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Il Vaticano contro gli accordi Italia-Libia: “Violano i diritti”

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Sotto accusa le intese firmate da Berlusconi con il governo libico, che violano una lunga lista di norme nazionali e internazionali a tutela di migranti e rifugiati. Save the children: centinaia di minori respinti sono bloccati nei campi africani

Foto lapaola (da Flickr) (immagini di Foto lapaola (da Flickr))
Citando una lunga lista di norme del diritto italiano e comunitario e facendo riferimento ad un recente rapporto del Human Rights Watch, la Chiesa ritorna a parlare di migranti. E come al solito lo fa attraverso monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale delle Migrazioni. Marchetto è tornato a puntare il dito sui respingimenti in mare degli immigrati in una nota diffusa oggi (9 aprile).

“Nessuno può essere trasferito, espulso o estradato verso uno Stato dove esiste il serio pericolo che la persona sarà condannata a morte, torturata o sottoposta ad altre forme di punizione o trattamento degradante o disumano”, ha detto l’alto prelato, che ha poi insistito sulla necessità di valutare la possibilità che tra i respinti "vi siano rifugiati o persone in qualche modo vulnerabili”.

Sotto attacco, dunque, sono ancora gli accordi bilaterali stipulati dal governo italiano con quello libico. "In Libia - ricorda Marchetto - esistono centri di detenzione e di rimpatrio dove le condizioni variano da accettabili a disumane e degradanti. E l'accesso a questi centri è difficile, per cui è arduo monitorare il rispetto in essi dei diritti umani”. Il monsignore ha poi sottolineato che la Libia di Gheddafi non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951, “né al relativo Protocollo del 1967, e non riconosce l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati!”.

"Confermo - sottolinea l'arcivescovo - la mia posizione di condanna a chi non osserva il principio di “non refoulement”, che sta alla base del trattamento da farsi a quanti fuggono da persecuzione. E mi domando se in tempo di pace non si riesce a far rispettare tale principio fondamentale del diritto internazionale umanitario, come si farà a richiederne l'osservanza in tempo di guerra. La domanda si può estendere alla questione della protezione dei civili durante i conflitti, che viene così indebolita nella sua radice, comune, umanitaria”.

Ma non c’è solo questo nell’accusa di Marchetto. A suo giudizio, infatti, “un altro diritto violato nell'atto di intercettare e respingere i migranti sulle coste africane del Mediterraneo è quello al giusto processo, che comprende il diritto a difendersi, a essere ascoltato, a fare appello contro una decisione amministrativa, il diritto ad ottenere una decisione motivata, e quello di essere informati sui fatti su cui si basa la sentenza, il diritto ad una corte indipendente ed imparziale”.

I respingimenti violano, tra l’altro, anche il diritto comunitario. “Le intercettazioni – scrive Marchetto - vanno contro allo stesso Codice frontiere Schengen, dove si dichiara che tutte le persone alle quali è stato negato l'ingresso al territorio avranno il diritto di appello”. "Le persone respinte - spiega il presule - non hanno possibilità di esercitare questo diritto d'appello”, e “non esiste per loro nemmeno un atto amministrativo che proibisca ad essi di proseguire nel loro viaggio di disperazione”.

A dare sostegno alle tesi e alle preoccupazioni di monsignor Marchetto, è arrivato oggi anche il secondo rapporto su “L'accoglienza dei minori in arrivo via mare”, diffuso da Save the Children. Secondo l’associazione internazionale, infatti, centinaia di minori migranti respinti in mare dopo l'entrata in vigore della normativa sui respingimenti sono probabilmente bloccati in Libia.

Il rapporto rivela rileva che il drastico calo delle presenze di minori nelle comunità siciliane è fonte di preoccupazione per le centinaia di minori stranieri cui “viene negata la possibilità di un futuro” contro “il rispetto della normativa nazionale, comunitaria e internazionale in materia di divieto di respingimento, rispetto dei diritti umani e tutela delle categorie vulnerabili”. Nonostante il miglioramento degli standard di accoglienza in Italia dovuto al calo delle presenze, inoltre, per Save the Children rimane “una sostanziale carenza nei servizi, prima tra tutte la mediazione culturale”. Anche l'organizzazione, quindi, punta il dito contro “le pratiche adottate dal governo italiano in materia di contrasto all'immigrazione clandestina e gli accordi stipulati con le autorità libiche”.

» Identikit del presunto rifugiato


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TAGS berlusconi gheddafi respingimenti migranti libia vaticano

09/04/2010 11:25

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Foto lapaola (da Flickr) foto di Attilio Cristini ddl sicurezza, protesta al Senato