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Fmi, due saggi criticano il “Washington Consensus”

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Due saggi di alcuni economisti del Fondo Monetario Internazionale (“Rethinking Macroeconomics Policy” e “Capital Inflows: The Role of Controls”), pubblicati a febbraio 2010, hanno creato un qualche scompiglio fra gli osservatori economici perché in essi sono state espresse idee diametralmente opposte all’orientamento dello stesso Fmi degli ultimi decenni. Il Fondo, assieme alla Banca mondiale, fu creato poco prima della fine della seconda guerra mondiale per favorire la ricostruzione e governare il nuovo mercato monetario. Negli ultimi decenni hanno concentrato la loro attività sui paesi in via di sviluppo e su gravi crisi monetarie di singoli paesi (vedi il caso Argentina, nel 2002, e la consulenza attuale sul caso Grecia). Queste due istituzioni, entrambe aventi sedi a Washington, hanno sempre condiviso una concezione dell’economia orientata alla stabilità monetaria (e quindi a politiche di bilancio austere), alla liberalizzazione spinta e all’assenza di controlli nei movimenti di capitale (il cosiddetto “Washington Consensus” spesso usato in senso dispregiativo). Una concezione criticata dall’economista Joseph Stiglitz, in particolare nel libro “La Globalizzazione e i suoi oppositori” Einaudi, Torino 2002.

I due recenti paper degli economisti dello Fmi prendono di mira due dei punti cardinali espressi sopra. Nel primo si avanza l’idea che l’obiettivo d’inflazione potrebbe essere circa il doppio rispetto al tasso obiettivo attualmente perseguito dalla banche centrali (4 anziché 2 per cento). Nel secondo si sostiene che il controllo all’afflusso dei capitali potrebbe convenire in alcune situazioni ai paesi in via di sviluppo per impedire un’eccessiva rivalutazione della loro moneta.

Le reazioni non sono mancate, soprattutto nei confronti del paper sul controllo dell’inflazione, che l’Economist ha definito come un “cambiamento capriccioso e irresponsabile”. Altrettanto negativa la posizione del presidente della Banca Centrale Europea, Jean Claude Trichet, che ha bollato l’ipotesi come “semplicemente sbagliata” (plain wrong), sostenendo che tutti i banchieri centrali da lui conosciuti la pensano allo stesso modo.


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TAGS fmi

18/03/2010 17:27

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