Bersani: a volte a sinistra ci si fa del male da soli. Grillo: “Siamo la Lega del terzo millennio”. Berlusconi pensa al presidenzialismo. Ma ora la Lega “pesa” di più, e Bossi già vuole fare il sindaco a Milano
Il ruolo decisivo e imprevisto di Grillo in Piemonte, l’affermazione schiacciante della Lega in tutto il Nord e il suo nuovo “peso” sul governo nazionale, il “laboratorio Puglia” di Vendola. Ecco i temi principali che attraversano le riflessioni dei politici all’indomani dell’esito delle regionali che ridisegnano la mappa dei governatori sia al Nord sia nel Mezzogiorno. Occorrono “ulteriori riforme”, procedendo su quelle avviate e quelle “apparse condivise” nella scorsa legislatura. Dagli eletti venga “l’impulso allo sviluppo del processo riformatore, su basi autonomistiche e solidali, a miglior presidio dell’unità nazionale e degli equilibri costituzionali” che potrà porre rimedio al fenomeno dell’astensionismo. È l’auspicio del presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, che si rivolge così in una dichiarazione di auguri ai nuovi governatori e consiglieri regionali.
In casa Pd, che comunque ha portato a casa sette contese su tredici, alla fine prevale la delusione perché le due regioni in bilico e politicamente assai significative, Piemonte e Lazio, sono andate perse. Per il segretario Pier Luigi Bersani il suo partito ora deve riflettere per “capire perché il nostro messaggio non è arrivato del tutto”. Al Nord, e soprattutto in Piemonte, osserva
Bersani, le liste di Grillo “hanno tolto voti un po’ a noi, un po’ a Di Pietro. Non a caso in Toscana, dove Grillo non c’era, Di Pietro è andato molto bene”. A chi gli chiede se abbia senso favorire il centrodestra per impedire la costruzione della Tav, rischiando nel contempo anche la costruzione di una centrale nucleare, Bersani risponde: “Che devo dire? È un cupio dissolvi”. “Il voto alla Lega è un voto contro Berlusconi” ha detto ancora Bersani. Al Nord, gli elettori del centrodestra “hanno un bello sfogatoio - dice il leader democratico - credono di votare contro Berlusconi e votano Bossi. Probabilmente lo fanno perché pensano che a un certo punto la Lega si smarcherà. Ma mi sembra chiaro che quello è un voto contro il presidente del Consiglio”.
Un invito a Bersani a darsi da fare arriva dal leader dell’Idv, Antonio
Di Pietro, che rinnova “stima e fiducia” al segretario del Pd confermando che lo sentirà per fare il punto e invitandolo “fare piazza pulita delle nomenclature locali del Pd che, mosse da odi e rancori interni, sono costate la vittoria al centrosinistra, preoccupate come sono state di ricandidarsi e confermare i propri posti”. Bersani, dice Di Pietro, “deve liberarsi finalmente da lacci e lacciuoli e di tutti quei cacicchi” che a livello locale ledono il Partito democratico, sottolineando che “il Pd deve riflettere sulla necessità di un cambio generazionale nelle sue fila e non accontentarsi di quello che gli viene imposto dalle nomenclature”, citando come esempi Loiero in Calabria, il 'bassolinismo' in Campania.
“Se il centrosinistra perde noi non c’entriamo”. Così in un’intervista alla
Stampa Beppe
Grillo commenta i risultati del suo Movimento Cinque Stelle che ha ottenuto percentuali significative al Nord, tanto da penalizzare in Piemonte Mercedes Bresso. Grillo definisce il suo movimento la “Lega del terzo millennio”. “Noi e loro - dice - siamo gli unici radicati sul territorio. Li vedi in giro per i paesi con i loro banchetti, ecco perché poi prendono voti anche se fanno discorsi molto discutibili”. “In Emilia siamo arrivati al 7 per cento - spiega Grillo - senza le televisioni e i giornali che hanno altro di cui occuparsi. In Piemonte siamo intorno al 4. È cambiato tutto ma il Pdl e il Pd meno elle non se ne sono nemmeno accorti”.
