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Ammortizzatori sociali, il dibattito in Commissione

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Alla Camera l’esame della proposta di legge recante misure straordinarie per il sostegno del reddito e per la tutela di determinate categorie di lavoratori. Prosegue la discussione sulle politiche a sostegno delle donne e dell’occupazione femminile

di Valerio Strinati

Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato
Nella seduta di martedì 16 marzo, la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato ha ripreso l’esame in sede referente del disegno di legge n. 998 (Lusi) in materia di indennizzo del danno biologico nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Il relatore Castro (PdL) ha ricordato che l’iter del disegno di legge n. 998 si era interrotto, essendo pervenuta dal Governo una relazione tecnica sulla quantificazione degli oneri recati dal provvedimento, di segno negativo.

A tale proposito, il relatore ha fatto presente che il disegno di legge in esame contiene disposizioni che riguardano l’abbassamento (dal 15 al 10 per cento) del grado di menomazione indennizzabile in rendita e una conseguente variazione del grado massimo di menomazione indennizzabile dall’attuale 15 per cento al 10 per cento, con effetti potenziali sulle consistenze degli indennizzi in capitale e delle rendite, da valutare con attenzione, così come si rende necessario stabilire i criteri di adeguamento degli indennizzi per il danno biologico. Analogamente, la previsione relativa alla modifica della base di calcolo delle quote integrative spettanti all’infortunato, contenute nella delega al Governo per la ridefinizione della disciplina dell’indennizzo del danno biologico (di cui all’art. 2 del ddl n. 998), richiede una più attenta valutazione degli effetti finanziari della norma stessa. Per tali ragioni, secondo il relatore, occorre richiedere al Governo una nuova relazione tecnica sugli effetti finanziari del disegno di legge.

Dopo che il presidente Giuliano ha espresso il proprio assenso sulla proposta del relatore, la Commissione ha deliberato di richiedere al Governo una nuova relazione tecnica sul disegno di legge n. 998.

La Commissione ha proseguito i propri lavori nella seduta di mercoledì 17 marzo con l’audizione delle rappresentanze delle seguenti organizzazioni: CIA, COPAGRI, CNA, CLAAI, CASARTIGIANI, CONFARTIGIANATO, LEGACOOP, UNCI, CONFCOOPERATIVE, AGCI, COLDIRETTI, CONFEDILLIZIA, CIDEC e FIDALDO, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari.

Dopo che i rappresentanti della CIA e della COPAGRI, avendo rinunciato ad intervenire, hanno consegnato alla Commissione un documento scritto, il punto di vista delle organizzazioni dell’artigianato (CNA, CLAAI, CASARTIGIANI e CONFARTIGIANATO) è stato illustrato da Curatolo (CONFARTIGIANATO) il quale ha indicato nella polverizzazione delle imprese artigiane sul territorio il principale ostacolo ad una completa informazione sull’esigenza di compensare le future insufficienze della previdenza obbligatoria con la previdenza complementare, e, di conseguenza, ha sollecitato l’avvio di una capillare campagna informativa sul tema. Ha altresì sottolineato l’esigenza di creare strumenti che agevolino l’accesso al credito per i datori di lavoro che hanno conferito il TFR dei propri dipendenti ad un fondo di previdenza complementare; di migliorare il sistema di compensazione contributiva e fiscale per i datori di lavoro ed i dipendenti, nonché di consentire ai fondi pensione di diversificare gli investimenti.

Intervenendo a nome di LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE e AGCI, Casetti (Legacoop) si è soffermato in particolare sull’esigenza di rilanciare le adesioni ai fondi pensione negoziali, anche attraverso una campagna di informazione. Dopo aver sostenuto l’esigenza di assicurare comunque l’equilibrio finanziario delle imprese, per le quali l’adesione dei lavoratori alla previdenza complementare costituisce un incremento dei costi, e dopo essersi soffermato sul tema della portabilità, ha avanzato alcune proposte di miglioramento del sistema: l’eliminazione del sistema di tassazione delle prestazioni, oggi soggette a regimi impositivi diversificati in ragione dei periodi di maturazione; la riduzione del prelievo fiscale sui rendimenti ed il decremento del contributo di solidarietà sulla contribuzione a carico del datore di lavoro, nonché l’assoggettamento ad IVA in regime di esenzione dei servizi di gestione amministrativa e contabile forniti da soggetto terzo, come riconosciuto ai fondi comuni di investimento dalla Corte di giustizia europea.

