
Valle D'Aosta, Cgil: rifinanziare ammortizzatori sociali in deroga
Concluso il congresso Cgil Valle D'Aosta: eletti nuovo segretario e nuovo direttivo. A guidare per i prossimi anni la Cgil regionale è Domenico Falcomatà. Misure contro la crisi e nuovo sviluppo industriale, questi i suoi primi impegni
di Marco Togna
Domenico Falcomatà, 49 anni, sposato con due figli, è il nuovo segretario generale della Cgil Valle d'Aosta. È stato eletto oggi dal nuovo Direttivo, composto di 66 persone (di cui 26 donne). Con questa votazione si è così concluso nel tardo pomeriggio il Congresso regionale della Cgil Valle d'Aosta, tenutosi presso l'Auditorium comunale di Morgex, cui hanno partecipato 208 delegati. Un Congresso sereno e ricco di contenuti, e che ha visto una ritrovata unità interna, come dimostra l'approvazione all'unanimità del documento politico. L'assise ha visto anche la presenza di Michele Gentile, responsabile del Dipartimento Settori pubblici della Cgil nazionale, che stamani ha tirato le conclusioni del dibattito.
Iscritto alla Cgil dal 1981, Falcomatà ha iniziato come delegato alle Poste Italiane, passando poi a seguire l'intero settore a livello regionale. Nel 2001 viene nominato segretario della Slc, dal 2005 ricopre anche l'incarico di segretario confederale. “Nelle nostre strutture – spiega – è in atto una fase di forte rinnovamento e ringiovanimento dei quadri, sia nei direttivi sia tra i segretari eletti. Per la prima volta, ad esempio, ci sono tre categorie guidate da una donna, sono Flc, Filcams e Slc. Questi cambiamenti sapranno sicuramente dare una spinta propulsiva e innovativa al nostro lavoro”.
Presenza sul territorio e confederalità, queste le sue parole d'ordine. “Dobbiamo strutturarci – dice Falcomatà – in modo da dare risposte più incisive ai lavoratori che rappresentiamo, essendo più presenti nei luoghi di lavoro e valorizzando meglio le nostre discussioni e tutte le iniziative”. Riguardo la richiesta, venuta da più parti, di maggiore confederalità, il nuovo segretario assicura che il suo impegno sarà di “favorire l'intreccio tra categorie e confederazione, in una logica di elaborazione condivisa dei problemi, superando quegli steccati che talvolta si creano”.
Fronteggiare la crisi, questo il primo impegno che lo attende. La Valle d'Aosta è sicuramente una regione benestante, ma i dati dimostrano che la crisi la sta colpendo non meno di altre zone d'Italia. “La prima cosa da fare – illustra – è rifinanziare l'accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga, proponendo nel contempo alla giunta regionale misure anche diverse da quelle finora condivise. Per questo abbiamo già chiesto di trovare soluzioni che assicurino un'integrazione monetaria al reddito dato dalla cassa integrazione. È anche opportuno ragionare sul reddito di cittadinanza, già discusso nell'ambito del Patto per lo sviluppo della Valle d'Aosta, intervenendo così in favore delle tante persone che sono escluse da ogni tipo di protezione”.
Più in generale, per Falcomatà occorre riprendere il dibattito con istituzioni e parti sociali su quale modello di sviluppo economico occorra progettare per la Valle d'Aosta. “C'è chi sostiene – conclude il nuovo segretario – che si debba vivere di turismo e di natura, e chi, come noi, crede sia opportuno dotarsi di una realtà industriale importante. Quest'ultima, però, deve avere una forte discontinuità rispetto al passato, quando le nostre imprese erano in larga parte legate alla subfornitura, a prodotti dal basso valore aggiunto, al monocomparto, come era quello dell'automobile. Dobbiamo invece pensare a un modello compatibile col territorio, a industrie che sappiano produrre beni tecnologicamente avanzati e meno permeabili alle situazioni di crisi”.
Iscritto alla Cgil dal 1981, Falcomatà ha iniziato come delegato alle Poste Italiane, passando poi a seguire l'intero settore a livello regionale. Nel 2001 viene nominato segretario della Slc, dal 2005 ricopre anche l'incarico di segretario confederale. “Nelle nostre strutture – spiega – è in atto una fase di forte rinnovamento e ringiovanimento dei quadri, sia nei direttivi sia tra i segretari eletti. Per la prima volta, ad esempio, ci sono tre categorie guidate da una donna, sono Flc, Filcams e Slc. Questi cambiamenti sapranno sicuramente dare una spinta propulsiva e innovativa al nostro lavoro”.
Presenza sul territorio e confederalità, queste le sue parole d'ordine. “Dobbiamo strutturarci – dice Falcomatà – in modo da dare risposte più incisive ai lavoratori che rappresentiamo, essendo più presenti nei luoghi di lavoro e valorizzando meglio le nostre discussioni e tutte le iniziative”. Riguardo la richiesta, venuta da più parti, di maggiore confederalità, il nuovo segretario assicura che il suo impegno sarà di “favorire l'intreccio tra categorie e confederazione, in una logica di elaborazione condivisa dei problemi, superando quegli steccati che talvolta si creano”.
Fronteggiare la crisi, questo il primo impegno che lo attende. La Valle d'Aosta è sicuramente una regione benestante, ma i dati dimostrano che la crisi la sta colpendo non meno di altre zone d'Italia. “La prima cosa da fare – illustra – è rifinanziare l'accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga, proponendo nel contempo alla giunta regionale misure anche diverse da quelle finora condivise. Per questo abbiamo già chiesto di trovare soluzioni che assicurino un'integrazione monetaria al reddito dato dalla cassa integrazione. È anche opportuno ragionare sul reddito di cittadinanza, già discusso nell'ambito del Patto per lo sviluppo della Valle d'Aosta, intervenendo così in favore delle tante persone che sono escluse da ogni tipo di protezione”.
Più in generale, per Falcomatà occorre riprendere il dibattito con istituzioni e parti sociali su quale modello di sviluppo economico occorra progettare per la Valle d'Aosta. “C'è chi sostiene – conclude il nuovo segretario – che si debba vivere di turismo e di natura, e chi, come noi, crede sia opportuno dotarsi di una realtà industriale importante. Quest'ultima, però, deve avere una forte discontinuità rispetto al passato, quando le nostre imprese erano in larga parte legate alla subfornitura, a prodotti dal basso valore aggiunto, al monocomparto, come era quello dell'automobile. Dobbiamo invece pensare a un modello compatibile col territorio, a industrie che sappiano produrre beni tecnologicamente avanzati e meno permeabili alle situazioni di crisi”.
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20/03/2010 18:58