“Da risultati elettorali così controversi per il centrosinistra, almeno un dato emerge limpidamente: le ottime performance di Nichi Vendola e di Emma Bonino. Oltre alle buone riconferme in regioni tradizionalmente progressiste”. Così Luigi
Manconi, membro dell'assemblea nazionale del Pd e già sottosegretario alla Giustizia, che osserva: “Ne risulta rafforzato il principio che vuole il Partito democratico aperto ai contributi esterni, diventare articolato e plurale, accogliere culture e militanza, storie individuali e collettive, provenienti da altri campi della sinistra”. Insomma, la ricetta vincente sarebbe: “Tutti dentro il Pd, a partire da Sinistra Ecologia e Libertà e da Radicali italiani”. Senza discriminazioni, ma "a pieno titolo e a pari dignità, in un gioco leale e regolato di rapporto democratico tra maggioranza e minoranza”.
“Questo risultato elettorale è miglior riconoscimento per l'attività svolta dal governo, per le prospettive di stabilità del sistema politico e per la possibilità di realizzare, in questa seconda parte della legislatura, le riforme necessarie per l'ammodernamento e lo sviluppo del nostro paese”. Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi. Il Popolo della Libertà “ha tenuto” davanti ad una Lega scatenata, mentre la sinistra “è andata a picco, è finita ko” è invece l’analisi del voto secondo il numero uno della Lega Umberto
Bossi. Per il partito del Carroccio si tratta di un successo clamoroso. Un risultato che, ha detto Bossi, “non cambierà gli equilibri” all’interno della maggioranza di governo. Anche perché “con Berlusconi troveremo, come sempre, l’accordo per definire il federalismo. E nel federalismo - ha aggiunto - si può mettere anche il presidenzialismo”. Forte dell’affermazione del Carroccio soprattutto in Veneto, Piemonte e Lombardia, Bossi non perde tempo e ha chiesto per sé la candidatura a sindaco di Milano: “Per ora metto il mio nome”.
“Io futuro leader del centrosinistra in Italia? Io sarei più contento di sapere qual è il futuro del centrosinistra in Italia piuttosto che conoscere in così largo anticipo il nome del leader del futuro centrosinistra. Il problema è che il centrosinistra ancora una volta conosce una sconfitta”. Così il presidente della
Regione Puglia, Nichi Vendola.
Per
Giuliano Amato, intervistato dal
Sole 24 Ore, “il successo della Lega nel Veneto e nel Piemonte, oltre al risultato della Polverini nel Lazio, è un fatto politico di grande rilievo anche se l’esito complessivo delle elezioni regionali esclude veri e propri colpi da k.o. di uno schieramento sull’altro”. Per l’ex premier il centrosinistra non è stato “confinato nelle sue roccaforti tradizionali”, e rimane “competitivo sul piano nazionale”. Nell’avanzata del centrodestra, prosegue Amato, colpisce la crescita leghista: la Lega “incalza direttamente il Pdl e accresce il suo potere negoziale dentro il centrodestra”, elemento che “è destinato ad avere ripercussioni molto rilevanti sul piano politico generale” perche’ “ridimensionare un partito molto radicato e in costante crescita è sempre più difficile”. Un condizionamento al Pdl che pero’ “può liberare voti sul centro che soprattutto l’Udc potrebbe riuscire ad intercettare”. Il Pd, aggiunge, dovrà seguitare a costruire un rapporto con Casini e allo stesso tempo “rendere più chiara la propria identità”. Altro dato non trascurabile, per Giuliano Amato, è l’astensionismo, che “non ha colpito una parte sola” e non è “indifferenza dell’elettorato, ma una risposta critica anche se discutibile a un’offerta politica insoddisfacente”.