Pentassuglia, a nome dell’UNCI, ha avanzato rilievi critici sulla irreversibilità della scelta del conferimento alla previdenza complementare del TFR e si è soffermata sulle difficoltà del decollo della previdenza complementare per le piccole e medie imprese, che versano in una situazione di difficoltà sotto il profilo della liquidità, sollecitando l’adozione di strumenti di compensazione, del tipo dei fondi di garanzia, e la possibilità di mantenere in azienda, per le cooperative sociali e i loro consorzi, le quote di TFR “inoptate” e quelle ove sia espressamente manifesto l’assenso a tenerle in aziende con almeno 50 dipendenti.

Meucci Egidi (Confedilizia) ha segnalato l’esigenza di dare vita a campagne informative capillari sul sistema pensionistico complementare, evidenziando inoltre una disparità di trattamento tra il datore di lavoro non impresa - qual è appunto il condominio - e quello costituito in forma di impresa, e auspicando che la totalità dei contributi versati e una percentuale dell’ammontare del TFR possano essere dedotti anche dai singoli condomini in proporzione della loro quota millesimale.

Borgoni, a nome di COLDIRETTI, si è soffermato diffusamente su Agrifondo, fondo pensione negoziale per il settore agricolo, evidenziandone le caratteristiche e lo stato delle adesioni; Zanoncelli (CIDEC) ha auspicato la semplificazione degli adempimenti per il datore di lavoro, nonché lo sviluppo di una reale concorrenza tra i fondi, anche attraverso la libertà di cambiare gestore in qualsiasi momento e Benvenuto (FIDALDO) ha sottolineato che l’estensione della previdenza complementare al lavoro domestico rappresenterebbe un onere sia per il datore di lavoro, sia per il lavoratore.

Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati
Nella seduta di martedì 16 marzo, la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati ha iniziato l’esame, in sede referente, del disegno di legge n. 3241 (Pianetta) recante disposizioni concernenti la definizione della funzione pubblica internazionale e la tutela dei funzionari italiani dipendenti da organizzazioni internazionali.

L’esame è stato introdotto dal presidente Moffa, che, in qualità di relatore, ha fatto presente che la proposta di legge n. 3241, nel dettare una disciplina organica in favore dei funzionari italiani che prestano servizio presso le organizzazioni internazionali alle quali l’Italia aderisce, colma una lacuna normativa e completa il percorso di riconoscimento giuridico dei funzionari italiani operanti presso le organizzazioni internazionali iniziato con l’approvazione della legge 15 luglio 2002, n. 145, sul riordino della dirigenza statale, la quale, tuttavia, si era limitata a prevedere talune limitate forme di intervento in materia. Il Presidente ha quindi dato conto dettagliatamente del contenuto del testo all’esame, che, all’art. 1 definisce “funzionari internazionali” i cittadini italiani che svolgono funzioni professionali o direttive con rapporto di lavoro dipendente presso una organizzazione internazionale. L’art. 2 istituisce l’elenco dei funzionari internazionali di cittadinanza italiana presso il Ministero degli affari esteri, mentre l’art. 3 prevede che lo Stato favorisca la formazione mirata all’ottenimento delle professionalità necessarie per l’accesso alle organizzazioni internazionali, e riconosce le attività di promozione e diffusione delle iniziative di formazione attuate dal Ministero degli affari esteri. L’art. 4 prevede il riconoscimento della qualifica di funzionario internazionale quale titolo valutabile per i concorsi pubblici per la copertura di posti vacanti, e l’art. 5, al comma 1, prevede la facoltà, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche - i cui coniugi prestano servizio all’estero in qualità di funzionario internazionale - di richiedere il collocamento in aspettativa, per una durata massima di cinque anni, nel caso in cui l’amministrazione non ritenga di poterlo destinare a prestare servizio nella stessa località in cui si trovi il coniuge, o qualora non sussistano i presupposti per il suo trasferimento nella medesima località.

Il sottosegretario Craxi ha espresso apprezzamento per l’iniziativa legislativa del deputato Pianetta, assicurando la collaborazione del suo dicastero nel prosieguo dell’iter del progetto di legge in esame.

