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Trentino, metalmeccanici i più colpiti dalla crisi

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Al congresso l'impegno della Fiom contro la fuga delle multinazionali. Il settore è quello che soffre la recessione più degli altri, per uscirne serve un modello sindacale condiviso

di Guido Iocca

TRENTO. Sono le aziende metalmeccaniche, nel quadro generale delle difficoltà attraversate dall'economia del Trentino, quelle sicuramente più colpite dalla recessione in atto. Basti pensare che nel settore è stato consumato ben il 72% di tutte le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate nel 2009 dall'Inps provinciale.

Sono in crisi multinazionali del calibro della Dana, impegnata nella produzione di assali per trattori, della Mahle, che realizza bronzine per motori, della Smith International, che costruisce punte per trivelle. Una situazione difficile, su cui si è soffermato oggi, nella seconda giornata del congresso della Cgil, Roberto Grasselli, segretario generale della Fiom provinciale ed esponente di punta della mozione 2. “Sono sempre di più, anche in Trentino, le aziende che chiudono i battenti e trasferiscono le loro produzioni all'estero. Noi, con la nostra azione sindacale, abbiamo cercato e stiamo cercando a tutt'oggi di contrastare questa tendenza, ottenendo dei risultati che all'inizio sembravano irraggiungibili”.

A questo proposito, Grasselli ha citato nel suo intervento il caso paradigmatico della Zf: “Un'azienda – ha ricordato il numero uno dei metalmeccanici Cgil trentini - per la quale la proprietà, una multinazionale tedesca, ci aveva comunicato nel dicembre del 2009 la chiusura, una prospettiva che gli altri sindacati confederali avevano pensato bene di barattare con la concessione degli ammortizzatori sociali. L'ennesimo capitolo di una mattanza sociale a cui noi della Fiom ci siamo opposti, riuscendo alla fine a portare a casa, dopo una serie di incontri in Germania e una mobilitazione serrata, la possibilità di cambiare il piano industriale e la promessa da parte dei vertici del gruppo del mantenimento dell'impianto in Trentino. E' questo il modello sindacale che ci piace e a cui tutta la Cgil dovrebbe aspirare: quello in cui, come nel caso della Innse di Milano, ci si fa carico – anche attraverso la costruzione di percorsi democratici – dei destini dei lavoratori”.



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TAGS congresso cgil trentino

19/03/2010 14:20

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