È oggi (1 aprile) l’ultima volta che l’Istat pubblica i dati sugli scioperi in Italia, un servizio che attivo da oltre 60 anni che va in pensione perché giudicato troppo costoso. Si tratta della diffusione di quelle informazioni su “conflitti di lavoro” e le conseguenti “ore non lavorate”. “L’esternalizzazione di alcune attività da parte dell'Istat sta determinando una riduzione dei servizi di informazione al paese”, commenta la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso. I conflitti di lavoro, la cui rilevazione affondava le radici nel lontano 1948, escono quindi di scena. L'ultima apparizione è servita a completare la fotografia 2009, anno che ha visto quasi dimezzate (-48,6%) le ore di sciopero rispetto al 2008. In tutto sono state 2,6 milioni contro gli oltre 5 milioni (5.059.000) dell'anno precedente. Un calo legato soprattutto alla netta riduzione degli scioperi per il rinnovo del contratto (passati da 3.013 ore del 2008 alle 362 del 2009) e che vedono protagonisti, tra le motivazioni, nell'anno della crisi, il licenziamento e la sospensione dei dipendenti al 24,4% e le 'altre cause' in testa con il 31,7%: in particolare, tra queste ultime, vengono indicati, per esempio, gli scioperi messi in campo dai metalmeccanici della Fiom contro il modello contrattuale.
Trovo molto grave che il maggiore istituto di statistiche addotti un provvedimento del genere, che va tutto a danno del diritto a manifestare il proprio dissenso. Non era sufficiente il patetico balletto delle cifre tra noi e le questure di tutta Italia? Il boicottaggio delle televisioni e dei giornali di parte? Spero che questa iniziativa sia solo temporanea.