Un rapporto dell’Ires presentato al congresso nazionale del Nidil Cgil. “Si perdono posti di lavoro standard sostituiti da contratti instabili”. Aumentano anche i disoccupati a lungo termine. Male soprattutto contrati a termine e co.co.co
di M.M. e G.S.
PERUGIA – Dall’instabilità allo scoraggiamento. Da quando è iniziata la crisi sono più di un milione e trecentomila i disoccupati che ritengono di non riuscire a trovare lavoro. E’ il popolo degli scoraggiati, in netta crescita e che risiede, nella maggioranza dei casi al Sud. Lo afferma il rapporto curato dall’Ires Cgil, “Il lavoro atipico al tempo della crisi”, presentato oggi (8 aprile), nel corso della prima giornata del congresso nazionale del Nidil Cgil a Perugia. “L’instabilità”, si legge scorrendo i dati del dossier, “diventa sempre più strutturale: si perdono posti di lavoro standard che vengono sostituiti da contratti instabili. Nel frattempo, si amplia l’area di coloro che si muovono tra lavoro e inattività: cresce così lo scoraggiamento”. Sempre per effetto della crisi, sale la quota dei disoccupati a lungo termine (fino a 12 mesi), che nel secondo semestre dell’anno scorso è arrivata al 22 per cento.
CHI PAGA LA CRISI? Che all’inizio del 2009 ci sia stato un calo dell’occupazione non è certo una novità. Il rapporto Ires ci svela però che a rimetterci sono un po’ tutte le tipologie, dai dipendenti a termine (meno 191.000 unità, l’8,3 per cento) ai collaboratori (meno 86.000, il 17,8 per cento). Aumentano soltanto i “part time involontari”, coloro che accettano un impiego a tempo parziale pur di lavorare. Tra gli indicatori dell’Ires c’è anche la novità del tasso d’instabilità occupazionale, cioè il rapporto tra gli instabili e la totalità degli occupati (tra i quali sono considerati anche gli instabili non occupati da meno di un anno). Nel primo semestre 2009 questo valore schizza al 34,6 per cento per gli under 30. Nei grafici i picchi più alti sono, come sempre, quelli che riguardano le donne (17,8 per cento) e il Mezzogiorno (19,4).
GLI EFFETTI SUL LAVORO INTERINALE. Tra la fine del 2008 e la fine del 2009, stando ai dati Ebitemp, il mercato del lavoro subisce un vero e proprio crollo. Il numero delle giornate retribuite passa da 57.414 a 38.385, facendo registrare una flessione del 33 per cento. Dalla relazione di Giovanna Altieri, direttrice dell’Ires, emerge la diminuzione della durata delle missioni che, da una media di 48,2 giornate del 2008, scende a 40,8 nel 2009. I nuovi ingressi si riducono di oltre la metà nello spazio di un anno: i lavoratori che trovano un impiego in somministrazione passano da quasi 18.000 a poco più di 8.000. Il settore più colpito risulta quello dell’industria manifatturiera, mentre il calo più contenuto si registra nei servizi e nel commercio.