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Cgil Toscana: Gramolati, piano decennale di sviluppo

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La relazione del segretario generale, dal titolo “Migliorare il lavoro, migliorare la Toscana”. La proposta di un progetto 2010-2020. “Il mercato del lavoro penalizza donne, giovani e migranti. Non si può più rinviare la questione salariale”

di Vanna Palumbo e Roberta Lisi

MONTECATINI TERME - “Voglio dedicare questo congresso a Emiliano Bessi, 49 anni cittadino di questa provincia, morto sul lavoro morto per vivere”. Queste le parole usate da Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil Toscana, in apertura della assise congressuale in corso a partire da oggi a Montecatini Terme. 

“Migliorare il lavoro, migliorare la Toscana” non è solo il titolo della due giorni di lavori ma anche il filo conduttore della proposta politica e sindacale che il leader sindacale ha rivolto alla platea di delegati, dei numerosi ospiti in rappresentanza delle istituzioni locali, dei partiti di maggioranza e opposizione, di Arci, Anpi, Università, Confesercenti, Legacoop, Pubbliambiente, Istituto Gramsci, Anci, organizzazioni sindacali della regione, della Svezia, dei Paesi Baschi e della Germania.

Dopo una breve analisi sulla condizione del lavoro in Toscana e una riflessione preoccupata sulla situazione del Paese a partire dallo scontro istituzionale in atto, questione ineludibile perché “E’ un tema che dobbiamo porci tutti perché la democrazia non è lo spazio di una parte, ma lo spazio dove alberga la libertà di ciascuno di noi e, come diceva Bruno Trentin <per noi la libertà viene prima>,  Gramolati ha motivato la scelta di dedicarsi alle proposte per il futuro del territorio: “Solo migliorando il lavoro possiamo affrontare alcuni dei nodi critici che stanno insidiando il modello di coesione al quale la nostra regione si ispira. E non vi è dubbio che la prima condizione per migliorare il lavoro è difenderlo”. E prosegue il segretario “dovremo – infatti -  fare i conti con una disoccupazione di massa di lungo periodo con conseguenze evidenti”.

Convinto che il futuro del lavoro abbia bisogno di una nuova stagione di sviluppo, Gramolati ha delineato il progetto di “Preparare una Toscana 2020 collegata a Europa 2020” sapendo che le 4 principali sfide da affrontare globalizzazione, cambiamento demografico, cambiamento climatico, energia. “Occorre ridisegnare un nuovo sviluppo fondato su tre linee di azione convergenti: conoscenza e innovazione; economia verde; valorizzazione del capitale umano e lotta alla povertà”.

“Cosa significa questo in concreto di fronte alla nullità progettuale del governo Berlusconi?”, si domanda il segretario  e risponde:  “prendiamo il caso della crisi climatica e energetica. Nonostante un sordo sabotaggio da parte italiana, un anno fa la Ue ha adottato il famoso pacchetto clima e energia [entro 2013 Italia dovrà ridurre le emissioni climalteranti del 13% e accrescere l'uso di energia da fonti rinnovabili fino al 17%], la proposta che avanziamo alla Toscana è che le due prossime legislature si concentrino su questa sfida, caricandosi autonomamente sulle spalle la responsabilità di attuare quell’impegno. Si tratta di allestire un piano nel quale assegnare un ruolo fondamentale alla Toscana meridionale e alle straordinarie potenzialità dei suoi distretti rurali. Superando per questa via il “dualismo” del modello toscano.

Un piano che punti ad una crescita industriale e di qualificazione dei servizi verso questi nuovi obiettivi. Dieci anni, nel corso dei quali concentrare il massimo delle risorse, ricerche e formazione allo scopo di strutturare filiere produttive e di servizio di eccellenza, anche ricorrendo a forme mirate di fiscalità. Costruendo relazioni qualificate con i numerosi campioni tecnologici presenti in tutti i sistemi territoriali e promuovendo l’arrivo di nuovi, in uno stretto rapporto con l’Università e la ricerca. Definendo grandi piattaforme tecnologiche per energie alternative anche come momento di qualificazione e riconversione di importanti siti industriali come quello costiero o quello pratese che debbono collocarsi su una fascia produttiva a un più alto valore aggiunto senza abbandonare la propria responsabilità verso il sistema ambientale e sociale toscano”. Noi pensiamo che la costruzione di tutto questo debba essere affidato a una nuova stagione di contrattazione.

Una contrattazione che si concentri a livello regionale su un numero selezionato di progetti, ne condivida gli obiettivi e ne misuri i risultati”. “Misurare i progetti avviati e i loro risultati”, dice ancora Gramolati rappresenta una vera rivoluzione nel rapporto tra politica e cittadini”.

Il progetto decennale per lo sviluppo della Toscana 2010-2020 che lancia Gramolati si focalizza sulla necessità di “concentrare il massimo delle risorse, della ricerca e della formazione per strutturare filiere produttive e di servizio di eccellenza. Anche - sottolinea il segretario - ricorrendo a forme mirate di fiscalità”.
 
