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Campania, scuole chiuse per Don Diana

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Nel segno del prete anticamorra ucciso il 19 marzo 1994, la seconda giornata del Congresso Cgil

di Andrea Pace

Nel segno di Don Peppe Diana - il prete anticamorra ucciso il 19 marzo 1994 mentre celebrava messa a Casal di Principe - si sono aperti i lavori della seconda giornata del IX Congresso della CGIL Campania a Castellammare di Stabia. E' stato il responsabile per le politiche dell'immigrazione della CGIL regionale, Jamal Qaddorah, a ricordarlo nel sottolineare come oggi tutte le scuole qui siano chiuse per celebrare e ricordare il prete, l'uomo che fu ammazzato per essersi contrapposto al potere invasivo del clan dei Casalesi.

Nel ricordo del sindacalista emerge, oltre l'impegno anticamorra di Don Peppe Diana, anche l'attenzione che aveva verso il mondo dell'immigrazione. “Negli anni novanta - ha detto Qaddorah - quando il clan dei casalesi diede diede un ultimatum agli immigrati, intimandogli di andare via perché non 'consoni' al loro malaffare, don Peppe Diana ci ospitò infondendoci il coraggio, il suo coraggio, di rimanere e combatterli a viso aperto. Un coraggio che venne premiato: gli immigrati rimasero e l'ultimatum ritirato”.

Quello stesso coraggio che gli immigrati hanno avuto a Castel Volturno nel 2008 quando con tutta la loro rabbia scesero nelle strade, in rivolta, dopo la strage di camorra che trucidò sei migranti. “Oggi a Castel Volturno, così come a San Nicola Varco, la CGIL ha evitato che ci fosse una nuova Rosarno. Il nostro intervento attivo, la nostra vicinanza alle esigenze e alle difficoltà dei migranti ha evitato che si registrasse un nuovo tragico scontro sociale”, ha detto il responsabile immigrazione per la CGIL Campania. Un impegno, ha chiesto, “che adesso deve rinnovarsi e aumentare perché stiamo entrando nel periodo di lavoro stagionale e il nostro ruolo deve essere quello di stare al loro fianco”.

La situazione e lo stato dell'immigrazione non è ovviamente semplice, al contrario si registra una analogia tra i problemi degli immigrati con quelli storici del mercato del lavoro qui in Campania. “La situazione rispecchia il mercato del lavoro fatto di lavoro nero, di lavoro sommerso e di camorra invasiva”, ha ricordato Qaddorah chiedendo un rinnovato impegno alla CGIL per lanciare un “messaggio sindacale e culturale” con “l'ingresso - ha concluso Qaddorah - di immigrati, non solo nei direttivi, ma nelle strutture dirigenti delle categorie dove sono maggiormente presenti così come nelle strutture confederali”.

Tempo di bilancio delle cose fatte senza nascondere i problemi che in questi anni si sono registrati a Napoli, dalla sanità all'emergenza rifiuti fino ai fondi strutturali: parlarne per superare le difficoltà e andare avanti continuando, con un impegno rinnovato, a lavorare. Parole del segretario generale della Camera del Lavoro di Napoli, Peppe Errico, al IX Congresso della CGIL Campania. Un invito, quello di Errico, a rivendicare con orgoglio “le buone, ottime cose fatte, con punte di eccellenza: nei trasporti, nell'agricoltura, nella ricerca e nell'innovazione”.

Per Errico “risultati importanti”, frutto del confronto tra la politica e le parti sociali, nel rispetto reciproco dell'autonomia, “da assumere per tentare di andare avanti”. Nello specifico il segretario generale di Napoli ha affrontato il rapporto con il Comune che, ha detto, “ha vissuto alterne vicende con le organizzazioni sindacali. La Iervolino ha fatto un lavoro ottimo 'singolarmente' ma non basta: la giunta è disattenta nei confronti dei sindacati”. Il riferimento è ai problemi di bilancio, delle partecipate e alla notizia, assunta dai quotidiani, dello scorporo dell'Asia, l'azienda di raccolta rifiuti. “

“Si fanno scelte e non si convoca nessuno”, ha lamentato Errico nell'aggiungere che il confronto tra politica e parti non può essere relegato “alle sole questioni dettate dall'emergenza. Non va bene c'è bisogno di governare”. Anche agli industriali Errico avanza dure critiche: “Non basta il capitale ma serve anche il lavoro. Gli industriali devono fare di più perché c'è bisogno di scelte concrete con proposte di qualità e per lo sviluppo”. Così come nel rapporto con CISL e UIL sul territorio: “Il lavoro comune per la costruzione di momenti di lotta non può prescindere - ha concluso - da una unità da costruire ovunque nella regione così come a Roma”. 