Per il Gruppo del Partito democratico le deputate Mosca e Codurelli hanno manifestato l’intenzione di fornire un contributo costruttivo nel seguito dell’iter parlamentare e hanno altresì sollecitato l’avvio dell’esame delle numerose proposte di legge recanti norme in favore del personale a contratto in servizio presso le rappresentanze italiane all’estero, sulle quali si è registrato, in via informale, un diffuso consenso tra i gruppi politici di maggioranza e di opposizione.

Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato ad altra seduta.

Nella stessa seduta è proseguito l’esame in sede referente della proposta di legge recante misure straordinarie per il sostegno del reddito e per la tutela di determinate categorie di lavoratori, derivante dall’unificazione delle proposte di legge nn. 2100 (Damiano), 2157(Miglioli), 2158 (Miglioli), 2452 (Bellanova), 2890 (Letta), 3102 (Donadi).

Il presidente Moffa ha comunicato che non è ancora pervenuta alla Commissione bilancio la relazione tecnica sugli effetti finanziari della proposta di legge all’esame, già richiesta nella seduta dello scorso giovedì 11 marzo: la presidenza della V Commissione ha dato, quindi, la disponibilità a riunirsi nuovamente nella giornata di giovedì 18 marzo, nella quale verrebbe in scadenza il termine fissato per la presentazione della relazione tecnica. Alla luce della programmazione dei lavori dell’Assemblea, il Presidente ha pertanto osservato che - in assenza del parere della V Commissione, particolarmente rilevante sotto il profilo della copertura finanziaria - non vi sono le condizioni per concludere l’esame in sede referente del provvedimento e per riferire all’Assemblea entro il mese di marzo.

Il deputato Damiano (PD) ha fatto presente che la proposta di legge all’esame è il frutto di un lavoro condiviso da tutti i gruppi e finalizzato ad offrire una risposta immediata all’emergenza economica in atto, soprattutto per quanto concerne alcune categorie di lavoratori: a tal fine, si è preferito concentrare l’attenzione su alcuni argomenti fondamentali, per giungere in un tempo ragionevole ad un risultato efficace, in attesa di provvedimenti più complessivi del Governo sugli strumenti di sostegno al reddito, nonché sulle politiche industriali. Alla luce di tali scelte, l’inerzia dell’Esecutivo appare deplorevole, tanto più che la nota elaborata nel frattempo dalla Ragioneria dello Stato e depositata oggi presso la Commissione bilancio - sul cui contenuto si presume l’assenso dell’Esecutivo - evidenzia problematiche di natura finanziaria, che impedirebbero l’applicazione di tutte le misure recate dal provvedimento, vanificando il lavoro comune svolto dalla Commissione e contraddicendo anche quanto sostenuto in materia da esponenti autorevoli della stessa maggioranza, tra cui il relatore. La dichiarazione circa l’indisponibilità di risorse finanziarie che solo poco tempo fa venivano date per esistenti e in grado di soddisfare in pieno le esigenze delle imprese e dei lavoratori è in contrasto con le decisioni adottate insieme in Commissione da maggioranza e opposizione, ed è pertanto auspicabile che la relazione tecnica fornisca risposte in positivo e sia tale da consentire la prosecuzione dell’iter parlamentare. Il deputato Damiano ha pertanto chiesto alla presidenza di valutare l’opportunità di prevedere un’ulteriore convocazione della Commissione per il prossimo giovedì 18 marzo, al fine di valutare gli esiti di tale vicenda.

Il deputato Paladini (IdV) si è associato alle considerazioni del deputato Damiano, stigmatizzando l’incapacità del Governo di fronteggiare l’emergenza economica con provvedimenti efficaci.

Per il Gruppo della Lega Nord, il deputato Fedriga ha auspicato la prosecuzione dell’iter parlamentare della proposta all’esame in un clima di collaborazione tra maggioranza e opposizione, pur prendendo atto dell’impossibilità di concludere l’esame in sede referente entro i termini inizialmente previsti dal calendario dei lavori dell’Assemblea, in relazione all’esigenza di disporre del tempo necessario per dirimere le questioni finanziarie e di merito più problematiche - in particolare per quel che riguarda la compatibilità delle misure all’esame con la concessione dei trattamenti in deroga ed in proroga - sulle quali a suo avviso sussistono ampi margini di intervento.

