
Sindacato
Cgil, la mozione due va oltre il congresso
La Cgil che vogliamo non si esaurisce col Congresso. La minoranza critica “l’inadeguatezza delle regole di democrazia interna” del sindacato. “Prioritaria” la mobilitazione messa in campo dalla Cgil contro “l’offensiva neoautoritaria” del governo
Sabato 20 marzo la minoranza della Cgil, che fa capo alla mozione congressuale “La Cgil che vogliamo”, è tornata a riunirsi a Roma al Teatro Valle.
“A quattro mesi dalla prima Assemblea del Teatro Valle di novembre e alla luce dell’andamento dei congressi fin qui svolti, la mozione La Cgil che vogliamo conferma la bontà e la necessità di un documento alternativo, ringrazia gli oltre 310.000 iscritti e iscritte che si sono espresse/i per la mozione e che rappresenterebbero oggi una ben più significativa percentuale congressuale in assenza delle tante irregolarità denunciate che rendono in molti casi inattendibili i risultati congressuali”. E’ quanto si legge nel documento conclusivo dell’assemblea nella quale sono intervenuti, tra gli altri, Domenico Moccia, Carlo Podda, Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi.
“La Cgil che vogliamo – prosegue il documento - non si esaurisce col Congresso Nazionale. Vanno individuate forme e modalità, sulle quali è aperto un confronto al nostro interno, che diano continuità all’iniziativa politica della mozione”. Secondo la minoranza Cgil “è in atto un disegno neocorporativo, organicamente perseguito nel tempo, dal Governo, da Confindustria, col sostanziale assenso di Cisl e Uil, teso a destrutturare il diritto del lavoro, la contrattazione collettiva, le regole della democrazia e della rappresentanza sindacale. Tale disegno è parte organica di una più ampia offensiva neoautoritaria che va affermandosi pericolosamente nel Paese attraverso alterazione degli equilibri costituzionali, attacchi alla libertà di stampa, svuotamento del ruolo delle istituzioni”.
“Prioritaria, dunque in questo momento, è la continuità della mobilitazione messa in campo dalla Cgil”.
La Cgil che vogliamo ritiene “che l’andamento di questo Congresso dimostri l’inadeguatezza delle nostre regole di democrazia interna, regole che non hanno retto alla prova di una discussione aperta e trasparente su due documenti alternativi, di fatto non consentendo in numerosissime assemblee di base né informazione diffusa né libero confronto di posizioni. E tutto ciò al netto di conservatorismi e burocratismi di una maggioranza fortemente tesa, a qualunque costo, alla salvaguardia di se stessa per il passato e soprattutto per il futuro”.
Il Congresso – prosegue il documento della minoranza – “ha dimostrato inoltre tutte le distorsioni di rapporto tra la Cgil e i propri iscritti, particolarmente nelle realtà di maggiore e più antica frantumazione del lavoro. Questo ci impone una riflessione su forme più incisive di partecipazione, oggi, proprio per il lavoro disperso, in gran parte affidata ai canali del sistema dei servizi e della bilateralità”. Per i promotori della mozione due “occorre rapidamente introdurre dei correttivi, prima che la Cgil si trasformi in un grande collettore di servizi, rinunciando alla sua funzione negoziale di rappresentanza collettiva e prima che l’adesione alla Cgil stessa perda quel connotato identitario che l’ha da sempre caratterizzata”.
“E’ nostra intenzione – si legge - fare di questi temi l’asse centrale di modifiche statutarie. Contrasto netto all’accordo separato sulla contrattazione – conclude il documento -, lotta alla precarietà, mobilitazione contro il collegato lavoro, battaglia per una legge sulla rappresentanza, nuove regole per la trasparenza e la democrazia interna all’Organizzazione sono i punti qualificanti sulla base dei quali la mozione La Cgil che vogliamo valuterà le conclusioni del Congresso di Rimini”.
“A quattro mesi dalla prima Assemblea del Teatro Valle di novembre e alla luce dell’andamento dei congressi fin qui svolti, la mozione La Cgil che vogliamo conferma la bontà e la necessità di un documento alternativo, ringrazia gli oltre 310.000 iscritti e iscritte che si sono espresse/i per la mozione e che rappresenterebbero oggi una ben più significativa percentuale congressuale in assenza delle tante irregolarità denunciate che rendono in molti casi inattendibili i risultati congressuali”. E’ quanto si legge nel documento conclusivo dell’assemblea nella quale sono intervenuti, tra gli altri, Domenico Moccia, Carlo Podda, Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi.
“La Cgil che vogliamo – prosegue il documento - non si esaurisce col Congresso Nazionale. Vanno individuate forme e modalità, sulle quali è aperto un confronto al nostro interno, che diano continuità all’iniziativa politica della mozione”. Secondo la minoranza Cgil “è in atto un disegno neocorporativo, organicamente perseguito nel tempo, dal Governo, da Confindustria, col sostanziale assenso di Cisl e Uil, teso a destrutturare il diritto del lavoro, la contrattazione collettiva, le regole della democrazia e della rappresentanza sindacale. Tale disegno è parte organica di una più ampia offensiva neoautoritaria che va affermandosi pericolosamente nel Paese attraverso alterazione degli equilibri costituzionali, attacchi alla libertà di stampa, svuotamento del ruolo delle istituzioni”.
La Cgil che vogliamo ritiene “che l’andamento di questo Congresso dimostri l’inadeguatezza delle nostre regole di democrazia interna, regole che non hanno retto alla prova di una discussione aperta e trasparente su due documenti alternativi, di fatto non consentendo in numerosissime assemblee di base né informazione diffusa né libero confronto di posizioni. E tutto ciò al netto di conservatorismi e burocratismi di una maggioranza fortemente tesa, a qualunque costo, alla salvaguardia di se stessa per il passato e soprattutto per il futuro”.
Il Congresso – prosegue il documento della minoranza – “ha dimostrato inoltre tutte le distorsioni di rapporto tra la Cgil e i propri iscritti, particolarmente nelle realtà di maggiore e più antica frantumazione del lavoro. Questo ci impone una riflessione su forme più incisive di partecipazione, oggi, proprio per il lavoro disperso, in gran parte affidata ai canali del sistema dei servizi e della bilateralità”. Per i promotori della mozione due “occorre rapidamente introdurre dei correttivi, prima che la Cgil si trasformi in un grande collettore di servizi, rinunciando alla sua funzione negoziale di rappresentanza collettiva e prima che l’adesione alla Cgil stessa perda quel connotato identitario che l’ha da sempre caratterizzata”.
“E’ nostra intenzione – si legge - fare di questi temi l’asse centrale di modifiche statutarie. Contrasto netto all’accordo separato sulla contrattazione – conclude il documento -, lotta alla precarietà, mobilitazione contro il collegato lavoro, battaglia per una legge sulla rappresentanza, nuove regole per la trasparenza e la democrazia interna all’Organizzazione sono i punti qualificanti sulla base dei quali la mozione La Cgil che vogliamo valuterà le conclusioni del Congresso di Rimini”.
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20/03/2010 19:30













