
Congresso
Molise, Cgil: sindacato non è Croce rossa
Mignelli: Regione si è limitata a interventi a pioggia, con un’idea del sindacato simile a “una Croce rossa, da chiamare quando il paziente sta per morire e da tenere a distanza quando si tratta di decidere sulle strategie di lungo respiro”
di Tarcisio Tarquini
Campobasso. Un occhio ai problemi interni e tutti e due rivolti alla grave crisi della regione. Al congresso della Cgil del Molise i numerosi delegati intervenuti nelle due giornate di serrato dibattito che è seguito alla relazione introduttiva della segretaria generale, confermata, Erminia Mignelli si sono attenuti rigorosamente a questo spartito, con la evidente volontà di dimostrare che il confronto tra i due documenti congressuali, talvolta anche assai aspro, come è stato testimoniato in numerosi interventi, non ha distolto la Cgil dal suo dovere di chiedere un forte cambio di marcia della politica della Regione, finora incapace – nel giudizio di tutti gli intervenuti – di andare al di là del caso per caso e di proporre un piano di lungo termine, “pur in presenza – sottolinea il documento conclusivo approvato dall’assemblea congressuale – di una forte capacità di spesa, scarsamente incisiva, perché clientelare e con un forte deficit di programmazione”.
Che questo sia un punto debole vero dell’attuale Giunta regionale è stato in fondo implicitamente riconosciuto dallo stesso assessore al bilancio e programmazione Gianfranco Vitagliano che, nel corso di una tavola rotonda molto seguita (e alla quale hanno partecipato il presidente di Confindustria regionale, Michele Scassera, e il segretario confederale della Cgil, Enrico Panini), ha annunciato la prossima convocazione degli Stati generali per lo sviluppo della regione nei quali sindacati e imprese vedranno riconosciuto il loro ruolo essenziale. Un’apertura per certi versi inaspettata, che potrebbe preludere al rilancio di una vera politica di concertazione, mentre fino a questo momento, ha ricordato la segretaria Mignelli, “si è proceduto in direzione opposta, con gli interventi a pioggia e con un’idea del ruolo del sindacato simile a quello di una specie di croce rossa, da chiamare quando il paziente sta per morire e da tenere, invece, a distanza quando si tratta di decidere sulle strategie e sugli investimenti di lungo respiro”.
Resta il fatto – ha commentato Enrico Panini, concludendo i lavori congressuali, “che ci sarebbe molto da fare già da adesso ed il rischio è che il grande appuntamento arrivi quando la crisi avrà compiuto il suo cammino di devastazione, facendo sparire dalla mappa interi settori produttivi dell’economia molisana”.
Non si tratta di un allarme esagerato. E non bisogna cercare nel sottosuolo dell’economia della regione, intessuto da tante imprese di piccole dimensioni, per arrivare al cuore della crisi che coinvolge invece anche le grandi realtà produttive e il loro ampio indotto.
Lo ha raccontato Simona Azzi, laureata in scienze economiche e sociali, componente della Rsu della Ittierre, la grande impresa tessile che ha nel suo carnet i marchi prestigiosi della Ferrè e della Malo, ma custodisce il suo cuore nel piccolo centro di Pettoranello del Molise, in provincia di Isernia, dove dà lavoro a oltre 800 persone, come dire –aggiunge Simona, che nell’azienda è addetta alla programmazione produttiva – che tutte le famiglie della provincia hanno qualcuno che lavora là dentro”. L’Ittierre è oggi davanti a un bivio. Ed è un problema non da poco, visto che da questa holding (con tre società, che coprono target diversi dell’abbigliamento di qualità) dipende l’11% del pil regionale. Una parte dei lavoratori è oggi in cassa integrazione, l’entità del debito che il gruppo ha scoperto di avere sulle spalle tocca la strabiliante cifra di 1 miliardo e 200.000 euro, sono state già avviate le procedure della legge Marzano che porterà a una cassa integrazione straordinaria che interesserà più della metà degli occupati, aprendo prospettive che nessuno sa prevedere con sicurezza. “Si preannuncia – dice Simona - una vendita separata dei tre rami del gruppo, e forse non è possibile fare diversamente. Noi abbiamo ottenuto, però, la realizzazione di un corso di formazione che si svolgerà all’interno dei luoghi di lavoro, con il quale si potrà fare formazione vera, utile anche per quando arriveranno gli eventuali nuovi proprietari”.
Fatti come questi rendono concreto l’altro interrogativo che è circolato nella discussione congressuale. Quale deve essere – si sono chiesti in molti – il ruolo dell’Università, che pure potrebbe portare idee per superare questo momento e trovare strade nuove per il futuro? “Alle spalle abbiamo quindici anni di scelte sbagliate”, ha denunciato Andrea Ceglie, professore di chimica fisica all’ateneo di Campobasso, iscritto alla Flc e candidato più volte sconfitto alle elezioni per la carica di rettore. “Si è affermata l’idea che la nostra nicchia di mercato dovesse essere la facoltà di medicina, senza fare i conti con tutto ciò che questo comporta e che non è possibile con un disavanzo sanitario che ha portato al commissariamento”. Ma sarebbe stata più realistico un altro percorso. “La nicchia vera – dice Ceglie – sarebbe consistita in un’attività di ricerca al servizio del territorio, l’incentivazione della ricerca applicata per il distretto industriale di Termoli, lo studio dell’agroindustriale, delle biotecnologie. Adesso rischia d’essere troppo tardi”.
