Big G reindirizza gli utenti cinesi sulla home page di Hong Kong. Ma qualcosa non funziona ancora: le ricerche sul Dalai Lama e su piazza Tiananmen non restituiscono risultati. Pechino: la decisione non avrà ripercussioni sulle relazioni con gli Usa
Il 22 marzo Google ha lasciato Pechino e ha trasportato tutto il suo traffico in lingua cinese sul sito di Hong Kong. A un giorno di distanza dalla rottura tra Cina e il colosso informatico di Mountain View, però, la maggior parte delle parole chiave vietate su Google.cn restano inaccessibili anche su Google.com.hk. Da Pechino i navigatori hanno provato ad aprire pagine sul massacro di piazza Tianaanmen o sul Dalai Lama, sia in lingua cinese sia in inglese, senza riuscirci.
La decisione di “traslocare” a Hong Kong (dove la censura su internet dovrebbe avere maglie più larghe) è stata presa da Google proprio in risposta alla censura cinese sulle sue pagine e sulle ricerche fatte nel suo motore. Già a gennaio Google aveva rimosso i filtri a ricerche libere di parole e immagini sul suo sito cinese, aprendo ufficialmente le schermaglie con Pechino, il cui primo capitolo erano state, pochi mesi fa, le denunce di infiltrazioni nelle caselle di posta elettronica Gmail di attivisti e giornalisti.
Il ministero degli esteri ha fatto sapere che la decisione di Google non avrà effetti sui rapporti bilaterali tra Cina e Stati Uniti. A maggio, a Pechino, è prevista un nuova sessione del dialogo economico e strategico sino-americano.