FIOM, su Pomigliano e Pratola Serra la lotta continua

La lotta per la difesa degli impianti Fiat a Pomigliano, così come alla Fma di Pratola Serra, continua in un quadro generale su quello che è il ruolo del gruppo torinese in Italia. “E' inaccettabile la riduzione della produzione nel paese a 900mila autovetture, circa 300mila vetture in meno rispetto al periodo ante crisi”. E' il segretario generale della FIOM Campania, Maurizio Mascoli, a fare con noi il punto sugli stabilimenti produttivi del Lingotto in Campania.

Riguardo allo stabilimento produttivo di Pomigliano D'Arco nei prossimi giorni, fa sapere Mascoli, “nel quadro più generale, si aprirà un confronto con la Fiat sul progetto della nuova Panda che riguarderà gli investimenti da realizzare, la nuova organizzazione produttiva - viene di fatto riconvertito l'intero stabilimento - e la verifica delle ricadute occupazionali”. Un confronto, precisa il dirigente sindacale, “che riguarderà anche le attività dell'indotto che verrà convertito e dimensionato alla nuova produzione” partendo dal presupposto che oggi la Fiat viene prodotta in un contesto molto diverso, ovvero la Polonia. Sarà un confronto a tutto campo, quello tra organizzazioni sindacali e Fiat, che toccherà anche il tema della flessibilità. “Sarà, come sempre avviene in questi casi, un confronto difficile su questo tema: noi contratteremo come abbiamo sempre fatto ma sia chiaro che Pomigliano è in Italia e non in Polonia”, puntualizza Mascoli.

Situazione difficile invece per lo stabilimento Fma. “Rimane un problema molto grave a Pratola Serra perché non c'è ancora un progetto: senza un nuovo motore si va al ridimensionamento dello stabilimento e dell'occupazione”. Nello stabilimento in provincia di Avellino si producevano infatti motori di gamma alta, in particolare diesel, montati sulle vetture Alfa. Adesso che per Pomigliano si profila una nuova missione produttiva, quella legata alla produzione della nuova Panda, con motori prodotti a Termoli, Fma si vede tagliata completamente fuori. “La questione rimane aperta - aggiunge il leader della FIOM Campania - e si lega al processo inaccettabile di ridimensionamento della produzione automobilistica in Italia”.

Le lotte sindacali continuano così come il confronto, specifico per la situazione dello stabilimento di Pratola Serra, previsto per il 30 marzo per affrontare le prospettive industriali di Fma. A Roma ci sarà il presidio dei lavoratori e sulla base dei risultati dell'incontro, dice il dirigente FIOM, si decideranno le iniziative. “Tutto questo - conclude Mascoli - rientra in un quadro generale dove è inaccettabile il ridimensionamento della produzione auto in Italia con tutti i riflessi che sui territori in termini di occupazione”.

Sul tema abbiamo parlato anche con Peppe Dinarelli, delegato FIOM della Fiat di Pomigliano, che ci ha riportato la condizione dei 5.000 lavoratori (più altri 10.000 dell’indotto) dello stabilimento. “Ci troviamo dopo tre anni in cassa integrazione con due giorni di lavoro al mese e senza un piano industriale credibile per il futuro non solo per noi ma per tutto il gruppo Fiat in Italia”, dice Dinarelli che aggiunge: “In più è di pochi giorni fa la notizia di ulteriori 50 licenziamenti di operi che lavorano lì anche da quattro anni”. Le storiche lotte dei lavoratori di Pomigliano, che negli anni hanno occupato il tetto dello stabilimento e quello del comune, insieme alla sala consiliare, e poi invaso l’autostrada, e lì duramente caricati, a quanto pare sono destinate a continuare.



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TAGS congresso cgil

19/03/2010 17:00

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