
Elezioni
Lazio, il Tar respinge ricorso per lista Pdl
Resta esclusa dalle regionali, ma può ancora essere riammessa. Sabato manifestazione centrosinistra a Roma, aderiscono tutti i partiti. La Regione Lazio fa ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità del dl. Formigoni: “Alla mia lista non serviva”
Il Tar ha respinto il ricorso della lista Pdl, che resta fuori dalle regionali nel Lazio. La sentenza arriva stasera (lunedì 8 marzo) ed è negativa per il centrodestra: bocciata la richiesta di sospendere il provvedimento della Corte d'Appello di Roma, che escludeva la lista Pdl per la provincia di Roma dalle elezioni regionali. Prima del pronunciamento il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, aveva detto: “Se il Tar decide che la lista è fuori, quella lista resta fuori nonostante il nostro decreto”.
Per il Tar il decreto 'salva liste' non "può trovare applicazione perché la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione. A seguito dell'esercizio della potestà legislativa regionale - dunuque -, la potestà statale non può trovare applicazione nel presente giudizio".
In realtà, la lista può ancora essere riammessa: infatti è stata ripresentata oggi all'ufficio elettorale del Tribunale, potrebbe rientrate in competizione per questa strada. L'ufficio elettorale di Roma, a quanto si apprende, farà sapere domattina (9 marzo) l'eventuale accettazione dei documenti relativi alla lista, ripresentati in base al decreto legge approvato dal governo il 5 marzo. I legali del Partito democratico, in ogni caso, annunciano che sono pronti a ricorrere ancora.
"Aspetto di conoscere le motivazioni", si è limitata a dire Renata Polverini. Poi il comitato elettorale del Pdl laziale si è riunito d'urgenza a Roma, subito dopo che è stata comunicata la bocciatura del Tar.
Centrosinistra lancia manifestazione
Sabato 13 marzo il centrosinistra sarà a Roma, in Piazza del Popolo, per protestare contro il decreto salva liste. Lo hanno deciso i rappresentanti dei partiti di opposizione, che si sono riuniti oggi pomeriggio per lanciare la manifestazione nazionale. Alla fine hanno aderito tutti: il Pd, l'Idv, la Federazione della sinistra, Sel, Partito socialista, Verdi e rappresentanti della lista Pannella-Bonino. Appuntamento alle ore 14, lo slogan della mobilitazione recita: “Democrazia, legalità, lavoro. Sì alle regole e ai diritti. No ai trucchi. Per vincere”.
Da domani “ostruzionismo totale alla Camera e al Senato”. Lo annunca il vice segretario del Pd, Enrico Letta, a margine di un convegno per le regionali. “Faremo in modo che non passi più niente - afferma -, compreso il decreto per le regionali. Il governo non rispetta le regole minime di fair play nei confronti dell'opposizione, che Berlusconi ricopre di insulti”. Poi, in riferimento al no del Tar, aggiunge: "C'è da chiedersi se verrà convocato questa sera da Berlusconi un consiglio dei ministri urgente per fare un decreto legge che abolisca il Tar del Lazio".
LA GIORNATA. E' arrivata anche la delibera della Giunta Regionale che nella tarda serata di domenica 7 marzo ha votato all’unanimità il mandato al vicepresidente, Esterino Montino, a presentare un ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità contro il decreto. Una scelta che ha mandato il governo su tutte le furie, definita da Cicchitto “polemica nei confronti del Presidente della Repubblica”. Ma quella della Giunta è stata solo l’ultima decsione di una domenica frenetica, riscaldata anche dalle dichiarazioni di monsignor Mogavero e dalla successiva rettifica dei vescovi. Il tutto per una settimana che si apre con l’udienza Mediaset a Milano e il legittimo impedimento che arriva in aula al Senato, altri argomenti di scontro tra maggioranza e oppposizione.
