicare il rinnovo. Conclude la sindacalista: “Alle acciaierie, dove gli incidenti sono all’ordine del giorno, questo diventa un grave problema. Sappiamo di ragazzi che vanno a lavorare con un piede gonfio e non dicono nulla a nessuno. Se fossero stabilizzati questo non accadrebbe”.