Lavoro, rifiuti, energia, qualità della vita. Sbilanciamoci stila le pagelle delle nostre regioni con i voti “sostenibili del Quars”. E i dati su quel che è successo negli ultimi anni. Il benessere si può misurare attraverso parametri non solo economici
da
Sbilanciamoci.info
Come si vive in Italia? È questa la domanda a cui da sette anni la campagna Sbilanciamoci! cerca di rispondere attraverso l’indice di qualità regionale dello sviluppo (QUARS). Infatti da diverso tempo si è imposta all’attenzione l’idea che il benessere di un Paese o di una società possa essere misurato attraverso parametri non esclusivamente economici. L’equazione crescita economica = benessere è stata messa in discussione e, insieme ad essa, la convinzione che il Pil sia il parametro di riferimento per qualsiasi valutazione sul benessere di una collettività. Il Pil misura la ricchezza delle nazioni, è vero, ma non dà nessuna informazione sulla qualità sociale di un territorio, sulla sostenibilità ambientale, né sulla dimensione di equità e di ridistribuzione delle risorse.
In questo contesto si inserisce il lavoro della campagna Sbilanciamoci! e la decisione di realizzare il QUARS, un indicatore che tenta di coniugare diversi aspetti dello sviluppo al fine di ottenere una classifica delle regioni italiane che premi quelle in cui lo sviluppo economico è accompagnato a un elevato benessere, inteso come qualità ambientale e sociale. Leggere questi dati alla vigilia delle elezioni regionali assume una particolare importanza, in quanto essi offrono una lettura della realtà utile al policy maker nel momento di programmazione e identificazione delle sfide più rilevanti da affrontare nel prossimo quinquennio.
Per le dimensioni che concorrono a formare il QUARS abbiamo attribuito dei voti alle regioni in modo da consegnare ai cittadini delle “pagelle”, che consentano di valutare in modo semplice e immediato la situazione del proprio territorio. Raggiungono la sufficienza quelle regioni che ottengono un valore migliore o uguale alla media dei valori complessivi. Questo non vuole certo significare che nel loro complesso esse raggiungano la sufficienza in tutti gli aspetti che prendiamo in considerazione, ma semplicemente che il dato medio viene utilizzato come benchmark per poter valutare le regioni.
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La pagella finale mostra un risultato apparentemente scontato: promosse le regioni del Centro-Nord con qualche rimandato, bocciate quelle del Mezzogiorno. In apparenza niente di nuovo sotto il sole! Tuttavia va ricordato che regioni in cui si concentra la ricchezza del paese, come la Lombardia, evidenziano alcune performance negative relativamente alla qualità dello sviluppo e della vita e altre regioni, come la Puglia, con un reddito pro capite molto inferiore e partendo da una situazione socio-economica negativa, hanno saputo in questi anni migliorare le loro posizioni nella classifica del QUARS.
Per questo motivo, al di là della fotografia che emerge dalle pagelle sulle dimensioni a livello macro, appare interessante focalizzare l’attenzione su alcuni indicatori di particolare rilevanza per la qualità del benessere di un territorio. Questi fanno parte del set elaborato per la costruzione del QUARS, e attraverso la loro variazione nel tempo è possibile valutare cosa è successo negli ultimi quattro anni.
La raccolta differenziata e la produzione di energia da fonti rinnovabili sono pratiche importantissime di cui è necessaria e urgente un’implementazione efficace, diretta ad arginare gli effetti negativi derivanti dell’immissione di inquinanti e rifiuti nell’ambiente. In generale entrambi gli indicatori mostrano segnali di miglioramento: la quota di raccolta differenziata è passata dal 22.7% del 2004 al 27.4% del 2007, un risultato positivo ma ancora troppo basso, soprattutto se si considera che l’obiettivo da raggiungere nel 2007 era del 40%. Ottimi i risultati del Lazio e della Basilicata, con un aumento della raccolta differenziata di oltre il 40%, mentre per quanto riguarda l’energia prodotta da fonti rinnovabili è eccezionale la performance della Puglia che, nel periodo considerato, ha più che raddoppiato la propria produzione di energia pulita.