Per il Gruppo del Partito Democratico sono quindi intervenuti i deputati Miglioli, Santagata e Bellanova, critici rispetto al comportamento tenuto dal Governo in questa ed in altre circostanze: ad avviso degli intervenuti, l’Esecutivo, esprimendo un giudizio negativo sui profili finanziari del provvedimento in esame - peraltro attraverso comunicazioni della Ragioneria dello Stato rese agli organi di informazione e non al Parlamento - ostacola di fatto il prosieguo dell’esame in Assemblea, mentre continua ad esercitare pressioni per velocizzare l’attività delle Commissioni permanenti solo quando si tratta di accelerare l’iter di conversione dei decreti legge.

Gli intervenuti hanno sottolineato l’esigenza di conoscere esattamente la posizione del Governo sul provvedimento in esame, e in particolare sull’ammontare delle risorse effettivamente disponibili per il finanziamento degli ammortizzatori sociali - che sono state sempre definite dagli stessi esponenti dell’Esecutivo sufficienti a fornire risposte alle imprese in crisi - e sulle modalità con cui esse vengono impiegate in concreto: appare infatti possibile – secondo i deputati del PD - individuare una copertura economica adeguata al provvedimento in esame, dal momento che si tratta semplicemente di recuperare risorse già disponibili e stanziate per l’attivazione di politiche di sostegno al reddito. A fronte delle dichiarazioni pubbliche rese dal Ministro Sacconi, per il quale il provvedimento in questione sarebbe inutile, recando misure che interverrebbero esclusivamente a favore di chi già beneficia di un trattamento di integrazione salariale, sarebbe poi essenziale, secondo i deputati del PD, che il Governo fornisse al più presto alla Commissione dati precisi e completi in ordine all’utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga, con particolare riferimento alla tipologia di lavoratori e di imprese che al momento beneficiano di detti strumenti di sostegno al reddito, per potere valutare i possibili campi di applicazione del provvedimento in esame e la sua effettiva capacità di incidere sulla realtà esistente.

Il relatore Cazzola (PdL) ha fatto presente che fin dall’inizio dell’esame egli stesso aveva evidenziato la sussistenza di profili problematici circa la copertura finanziaria delle misure in discussione, e ha pertanto sottolineato la necessità di disporre del parere della Commissione bilancio, che perverrà tempestivamente poiché, a suo avviso, sarà resa presto disponibile la relazione tecnica sugli effetti finanziari del provvedimento.

Sarebbe altresì opportuno, secondo il relatore, svolgere ulteriori verifiche su talune questioni poste dal provvedimento, al fine di valutare, ad esempio, se sussistano effettivi rischi di incidere negativamente sul montante di risorse destinate al finanziamento di interventi di sostegno al reddito disposti in deroga alla legislazione vigente in favore delle piccole e medie imprese.

Il sottosegretario Pasquale Viespoli ha rivendicato la coerenza della posizione del Governo, che, anche in sede parlamentare, ha sollecitato - nel rispetto dell’autonomia del Parlamento e nell’ambito della normale dialettica tra maggioranza ed opposizione - lo svolgimento di una riflessione approfondita sui profili di natura finanziaria del provvedimento, dal momento che essi appaiono in grado di incidere sull’ammontare di risorse già destinate (in virtù di un accordo intercorso tra Stato e regioni) al finanziamento di misure di sostegno al reddito disposte in deroga alla legislazione vigente, con la duplice finalità di mobilitare parte delle risorse del Fondo Sociale Europeo per il sostegno del reddito e di innescare politiche attive tese alla riqualificazione del personale coinvolto nei processi di ristrutturazione delle aziende. In particolare, ha segnalato l’esigenza di valutare se i soggetti per i quali scatterebbe - con l’approvazione dell’articolo 3 del testo unificato in esame - l’automatismo della cassa integrazione ordinaria siano gli stessi per i quali è stato costruito l’impianto degli ammortizzatori in deroga; in caso contrario, si rischierebbe, a suo giudizio, di porre in discussione anche i termini complessivi di un accordo tra Stato e regioni che, oltre a prevedere un contributo significativo a carico delle autonomie territoriali, non può neanche essere modificato in modo unilaterale dal Parlamento. Inoltre, secondo il rappresentante del Governo, l’allungamento della cassa integrazione ordinaria da 52 a 78 mesi potrebbe determinare l’interruzione di un processo di copertura finanziaria automatica, in discontinuità rispetto alle finalità previste con la cassa integrazione in deroga.

