
Voto storico
Sì alla riforma Obama
Cambia la sanità Usa
Via libera della Camera dei rappresentanti che approva la nuova legge con 219 sì e 212 no. Da oggi per 32 milioni di americani sarà più facile curarsi, i democratici ci provavano da oltre cinquant’anni. Vittoria della Casa Bianca, ma con molte rinunce
La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato con 219 sì e 212 no la riforma sanitaria. Un voto storico quello di oggi (22 marzo) che consegna agli americani il primo sistema sanitario nazionale che coprirà quasi completamente la popolazione. I democratici inseguivano questo risultato da oltre cinquant’anni, ma certo è costato molti compromessi e molte rinunce all’amministrazione Obama. A cominciare dal “sacrificio” del pubblico: le polizze sanitarie saranno infatti gestite dalle assicurazioni private. La riforma consente a 32 milioni di americani che oggi non hanno alcun accesso a cure mediche di sottoscrivere una polizza assicurativa con una compagnia privata. Pagando il premio, non dovranno in caso di malattia pagare di tasca propria prestazioni mediche, ospedaliere o medicinali. Il costo è stimato intorno ai 940 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.
» Obama, siamo un popolo capace di grandi cose
La chiave di svolta del voto alla Camera è arrivata domenica pomeriggio con l’accordo tra la Casa Bianca e i parlamentari democratici anti-abortisti. Obama ha ottenuto il loro voto, fondamentale, concedendo in cambio un rafforzamento dei divieti di finanziamento federale per interventi di assistenza medica nei casi di aborto. I parlamentari di rifiutavano di votare una riforma che comprende nei piani assicurativi anche l’aborto. Ma alla fine hanno ceduto. È stato il loro portavoce, il senatore Bart Stupak, ad annunciare l’accordo in una conferenza stampa: “Siamo molto soddisfatti e ringraziamo il presidente – ha detto Stupak -. Oggi il vero vincitore è il popolo americano, che potrà contare su un'assistenza sanitaria per tutti senza mettere a repentaglio la vita di bambini innocenti”.
“So che sarà un voto duro, ma sono fiducioso perché sono convinto che sia la cosa giusta da fare”, aveva dichiarato Obama in un appello ai deputati. “Se ognuno di voi crede che questa legge non sia un miglioramento dello status quo – aveva aggiunto Obama -, in cui persone sono costrette a morire senza cure, o a vendere la propria casa perché non hanno i soldi per pagare il medico. Se credete onestamente dal profondo del cuore che è così, allora votate no. Se invece credete che il sistema attuale non funziona, che le assicurazioni non fanno sempre gli interessi dei cittadini, allora votate questa riforma”.
Nel 2006, la spesa sanitaria ha raggiunto i 2.100 miliardi di dollari – di cui il 46% di origine pubblica – ovvero il 16% del Pil, come noto un’incidenza davvero elevata a fronte di risultati spesso mediocri. Nello stesso anno il 67% degli americani disponeva di un piano sanitario privato offerto nella maggior parte dei casi dal datore di lavoro e in misura minore direttamente acquistato sul mercato. Sono invece due i principali programmi pubblici, per un totale di 107 milioni di assicurati: i cosiddetti Medicare e Medicaid, entrambi istituiti nel 1965. Il primo garantisce assistenza a chiunque abbia superato i 65 anni o sia disabile, il secondo a chiunque abbia un reddito inferiore alla soglia federale di povertà. Da ultimo, la nuova maggioranza democratica al Congresso ha introdotto nel 2007 la copertura sanitaria pubblica per quei minori i cui genitori non dispongano di un’assicurazione offerta dal datore di lavoro, ma abbiano redditi troppo elevati per accedere a Medicaid e troppo bassi per acquistare un’assicurazione privata.
Altri programmi federali e statali assicurano categorie specifiche come i veterani di guerra o i nativi americani. Quindi, gli esclusi dal sistema non sono i poverissimi ma soprattutto chi è troppo povero per accedere all’offerta privata e non abbastanza povero per accedere a quella pubblica: circa 47 milioni di persone nel 2006. Secondo le statistiche censuarie, sono quindi tre i gruppi più esposti al rischio: le minoranze etniche, in particolare gli ispanici, i redditi medio-bassi e i giovani fra i 18 e i 24 anni.
L’obiettivo della riforma è di pervenire a una copertura sanitaria quasi universale entro il 2019: il 94% di chi risiede legalmente nel paese disporrebbe per allora di un’assicurazione. Un passo in avanti rispetto all’83% di oggi, che si realizzerebbe non attraverso la creazione di un piano assicurativo pubblico in grado di competere con quelli privati – come previsto invece dal testo approvato dalla Camera dei rappresentanti nel novembre scorso e sempre sostenuto dalla sinistra del partito – ma con l’introduzione di un sistema assai sofisticato di nuove norme, incentivi e sussidi.
