“E’ una soluzione effimera, ulteriore aggiramento dell’articolo 18”. La relazione della segretaria generale uscente Filomena Trizio al congresso nazionale in corso a Perugia. L’obiettivo centrale resta l’unificazione del mercato del lavoro
PERUGIA - “Il contratto unico è una soluzione effimera, si presta all’ulteriore tentativo di aggirare l’articolo 18 in un mercato del lavoro che pullula di tipologie diverse”. Così la segretaria generale uscente del Nidil Cgil, Filomena Trizio, ha concluso la relazione introduttiva del terzo congresso nazionale di categoria in corso a Perugia. La crisi colpisce soprattutto i precari, con il settore della somministrazione che ha perso il 40 per cento di fatturato; le nuove assunzioni tendono a concentrarsi sul lavoro a chiamata, sulle collaborazioni spesso trasformate in partite Iva, da ultimo sui voucher. In questo scenario, è l’invito di Trizio, “occorre rilanciare una proposta unitaria per frenare la deregolamentazione”.
All’assise il Nidil è arrivato dopo un lungo iter, con 305 assemblee che hanno coinvolto oltre 12 mila lavoratori. Per la mozione Epifani hanno votato 11.525 iscritti, pari al 94,5 per cento; il documento Moccia ha invece ottenuto 671 preferenze (5,5 per cento). Un congresso con un livello di partecipazione raddoppiato rispetto al precedente, a riprova di una crescita complessiva della struttura in questi quattro anni che ha visto le tessere arrivare a quota 41.843 del 2009.
“Un congresso difficile in un momento di grave crisi per il paese”, ha dichiarato Trizio, ricordando che dall’inizio della recessione il mercato del lavoro ha perso in totale oltre 700 mila posti. “Ovunque i più colpiti sono i precari, fuori da ogni tutela. Peggio ancora è andata per la parasubordinazione, oggetto di un intervento di forte immagine mediatica, ma d’irrisorio effetto concreto, con soltanto 1.500 pratiche accolte a causa di requisiti rigidissimi”. Un quadro occupazionale allo stato “mantenuto” dagli ammortizzatori, che tuttavia “rischia di peggiorare in particolare per i più giovani”.
Dopo avere tracciato il quadro generale, criticando la politica complessiva del governo “che vuole sovvertire i principi cardine della Costituzione”, la dirigente sindacale ha avanzato le richieste principali del Nidil: “Ridurre le disuguaglianze e ricomporre la frattura fra giovani e futuro, unificare il lavoro e gli strumenti di tutela, impedendo una nuova e più pericolosa fase di precarietà; ridurre la tassazione sul reddito di lavoro; riconquistare un modello di contrattazione; riaffermare pratiche di rispetto verso i migranti”. Proposte concrete, prosegue Trizio, “su cui però è impossibile dialogare con il governo che è invece chiuso nello stereotipo, comodo, ma logoro, di una Cgil ‘signor no’”.
Il modello da seguire resta quello dell’unificazione del mercato del lavoro, ha concluso Trizio, come dimostrano i risultati positivi ottenuti nel campo della somministrazione: “Siamo convinti che oggi questa sia la forma di flessibilità più tutelante, ma siamo anche consapevoli che il carico improprio di rappresentare le forme più abusate della precarietà si possa gestire solo in un raccordo operativo e stringente con le categorie”.