Il presidente Moffa, nel ritenere che molte ragioni militino a favore di un rinvio dell’esame del provvedimento ad una seduta successiva alla sospensione dei lavori parlamentari in occasione delle elezioni amministrative, ha invitato i gruppi di opposizioni a non insistere sulla richiesta di una nuova seduta per il 18 marzo, ed ha assunto l’impegno di convocare la Commissione sull’argomento subito dopo la sospensione dei lavori parlamentari, non appena pervenuta la relazione tecnica alla V Commissione; per quella data, sarà presumibilmente possibile anche disporre dei dati oggi richiesti al Governo in ordine alla cassa integrazione in deroga.

La Commissione ha preso atto delle dichiarazioni del Presidente, che ha quindi rinviato il seguito dell’esame ad altra seduta.

Nella seduta di mercoledì 17 marzo sono state svolte le seguenti interrogazioni: 5-02511 Schirru: Interventi per contrastare il fenomeno del caporalato; 5-02625 Fedriga: Operatività del Fondo per le vittime dell’amianto; 5-02633 Porcino: Interventi per la tutela occupazionale nell’ambito di una struttura sanitaria a Crotone; 5-02645 Damiano: Ammortizzatori sociali in deroga per il comparto delle cooperative di portabagagli.

Nella stessa seduta di mercoledì 17 marzo è proseguita la discussione sulla proposta di risoluzione 7-00274 Codurelli: Sulle politiche a sostegno delle donne e dell’occupazione femminile, alla quale si è aggiunta la proposta di risoluzione 7-00285 Pelino: Sulle politiche a sostegno delle donne e dell’occupazione femminile. La proposta di risoluzione 7-00285 è stata quindi illustrata dalla proponente Pelino (PdL), che ha evidenziato l’impegno dell’Esecutivo, a fronte dell’evidente ritardo scontato dal Paese nel campo dell’occupazione femminile - soprattutto nel Mezzogiorno - rispetto al perseguimento degli obiettivi definiti a Lisbona nel 2000, nell’attuazione di una serie di politiche di conciliazione e di sostegno al lavoro femminile, che si sono tradotte in misure concrete intervenute in materia di congedi parentali, flessibilità dell’orario di lavoro (per quanto concerne il part-time), servizi all’infanzia (asili nido), formazione scolastica e professionale. Ha quindi fatto riferimento all’adozione di piani concordati tra i diversi dicasteri competenti, tesi soprattutto a garantire sia l’ingresso al lavoro delle donne sia la loro permanenza al lavoro in caso di maternità, ribadendo la centralità di un forte investimento sul principio di conciliazione.

Il deputato Paladini (IdV) ha preannunciato che il suo gruppo si riserva di presentare una propria risoluzione concernente le tematiche oggetto degli atti di indirizzo oggi in discussione.
Il seguito della discussione è stato pertanto rinviato.

È quindi proseguito l’esame in sede referente della proposta di legge n. 1524 (Lo Presti) in materia di contributo previdenziale integrativo dovuto dagli esercenti attività libero-professionali iscritti in albi ed elenchi.

Il presidente Moffa ha fatto sapere che il Governo ha comunicato di non poter accordare il proprio assenso al trasferimento della proposta di legge alla sede legislativa.

Il deputato Santagata (PD) ha dichiarato di non comprendere i motivi che inducono il Governo a negare il proprio consenso al trasferimento alla sede legislativa del provvedimento in esame, malgrado anche i gruppi di opposizione abbiano manifestato a più riprese un orientamento favorevole sul testo in questione. Nel merito, ha segnalato l’esigenza di valutare l’opportunità di una più complessiva razionalizzazione del sistema degli enti previdenziali privati rispetto ai quali si pone un rilevante problema di equilibrio finanziario, sorto in conseguenza della crisi economica e di taluni investimenti gravemente sbagliati, da parte di diverse casse privatizzate.

Dopo che la Commissione ha accolto un emendamento del relatore Cazzola (PdL), recante una modifica di carattere formale, volta a una migliore formulazione del testo, il sottosegretario Viespoli ha fatto presente che il Governo è favorevole al merito del provvedimento stesso; l’unica ragione del mancato assenso al suo trasferimento di sede riguarda le perplessità manifestate dagli organismi competenti in ordine ai profili di carattere finanziario. Tali perplessità potrebbero essere fugate dall’intervenuto accoglimento, da parte della Commissione, della condizione posta nel parere della V Commissione (Bilancio) relativamente all’obbligo di vincolare le delibere di eventuale aumento del contributo previdenziale integrativo alla verifica dei ministeri vigilanti.