“Dobbiamo fare del ‘pubblico’ un reale e concreto presidio di legalità”,  prosegue il leader sindacale, sostenendo che “il pubblico non può essere confinato nel ruolo di ufficiale pagatore degli errori del privato, ma deve rompere ogni alterità con il privato stesso”. Una azione che per Gramolati è possibile solo attraverso un forte protagonismo dei lavoratori che migliori l’efficienza e la qualità come dimostra il modello sanitario regionale. Il processo riformatore  presente nel suo progetto esclude scenari come quelli che oggi annoverano “34 società di trasporti, 39 società di rifiuti, 7 società per l’acqua e numerose agenzie di promozione territoriali che non rispondono più in termini di efficienza e di costi ai bisogni dei cittadini e che inibiscono qualsiasi politica di investimento”. 

Problemi che, insieme a quello che Gramolati individua come ulteriore ostacolo rappresentato dai localismi, si frappongono a ogni scelta di sistema.  Una scelta che va compiuta subito e per la quale il sindacalista propone un metodo di governo  rigoroso e trasparente: obiettivi limitati e concentrati per consentire finalmente il monitoraggio periodico dei risultati, un dibattito pubblico incardinato su dati e problemi reali, l’accertamento delle responsabilità. In questa “rivoluzione nel rapporto tra politica e cittadini, la Toscana –aggiunge – può diventare un laboratori avanzato”.

Ridurre le diseguaglianze tra i sessi, tra le generazioni e tra le genti è uno dei capitoli più significativi della relazioni di apertura del 9 congresso della Cgil Toscana che si è aperto questo mattina a Montecatini Terme con l’intervento del segretario uscente Alessio Gramolati. Obiettivo importante che deve essere contestuale al processo di sviluppo. 

Il mercato del lavoro toscano penalizza donne, migranti e giovani
Per Gramolati, le donne sono penalizzate sia nell’accesso al lavoro, con un tasso di occupabilità lontano dagli obiettivi di Lisbona e più basso che in altre regioni del centro nord, che nei livelli retributivi, più bassi del 16 p.c. rispetto agli uomini. Analogamente per i giovani: “sono gli ultimi ad entrare stabilmente nel mercato del lavoro e i primi ad uscirne nei processi di crisi, vittime di un modello che trasforma quello che dovrebbe essere un trampolino, in trappola”. “Addirittura – prosegue il sindacalista- la Toscana è 20 punti sotto la media europea quanto ad utilizzazione dei giovani con titolo di studio”. Per quanto riguarda gli immigrati, aggiunge il segretario “nonostante la buona legge regionale, assai diversa normativa nazionale, si registrano preoccupanti criticità che la crisi tende ad esasperare, a partire dal superfruttamento e dal lavoro nero e minorile”.

La questione salariale: la terra della seconda casa e non del primo lavoro
“Non si può rinviare – dice Gramolati – la questione salariale che vede le nostre retribuzione ai livelli più bassi del centro nord.” Il ciclo economico che si è concluso con la crisi ha indicato la Toscana più come luogo di consumo che di produzione e innovazione. “Siamo quelli della seconda casa e non del primo lavoro”. Sotto accusa per il segretario, “l’alto consumo del territorio oggi sopito dalla crisi ma, a suo dire, che potrebbe ripresentarsi in nome dell’emergenza e in assenza di nuovo sviluppo”. Sotto accusa anche il rapporto tra industria e territorio. “Un rapporto da sanare e -  per il sindacalista - questo compito tocca all’industria, rea di un modo sbagliato di fare impresa”. “A risentirne secondo il leader della Cgil,  una  occupazione stabile,  la tutela ambientale, l’innovazione”. Queste le ragioni della necessità “di fare sistema” e di “ricostruire un blocco sociale trainante e culturalmente coeso che attorno al valore del produrre, dell’innovare, dell’integrare esprima tutto il valore del lavoro, il gusto degli obiettivi nuovi e di una nuova cittadinanza sociale”.

Le conclusioni del suo intervento Gramolati le dedica al sindacato cui spetta, insieme agli altri soggetti, realizzare quel sistema “attraverso una nuova stagione contrattuale e una nuova pratica concertativa che liberi l’azione sindacale dai burocratismi autoreferenziali dove le divisioni l’hanno confinata. Una pratica sindacale innovativa che rigetta l’idea di un sindacato contemplativo e che risponda alla domanda di libertà, al bisogno di emancipazione con iniziative di riscatto civile. Per noi – aggiunge- questa idea passa attraverso la contrattazione, la democrazia e l’autonomia, le sole che definiscono il carattere sindacale di un’organizzazione”.



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TAGS gramolati congresso cgil cgil toscana

18/03/2010 16:16

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