Il testo impone con poche eccezioni l’obbligo per ogni residente di disporre di un’assicurazione sanitaria attraverso i piani offerti dallo Stato, dai datori di lavoro e dal mercato privato. Per rendere realmente esigibile il nuovo diritto-dovere, la riforma prevede l’estensione della platea degli aventi diritto al citato Medicaid – che vedrebbe una crescita di circa 15 milioni di assicurati – offrendo contestualmente sussidi per l’acquisizione di piani privati da parte dei redditi medio-bassi. Per un costo totale di 871 miliardi di dollari in dieci anni, al 2019 la coperta dell’assistenza sanitaria arriverebbe a proteggere 31 milioni di americani in più, mentre si calcola che a restare scoperti sarebbero circa 23 milioni di persone, un terzo dei quali immigrati clandestini. Inoltre, il testo vieta alle compagnie assicurative di negare la copertura a persone con cattive condizioni di salute, di applicare per la stessa ragione tariffe più elevate o di rescindere la polizza qualora l’assicurato si ammalasse o divenisse disabile. Altra norma dal forte impatto simbolico, l’introduzione di un tetto ai profitti delle compagnie assicurative con l’obbligo di reinvestire in cure sanitarie almeno l’80- 85% dei premi versati. Per quanto riguarda i costi, sempre per il Cbo, l’aumento della spesa sarebbe largamente neutralizzato dall’imposizione di nuove tasse, contributi e accise come da risparmi consistenti nella spesa del programma Medicare.
» Obama, siamo un popolo capace di grandi cose
La chiave di svolta del voto alla Camera è arrivata domenica pomeriggio con l’accordo tra la Casa Bianca e i parlamentari democratici anti-abortisti. Obama ha ottenuto il loro voto, fondamentale, concedendo in cambio un rafforzamento dei divieti di finanziamento federale per interventi di assistenza medica nei casi di aborto. I parlamentari di rifiutavano di votare una riforma che comprende nei piani assicurativi anche l’aborto. Ma alla fine hanno ceduto. È stato il loro portavoce, il senatore Bart Stupak, ad annunciare l’accordo in una conferenza stampa: “Siamo molto soddisfatti e ringraziamo il presidente – ha detto Stupak -. Oggi il vero vincitore è il popolo americano, che potrà contare su un'assistenza sanitaria per tutti senza mettere a repentaglio la vita di bambini innocenti”.
Nel 2006, la spesa sanitaria ha raggiunto i 2.100 miliardi di dollari – di cui il 46% di origine pubblica – ovvero il 16% del Pil, come noto un’incidenza davvero elevata a fronte di risultati spesso mediocri. Nello stesso anno il 67% degli americani disponeva di un piano sanitario privato offerto nella maggior parte dei casi dal datore di lavoro e in misura minore direttamente acquistato sul mercato. Sono invece due i principali programmi pubblici, per un totale di 107 milioni di assicurati: i cosiddetti Medicare e Medicaid, entrambi istituiti nel 1965. Il primo garantisce assistenza a chiunque abbia superato i 65 anni o sia disabile, il secondo a chiunque abbia un reddito inferiore alla soglia federale di povertà. Da ultimo, la nuova maggioranza democratica al Congresso ha introdotto nel 2007 la copertura sanitaria pubblica per quei minori i cui genitori non dispongano di un’assicurazione offerta dal datore di lavoro, ma abbiano redditi troppo elevati per accedere a Medicaid e troppo bassi per acquistare un’assicurazione privata.
Altri programmi federali e statali assicurano categorie specifiche come i veterani di guerra o i nativi americani. Quindi, gli esclusi dal sistema non sono i poverissimi ma soprattutto chi è troppo povero per accedere all’offerta privata e non abbastanza povero per accedere a quella pubblica: circa 47 milioni di persone nel 2006. Secondo le statistiche censuarie, sono quindi tre i gruppi più esposti al rischio: le minoranze etniche, in particolare gli ispanici, i redditi medio-bassi e i giovani fra i 18 e i 24 anni.
L’obiettivo della riforma è di pervenire a una copertura sanitaria quasi universale entro il 2019: il 94% di chi risiede legalmente nel paese disporrebbe per allora di un’assicurazione. Un passo in avanti rispetto all’83% di oggi, che si realizzerebbe non attraverso la creazione di un piano assicurativo pubblico in grado di competere con quelli privati – come previsto invece dal testo approvato dalla Camera dei rappresentanti nel novembre scorso e sempre sostenuto dalla sinistra del partito – ma con l’introduzione di un sistema assai sofisticato di nuove norme, incentivi e sussidi.
Il testo impone con poche eccezioni l’obbligo per ogni residente di disporre di un’assicurazione sanitaria attraverso i piani offerti dallo Stato, dai datori di lavoro e dal mercato privato. Per rendere realmente esigibile il nuovo diritto-dovere, la riforma prevede l’estensione della platea degli aventi diritto al citato Medicaid – che vedrebbe una crescita di circa 15 milioni di assicurati – offrendo contestualmente sussidi per l’acquisizione di piani privati da parte dei redditi medio-bassi. Per un costo totale di 871 miliardi di dollari in dieci anni, al 2019 la coperta dell’assistenza sanitaria arriverebbe a proteggere 31 milioni di americani in più, mentre si calcola che a restare scoperti sarebbero circa 23 milioni di persone, un terzo dei quali immigrati clandestini. Inoltre, il testo vieta alle compagnie assicurative di negare la copertura a persone con cattive condizioni di salute, di applicare per la stessa ragione tariffe più elevate o di rescindere la polizza qualora l’assicurato si ammalasse o divenisse disabile. Altra norma dal forte impatto simbolico, l’introduzione di un tetto ai profitti delle compagnie assicurative con l’obbligo di reinvestire in cure sanitarie almeno l’80- 85% dei premi versati. Per quanto riguarda i costi, sempre per il Cbo, l’aumento della spesa sarebbe largamente neutralizzato dall’imposizione di nuove tasse, contributi e accise come da risparmi consistenti nella spesa del programma Medicare.
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22/03/2010 09:57














