L’intervento del parroco al congresso Cgil: “Si può togliere, la giunta di centrodestra non lo guarda quando vota le leggi sui migranti”. Il sindacato deve ampliarsi: contrastare la produzione di armi, alzare la mobilitazione sulle morti bianche
ZUGLIANO (UDINE) - “Non si può abdicare all’etica sindacale: la capacità di analisi, denuncia e proposta, sempre a partire dai più deboli”. L’intervento di don Pierluigi Di Piazza, responsabile del centro accoglienza Ernesto Balducci, oggi pomeriggio (22 marzo) ha scaldato i delegati dell’undicesimo congresso regionale della Cgil Friuli Venezia Giulia. Il suo contributo è stato scandito dagli applausi. Dopo il discorso di stamani del governatore Renzo Tondo, Di Piazza ha attaccato duramente la giunta di centrodestra: “Sono deluso dall’intervento di Tondo –ha detto -, non avevo mai sentito la parola ‘rotazione’ in riferimento ai migranti che entrano nel nostro paese. Forse la ‘rotazione’ – si è chiesto - cambierà anche la legge regionale sugli immigrati, le ronde e il welfare discriminatorio, verrà chiuso il Cie di Gradisca, che è un centro di reclusione?”
Giudizio complessivo sull’Italia: “Un paese carente di laicità”. Il parrocco lo ha spiegato così: “E’ un comune denominatore, sono laici i credenti e non credenti che non assolutizzano le loro posizioni”. L’assenza di laicità si vede in molte questioni, come il caso Englaro e il testamento biologico: “Ci sono schieramenti ideologici, che non fanno nessun ascolto né approfondimento: hanno preso posizione senza sentire la famiglia del malato”. In questo senso, nel passaggio sul crocifisso, Di Piazza lancia una provocazione: “Non è il simbolo identitario di un paese cristiano, altrimenti ci sarebbe un altro rispetto della legalità. Il crocifisso va tolto dall’aula del Consiglio regionale, viste le misure che si votano sui migranti. Lì il crocifisso non serve, i consiglieri non lo guardano, non vi si ispirano, viene strumentalizzato”.
Di Piazza si è rivolto direttamente alla Cgil: “E’ un sindacato riconoscibile per la chiarezza delle posizioni – a suo giudizio -, soprattutto su migranti e acqua pubblica. La politica, invece, non risolve problemi ma li ingigantisce: poi cerca di rispondere alla loro amplificazione”. Ha analizzato i compiti del sindacato, rilanciando la sua funzione: perché non parla mai della guerra?, ha chiesto. “Dovrebbe contrastare la produzione di armi – a suo avviso -, non dare per scontata la presenza in Afghanistan, ribadire che la guerra è un male in sé e nella Storia non ha mai portato nulla di positivo”. Anche sulle morti bianche la mobilitazione deve crescere: “Si succedono in modo allucinante, ormai si fa la conta delle vittime. Ma questo fatalismo è inaccettabile, la tensione va tenuta alta continuamente”.
Don Di Piazza ha ricevuto la tessera onoraria della Cgil. Per il segretario regionale, Franco Belci, il sacerdote “è importante per il ruolo che ricopre dentro la Chiesa, soprattutto ora che serve lo stimolo e la critica. Uso con parsimonia questa parola – ha aggiunto -, ma lui è veramente un ‘compagno’”.
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