Nella mattinata dell'8 marzo il Pd ha depositato una diffida alla Commissione elettorale del Tribunale di Roma contro l’ammissione del Pdl. “Abbiamo evidenziato - ha spiegato un legale del partito - che nessun deposito può essere effettuato oggi, in particolare quello del Pdl”. Nel Lazio, ha aggiunto, “si applica le legge regionale elettorale 2/2005 che non è interessata dal dl. Quindi non c’è nessuna novità legislativa che regoli il procedimento che la Commissione è tenuta ad applicare, perché la competenza è regionale”.
La tensione dunque resta alta. “C’è un’angoscia vera che mi attanaglia: sto veramente pensando se valga la pena di giocare con i bari”, ha detto Emma Bonino a proposito dell’ipotesi di ritirarsi. La sua rivale per la corsa nel Lazio, Renata Polverini, ha invece cercato di mostrare sicurezza ringraziando il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “per il suo equilibrio”. In Lombardia, invece, Roberto Formigoni (Pdl) non ha dubbi: “La mia candidatura non stata recuperata grazie a una leggina”. Il presidente della Regione Lombardia, candidato alla rielezione dopo la riammissione del suo ‘listino’ da parte del Tar, spiega a Repubblica che il decreto salva liste “a noi non era necessario” e lancia per un avvertimento ad amici ed alleati: “Non mi sono piaciuti - dice - certi toni che hanno usato alcuni militanti del Pdl e della Lega. E neppure le discussioni che ci sono state tra qualche mio assessore”. Il premier Berlusconi, invece, continua ad attaccare la sinistra: “È il partito dell’odio e dell’invidia sociale, vuole fare dell’Italia uno Stato di polizia dominato dall’oppressione tributaria e dall’oppressione giudiziaria”, ha detto ieri.
“Sarebbe sbagliato dare occasione al centrodestra di nascondersi dietro al Quirinale”. La frase pronunciata da Pier Luigi Bersani, rientrando a Roma per la riunione del coordinamento del Pd, non solo esprime la posizione del Pd di fronte alle critiche di Antonio Di Pietro al presidente Napolitano, ma sintetizza anche quanto lo stesso Bersani ha detto al leader di Idv al telefono. La manifestazione unitaria di sabato 13 marzo, infatti, a suo giudizio dovrà esser capace di parlare all’elettorato del centrosinistra, ma anche a una area più vasta. Infine l’attacco più inaspettato, quello del capo degli Affari Giuridici della Cei, monsignor Mogavero: “È altamente scorretto cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto”, dice a proposito del decreto interpretativo. Anche se poi la Conferenza episcopale nel suo complesso, tramite il suo portavoce monsingor Domenico Pompili, ha puntualizzato di “non aver espresso” e di “non ritenere di dover esprimere valutazioni al riguardo”.
(Ultimo aggiornamento ore 21.25)
Per il Tar il decreto 'salva liste' non "può trovare applicazione perché la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione. A seguito dell'esercizio della potestà legislativa regionale - dunuque -, la potestà statale non può trovare applicazione nel presente giudizio".
In realtà, la lista può ancora essere riammessa: infatti è stata ripresentata oggi all'ufficio elettorale del Tribunale, potrebbe rientrate in competizione per questa strada. L'ufficio elettorale di Roma, a quanto si apprende, farà sapere domattina (9 marzo) l'eventuale accettazione dei documenti relativi alla lista, ripresentati in base al decreto legge approvato dal governo il 5 marzo. I legali del Partito democratico, in ogni caso, annunciano che sono pronti a ricorrere ancora.
"Aspetto di conoscere le motivazioni", si è limitata a dire Renata Polverini. Poi il comitato elettorale del Pdl laziale si è riunito d'urgenza a Roma, subito dopo che è stata comunicata la bocciatura del Tar.