Esaminando i meccanismi di esclusione sociale e la situazione del mercato del lavoro emerge come in Italia la povertà e la disoccupazione siano in crescita: i dati sulla povertà evidenziano un peggioramento in ben 10 regioni su 13 e un aumento del tasso di disoccupazione dello 0,1%. La crisi sembra aver colpito in maniera evidente le regioni del Nord e del Centro, che hanno registrato aumenti sensibili del tasso di disoccupazione. Al contrario le regioni del Sud presentano valori in diminuzione, che tuttavia restano ancora troppo più elevati rispetto alla media nazionale. Ottimo il risultato della Puglia, che vede una diminuzione del tasso di disoccupazione di ben 2 punti percentuali che si accompagna ad una riduzione della povertà oltre il 20%. La Lombardia al contrario registra il primato nell’aumento della povertà, +37.4%, e un incremento sensibile del livello di disoccupazione, che si attesta al 5,4% nel 2009 (ultimi dati Istat disponibili). Per quanto riguarda la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, l’assottigliamento a livello nazionale della differenza fra il tasso di attività maschile e femminile è certamente un segnale positivo, tuttavia permangono situazioni ancora fortemente diseguali nel Mezzogiorno con punte di oltre il 30% in Puglia e Campania. Insieme alla Puglia, anche la Basilicata presenta un aumento del differenziale fra i tassi di attività, che diventa quindi una sfida importante per queste regioni.
A parte gli aspetti economici che caratterizzano il fenomeno dell’esclusione sociale, un reddito e un lavoro dignitosi non fanno di per sé un sistema inclusivo: è fondamentale che esista un sistema integrato di “servizi di prossimità” in grado di dare risposte ad esigenze diversificate tuteli i cittadini e in particolare i soggetti più esposti al rischio di emarginazione e di esclusione sociale, garantendo alcuni diritti e alcuni servizi essenziali. La dimensione relativa ai servizi di assistenza domiciliare integrata (Adi) è quella in cui avviene un’interazione fra le attività sanitarie e quelle socio-assistenziali, quindi fra Sanità e Welfare, ed è quindi a pieno titolo un aspetto correlato allo sviluppo di servizi di assistenza territoriale, di norma più flessibili e più efficaci di quella ospedaliera. La diffusione sul territorio del servizio di Adi agli anziani è un indicatore utile per misurare le politiche attuate in materia di servizi essenziali, ma anche aspetti di accessibilità e qualità del servizio, visto che l’assistenza domiciliare rappresenta una modalità avanzata ed efficiente di erogazione dei servizi di cura all’anziano rispetto a quelle tradizionali. L’obiettivo del 3,5 per cento (fissato dai “livelli essenziali di prestazioni civili e sociali”) risulta ancora lontano per alcune regioni italiane, tuttavia il trend positivo rivela come lo sviluppo di un sistema integrato stia avvenendo in quasi tutte le regioni. Per quanto riguarda la quota di giovani che interrompono la frequenza della scuola secondaria superiore si tratta di un indicatore utile a monitorare l’efficacia degli interventi di policy in materia di istruzione: è di fondamentale importanza garantire un livello adeguato di istruzione e quindi il completamento dell’obbligo scolastico da parte di tutti i ragazzi. Da questo dato arrivano segnali positivi: si assiste a una diminuzione della quota di ragazzi fuoriusciti dal sistema scolastico in quasi tutte le regioni, a eccezione della Lombardia e della Toscana. Il dato dell’Umbria, imputabile alla mobilità territoriale, è quello che ha fatto registrare i miglioramenti più evidenti (cfr. tabelle nel file allegato).
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