La coscienza della pesantezza della situazione è stato il punto condiviso di tutti gli interventi. E che ha indotto i congressisti ad augurarsi una soluzione unitaria. “La gravità dei problemi ci chiama a un lavoro comune – ha dichiarato ai microfoni di Radioarticolo 1 Giovanni D’Aguanno, segretario uscente della Fiom, responsabile nella regione del documento Moccia. “Dobbiamo ottenere – ha spiegato - un impegno forte da parte della Regione, perché se è vero che oggi abbiamo tentato di fronteggiare al meglio le emergenze è altrettanto vero che adesso abbiamo bisogno di politiche pubbliche più forti. La grande partecipazione al congresso, che nella Fiom ha portato al voto il 90% degli iscritti, è un’arma in più che dimostra che il nostro allarme è condiviso dai lavoratori”.
“Una forza da non disperdere – ha ammonito Panini – e con un’autonomia da conservare gelosamente”. Un richiamo che tocca uno dei nervi scoperti della vita della Cgil molisana di questi ultimi anni, e causa di non poche tensioni interne. Il rapporto con le forze politiche della sinistra, in uno scenario in cui la Cgil è l’unico soggetto in grado di mobilitare gente e sentimenti e di esercitare una tutela efficace delle fasce più deboli della popolazione. “Autonomia – ha chiarito Panini – non è indifferenza o supponenza. Significa solo che nelle contese elettorali dobbiamo essere presenti, con le nostre proposte e il nostro punto di vista che parte dai problemi del lavoro. E chiamando gli altri a confrontarsi con le esigenze che noi rappresentiamo”.
Che questo sia un punto debole vero dell’attuale Giunta regionale è stato in fondo implicitamente riconosciuto dallo stesso assessore al bilancio e programmazione Gianfranco Vitagliano che, nel corso di una tavola rotonda molto seguita (e alla quale hanno partecipato il presidente di Confindustria regionale, Michele Scassera, e il segretario confederale della Cgil, Enrico Panini), ha annunciato la prossima convocazione degli Stati generali per lo sviluppo della regione nei quali sindacati e imprese vedranno riconosciuto il loro ruolo essenziale. Un’apertura per certi versi inaspettata, che potrebbe preludere al rilancio di una vera politica di concertazione, mentre fino a questo momento, ha ricordato la segretaria Mignelli, “si è proceduto in direzione opposta, con gli interventi a pioggia e con un’idea del ruolo del sindacato simile a quello di una specie di croce rossa, da chiamare quando il paziente sta per morire e da tenere, invece, a distanza quando si tratta di decidere sulle strategie e sugli investimenti di lungo respiro”.
Resta il fatto – ha commentato Enrico Panini, concludendo i lavori congressuali, “che ci sarebbe molto da fare già da adesso ed il rischio è che il grande appuntamento arrivi quando la crisi avrà compiuto il suo cammino di devastazione, facendo sparire dalla mappa interi settori produttivi dell’economia molisana”.
Non si tratta di un allarme esagerato. E non bisogna cercare nel sottosuolo dell’economia della regione, intessuto da tante imprese di piccole dimensioni, per arrivare al cuore della crisi che coinvolge invece anche le grandi realtà produttive e il loro ampio indotto.
Fatti come questi rendono concreto l’altro interrogativo che è circolato nella discussione congressuale. Quale deve essere – si sono chiesti in molti – il ruolo dell’Università, che pure potrebbe portare idee per superare questo momento e trovare strade nuove per il futuro? “Alle spalle abbiamo quindici anni di scelte sbagliate”, ha denunciato Andrea Ceglie, professore di chimica fisica all’ateneo di Campobasso, iscritto alla Flc e candidato più volte sconfitto alle elezioni per la carica di rettore. “Si è affermata l’idea che la nostra nicchia di mercato dovesse essere la facoltà di medicina, senza fare i conti con tutto ciò che questo comporta e che non è possibile con un disavanzo sanitario che ha portato al commissariamento”. Ma sarebbe stata più realistico un altro percorso. “La nicchia vera – dice Ceglie – sarebbe consistita in un’attività di ricerca al servizio del territorio, l’incentivazione della ricerca applicata per il distretto industriale di Termoli, lo studio dell’agroindustriale, delle biotecnologie. Adesso rischia d’essere troppo tardi”.
La coscienza della pesantezza della situazione è stato il punto condiviso di tutti gli interventi. E che ha indotto i congressisti ad augurarsi una soluzione unitaria. “La gravità dei problemi ci chiama a un lavoro comune – ha dichiarato ai microfoni di Radioarticolo 1 Giovanni D’Aguanno, segretario uscente della Fiom, responsabile nella regione del documento Moccia. “Dobbiamo ottenere – ha spiegato - un impegno forte da parte della Regione, perché se è vero che oggi abbiamo tentato di fronteggiare al meglio le emergenze è altrettanto vero che adesso abbiamo bisogno di politiche pubbliche più forti. La grande partecipazione al congresso, che nella Fiom ha portato al voto il 90% degli iscritti, è un’arma in più che dimostra che il nostro allarme è condiviso dai lavoratori”.
“Una forza da non disperdere – ha ammonito Panini – e con un’autonomia da conservare gelosamente”. Un richiamo che tocca uno dei nervi scoperti della vita della Cgil molisana di questi ultimi anni, e causa di non poche tensioni interne. Il rapporto con le forze politiche della sinistra, in uno scenario in cui la Cgil è l’unico soggetto in grado di mobilitare gente e sentimenti e di esercitare una tutela efficace delle fasce più deboli della popolazione. “Autonomia – ha chiarito Panini – non è indifferenza o supponenza. Significa solo che nelle contese elettorali dobbiamo essere presenti, con le nostre proposte e il nostro punto di vista che parte dai problemi del lavoro. E chiamando gli altri a confrontarsi con le esigenze che noi rappresentiamo”.
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21/03/2010 17:43













