
Sindacato
Veneto: finanza in salute, lavoratori in “cassa”
Nel Nord-est crisi in chiaroscuro: cresce la ricchezza complessiva, ma aumentano anche gli indigenti. La denuncia del leader della Cgil regionale Emilio Viafora. Sui migranti: “Basta con xenofobia e razzismo, puntare su politiche d’integrazione”
di Roberto Greco
VICENZA - “Moderno, aperto e solidale”. È il Veneto che ha delineato nella sua ampia relazione - durata circa ottanta minuti - il segretario generale uscente della Cgil regionale, Emilio Viafora, aprendo i lavori della decima assise presso il centro congresso fiera di Vicenza. Alla platea composta da 418 delegati (in rappresentanza di 384.087 iscritti, di cui 170.866 lavoratori attivi) e numerosi ospiti, tra i quali i segretari regionali di Cisl e Uil, Franca Porto e Gerardo Colamarco, successivamente intervenuti sul palco, il leader della Cgil veneta ha ricordato il peso di una crisi che ha colpito in pieno anche quella che costituisce la quarta economia del paese, la seconda regione per apparato manifatturiero, che però è scesa al dodicesimo posto nelle retribuzioni. Una crisi contraddittoria, che vede aumentare la ricchezza regionale complessiva, ha sottolineato Viafora, “ma ciò ha comportato né maggiore uguaglianza né maggiore benessere per tutti: al contrario, sono cresciute le diseguaglianze e le aree a rischio di povertà. L’aumento della produttività in questi anni è andata in modo asimmetrico a vantaggio dei profitti e non al lavoro e gli stessi profitti non sono stati reinvestiti in lavoro e nella capitalizzazione delle imprese, ma in finanza e patrimoni immobiliari”.
Una crisi che in Veneto ha prodotto nel 2009 un calo pari al 3,9 per cento del pil, e un crollo della produzione industriale prossimo al 16 per cento: le ripercussioni più pesanti si registrano nel metalmeccanico, chimica e legno, ma le criticità hanno attraversato tutti i settori, fatto salvo l’alimentare, cancellando con un colpo di spugna tante microimprese che assolvevano a una funzione di polmone flessibile delle imprese maggiori. Una crisi che ha toccato non solo produzioni tradizionali, ma anche settori di punta e sofisticati, come la Glaxo a Verona, senza dimenticare il dramma continuato della chimica e dell’insieme delle produzioni a Porto Marghera. Una crisi che ha visto passare in soli due anni la disoccupazione dal 3,5 al 6 per cento, mentre sono raddoppiati i rapporti di lavoro precari (dal 10 al 20 per cento) e il numero di lavori atipici e a termine. Una crisi con aspetti anche tragici, “come testimoniano i tanti suicidi di lavoratori e anche di imprenditori, lasciati soli davanti al fallimento delle loro aziende, a cui va la solidarietà della Cgil e di tutto il mondo del lavoro”, ha rimarcato Viafora, fra i tanti applausi della platea.
“Ciò comporta a livello territoriale – propone Viafora – la costituzione di coordinamenti dei lavoratori in cig o in mobilità, con l’obiettivo di farli pesare collettivamente nelle politiche di reimpiego e nella formazione per non lasciarli soli nella ricerca di un nuovo lavoro”. Una crisi, ha denunciato ancora il numero uno della Cgil regionale, che colpisce in particolare i soggetti più deboli, vale a dire giovani ed immigrati: “In un territorio, quello veneto, che già da tempo è multietnico, multireligioso e multiculturale”, con i suoi 496.000 stranieri, che incidono per il 10 per cento sui residenti e circa il 15 sui lavoratori in totale. “Per questo - ha detto con forza il segretario generale - lanciamo una politica dell’immigrazione alternativa alle culture xenofobe e razziste che alimentano paura e insicurezza e che, al contrario, faccia dell’accoglienza, del riconoscimento dei diritti dei migranti nel lavoro, nella cittadinanza e nei diritti politici i pilastri su cui ricostruire una più salda coesione sociale e civile nella società veneta”.
A minare tutto ciò, è purtroppo intervenuto nei giorni scorsi quello che la segretaria della Camera del lavoro di Vicenza, Marina Bergamin, ha definito “un esempio di disuguaglianza sociale” e lo stesso sindaco della città berica, Achille Variati, in apertura dei lavori, ha contraddistinto come “un segnale culturale allarmante”. Il riferimento è allo scandalo dei bambini della scuola elementare di Montecchio Maggiore (Vicenza), lasciati a pane e acqua perché i genitori, tra i quali oltre la metà immigrati, non avevano pagato la retta della mensa scolastica. Per questo, la Cgil locale, d’accordo con quella regionale, ha organizzato un presidio stasera alle ore 19, davanti alla sede della giunta municipale leghista, per chiedere le dimissioni del sindaco.
Una crisi che in Veneto ha prodotto nel 2009 un calo pari al 3,9 per cento del pil, e un crollo della produzione industriale prossimo al 16 per cento: le ripercussioni più pesanti si registrano nel metalmeccanico, chimica e legno, ma le criticità hanno attraversato tutti i settori, fatto salvo l’alimentare, cancellando con un colpo di spugna tante microimprese che assolvevano a una funzione di polmone flessibile delle imprese maggiori. Una crisi che ha toccato non solo produzioni tradizionali, ma anche settori di punta e sofisticati, come la Glaxo a Verona, senza dimenticare il dramma continuato della chimica e dell’insieme delle produzioni a Porto Marghera. Una crisi che ha visto passare in soli due anni la disoccupazione dal 3,5 al 6 per cento, mentre sono raddoppiati i rapporti di lavoro precari (dal 10 al 20 per cento) e il numero di lavori atipici e a termine. Una crisi con aspetti anche tragici, “come testimoniano i tanti suicidi di lavoratori e anche di imprenditori, lasciati soli davanti al fallimento delle loro aziende, a cui va la solidarietà della Cgil e di tutto il mondo del lavoro”, ha rimarcato Viafora, fra i tanti applausi della platea.
A minare tutto ciò, è purtroppo intervenuto nei giorni scorsi quello che la segretaria della Camera del lavoro di Vicenza, Marina Bergamin, ha definito “un esempio di disuguaglianza sociale” e lo stesso sindaco della città berica, Achille Variati, in apertura dei lavori, ha contraddistinto come “un segnale culturale allarmante”. Il riferimento è allo scandalo dei bambini della scuola elementare di Montecchio Maggiore (Vicenza), lasciati a pane e acqua perché i genitori, tra i quali oltre la metà immigrati, non avevano pagato la retta della mensa scolastica. Per questo, la Cgil locale, d’accordo con quella regionale, ha organizzato un presidio stasera alle ore 19, davanti alla sede della giunta municipale leghista, per chiedere le dimissioni del sindaco.
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TAGS congresso cgil veneto
24/03/2010 16:48