Centrosinistra lancia manifestazione
Sabato 13 marzo il centrosinistra sarà a Roma, in Piazza del Popolo, per protestare contro il decreto salva liste. Lo hanno deciso i rappresentanti dei partiti di opposizione, che si sono riuniti oggi pomeriggio per lanciare la manifestazione nazionale. Alla fine hanno aderito tutti: il Pd, l'Idv, la Federazione della sinistra, Sel, Partito socialista, Verdi e rappresentanti della lista Pannella-Bonino. Appuntamento alle ore 14, lo slogan della mobilitazione recita: “Democrazia, legalità, lavoro. Sì alle regole e ai diritti. No ai trucchi. Per vincere”.
Da domani “ostruzionismo totale alla Camera e al Senato”. Lo annunca il vice segretario del Pd, Enrico Letta, a margine di un convegno per le regionali. “Faremo in modo che non passi più niente - afferma -, compreso il decreto per le regionali. Il governo non rispetta le regole minime di fair play nei confronti dell'opposizione, che Berlusconi ricopre di insulti”. Poi, in riferimento al no del Tar, aggiunge: "C'è da chiedersi se verrà convocato questa sera da Berlusconi un consiglio dei ministri urgente per fare un decreto legge che abolisca il Tar del Lazio".
Nella mattinata dell'8 marzo il Pd ha depositato una diffida alla Commissione elettorale del Tribunale di Roma contro l’ammissione del Pdl. “Abbiamo evidenziato - ha spiegato un legale del partito - che nessun deposito può essere effettuato oggi, in particolare quello del Pdl”. Nel Lazio, ha aggiunto, “si applica le legge regionale elettorale 2/2005 che non è interessata dal dl. Quindi non c’è nessuna novità legislativa che regoli il procedimento che la Commissione è tenuta ad applicare, perché la competenza è regionale”.
La tensione dunque resta alta. “C’è un’angoscia vera che mi attanaglia: sto veramente pensando se valga la pena di giocare con i bari”, ha detto Emma Bonino a proposito dell’ipotesi di ritirarsi. La sua rivale per la corsa nel Lazio, Renata Polverini, ha invece cercato di mostrare sicurezza ringraziando il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “per il suo equilibrio”. In Lombardia, invece, Roberto Formigoni (Pdl) non ha dubbi: “La mia candidatura non stata recuperata grazie a una leggina”. Il presidente della Regione Lombardia, candidato alla rielezione dopo la riammissione del suo ‘listino’ da parte del Tar, spiega a Repubblica che il decreto salva liste “a noi non era necessario” e lancia per un avvertimento ad amici ed alleati: “Non mi sono piaciuti - dice - certi toni che hanno usato alcuni militanti del Pdl e della Lega. E neppure le discussioni che ci sono state tra qualche mio assessore”. Il premier Berlusconi, invece, continua ad attaccare la sinistra: “È il partito dell’odio e dell’invidia sociale, vuole fare dell’Italia uno Stato di polizia dominato dall’oppressione tributaria e dall’oppressione giudiziaria”, ha detto ieri.
“Sarebbe sbagliato dare occasione al centrodestra di nascondersi dietro al Quirinale”. La frase pronunciata da Pier Luigi Bersani, rientrando a Roma per la riunione del coordinamento del Pd, non solo esprime la posizione del Pd di fronte alle critiche di Antonio Di Pietro al presidente Napolitano, ma sintetizza anche quanto lo stesso Bersani ha detto al leader di Idv al telefono. La manifestazione unitaria di sabato 13 marzo, infatti, a suo giudizio dovrà esser capace di parlare all’elettorato del centrosinistra, ma anche a una area più vasta. Infine l’attacco più inaspettato, quello del capo degli Affari Giuridici della Cei, monsignor Mogavero: “È altamente scorretto cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto”, dice a proposito del decreto interpretativo. Anche se poi la Conferenza episcopale nel suo complesso, tramite il suo portavoce monsingor Domenico Pompili, ha puntualizzato di “non aver espresso” e di “non ritenere di dover esprimere valutazioni al riguardo”.
(Ultimo aggiornamento ore 21.25)
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08/03/2010 10:24