La Commissione ha quindi conferite al relatore Cazzola il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sul disegno di legge n. 1524, come modificato nel corso dell’esame in sede referente.

La Commissione ha quindi proseguito l’esame in sede referente del nuovo testo della proposta di legge n. 2424 (Foti), recante interventi per agevolare la libera imprenditorialità e per il sostegno del reddito, abbinata alla proposta n. 3089 (Jannone), di analogo tenore.

Il presidente Moffa ha ricordato che il Ministero del lavoro è impegnato nell’approfondimento delle implicazioni di natura finanziaria del provvedimento all’esame, anche in relazione al contenuto di alcuni emendamenti che sono stati accantonati in una precedente sseduta.

Il sottosegretario Viespoli ha illustrato alcuni dati riguardanti gli effetti finanziari della proposta di legge n. 2424, e ha chiesto alla Commissione di concedere al Governo il tempo necessario a svolgere ulteriori approfondimenti per valutare le possibili modalità di copertura del provvedimento.

Dopo che il relatore Foti (PdL) ha preso positivamente atto della richiesta del rappresentante del Governo, il deputato Santagata (PD) ha osservato che le precisazioni rese dal Sottosegretario sugli oneri finanziari recati dal provvedimento in esame rafforzano l’orientamento assunto dal suo gruppo, dubbioso sulla effettiva capacità del testo in questione di garantire un sostegno effettivo ai lavoratori destinatari dell’intervento, anche a causa della mancanza delle risorse finanziarie necessarie. Ha sostenuto poi la necessità di un’ulteriore riflessione sull’art. 7 del nuovo testo, relativamente ai possibili effetti sull’inquadramento contributivo previdenziale dei soci lavoratori delle cooperative con qualifica artigiana, rispetto alla quale paventa il rischio che il contenzioso giudiziario già in atto, anziché ridursi, possa accrescersi ulteriormente.

Il deputato Poli (UdC), con riferimento all’art. 7, ha sottolineato la necessità di definire con chiarezza l’inquadramento previdenziale dei soci lavoratori delle cooperative, ponendo fine al contenzioso in corso e alle numerose incertezze interpretative: a suo avviso, la soluzione individuata dal nuovo testo in esame, che prevede la possibilità per i soci artigiani di iscriversi nella Gestione INPS dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani, in conformità con la legge n. 233 del 1990, potrebbe essere ampiamente condivisa.

Il sottosegretario Viespoli ha affermato, relativamente all’art. 7, che a seguito della sua approvazione, i soci lavoratori delle cooperative artigiane, che stabiliscono un rapporto di lavoro in forma autonoma, transiterebbero dal Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) alla Gestione Artigiani dell’INPS, e, a parità di base imponibile, deriverebbe un minor gettito contributivo, in relazione alle diverse aliquote di prelievo in vigore nelle due gestioni: con riferimento ai circa 2.600 lavoratori potenzialmente interessati alla norma, il minor gettito per il FPLD potrebbe essere stimato in 22,3 milioni di euro e in 13,5 milioni di maggior gettito per la Gestione Artigiani dell’INPS, con un saldo netto a carico dell’Istituto previdenziale pari a circa 8,8 milioni di euro.

Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato ad altra seduta.

La Commissione, accogliendo la proposta formulata in tal senso dal presidente Moffa, ha poi adottato un nuovo testo unificato delle proposte di legge nn. 762 (Bellanova), C. 1550 (Ceccacci Rubino), 2112 (Borghesi), C. 2654 (Delfino), recante disposizioni per la tutela dei lavoratori dello spettacolo, dell’intrattenimento e dello svago, elaborato dal Comitato ristretto all’uopo istituito, quale nuovo testo base per il seguito dell’esame in sede referente. Il sottosegretario Viespoli ha dichiarato che il Governo si riserva di valutare con attenzione il nuovo testo unificato.

Il termine per la presentazione di emendamenti al nuovo testo unificato è stato quindi fissato alle ore 16 di martedì 30 marzo 2010.

La Commissione, accogliendo la proposta della relatrice Pelino (PdL) ha quindi deliberato di differire l’espressione del parere alla VII Commissione sul testo unificato delle proposte di legge n. 136 ed abbinate, recante la legge quadro per lo spettacolo dal vivo.



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22/03/2010 16:06

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