
Sicilia, vittime di una crisi “immorale”
Partiti i lavori del XIV Congresso della Cgil Sicilia
di Davide Colella
La tre giorni di Campofelice di Roccella, in provincia di Palermo, è nata sotto il segno delle donne. Per la prima volta il congresso siciliano è stato aperto da una lavoratrice immigrata. Fouzia Moafid, marocchina che da anni vive nell'agrigentino, ha testimoniato dal palco la condizione di precarietà e schiavitù in cui versano molti immigrati.
La platea, subito dopo, ha reso omaggio ad Antonietta Renda, figura indimenticabile del sindacato siciliano che ha dedicato la sua esistenza ai diritti dei lavoratori fin dalle lotte per la riforma agraria.
Alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, della politica, dell'economia e di 388 delegati provenienti da tutta l'isola, Mariella Maggio, segretaria generale uscente, ha tracciato un quadro impietoso della situazione socio-economica siciliana. Maggio ha definito questa crisi "immorale", perché scarica i suoi costi sulle fasce più deboli della popolazione. Immorale quanto gli scandali politici ed economici che da mesi si susseguono da un capo all'altro del paese.
La segretaria generale ha parlato di un'economia siciliana in caduta libera. Il Pil è crollato del 5%, le esportazioni quasi dimezzate. Secondo la Maggio, il dato che fotografa la disoccupazione al 13,3% non è da considerare attendibile perché "non è possibile lasciare fuori da questo computo gli inattivi", quei cittadini scoraggiati dall'attuale congiuntura economica che non compaiono più in nessuna statistica. Nella condizione di disoccupati, secondo la segretaria generale, si trovano almeno 27 siciliani su 100.
La lettura della povertà relativa fatta dalla Cgil pone all'attenzione dati drammatici: il 48% delle famiglie siciliane si trova al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. La conferma di queste difficoltà viene dal dato sull'indebitamento, cresciuto del 160%, e dalla crescente esposizione all'indigenza di giovani e anziani.
Dal palco di Campofelice di Roccella, spazio anche alla vertenza Fiat, definita da Mariella Maggio una metafora di tutti i mali dell'industria siciliana. Secondo il sindacato, Termini Imerese paga lo scotto di classi politiche inadeguate, di manager attratti dall'economia di carta più che dall'economia reale e dal saccheggio di risorse pubbliche. La Maggio ha ribadito che la Cgil si batterà fino in fondo perché la Fiat non abbandoni la Sicilia e perche, in ogni caso, a Termini si continui a produrre automobili.
Parere negativo è stato espresso nei confronti dell'operato del governo nazionale e di una Banca del Sud che alla Sicilia non serve. Aspre critiche rivolte anche allo "scippo nei confronti del Fas e degli enti locali " nonché a una politica fiscale che lascia indietro i meno abbienti.
In chiusura, Mariella Maggio ha auspicato un'azione comune delle rappresentanze sociali per aprire una stagione di dialogo con le istituzioni che porti a risultati concreti. Secondo la segretaria generale della Cgil Sicilia il futuro dell'isola passa per "la rivoluzione energetica, la forestazione produttiva, la messa in sicurezza del territorio, la bonifica dei siti inquinati, la questione dei rifiuti e la lotta contro il lavoro nero e l'illegalità".
La platea, subito dopo, ha reso omaggio ad Antonietta Renda, figura indimenticabile del sindacato siciliano che ha dedicato la sua esistenza ai diritti dei lavoratori fin dalle lotte per la riforma agraria.
Alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, della politica, dell'economia e di 388 delegati provenienti da tutta l'isola, Mariella Maggio, segretaria generale uscente, ha tracciato un quadro impietoso della situazione socio-economica siciliana. Maggio ha definito questa crisi "immorale", perché scarica i suoi costi sulle fasce più deboli della popolazione. Immorale quanto gli scandali politici ed economici che da mesi si susseguono da un capo all'altro del paese.
La segretaria generale ha parlato di un'economia siciliana in caduta libera. Il Pil è crollato del 5%, le esportazioni quasi dimezzate. Secondo la Maggio, il dato che fotografa la disoccupazione al 13,3% non è da considerare attendibile perché "non è possibile lasciare fuori da questo computo gli inattivi", quei cittadini scoraggiati dall'attuale congiuntura economica che non compaiono più in nessuna statistica. Nella condizione di disoccupati, secondo la segretaria generale, si trovano almeno 27 siciliani su 100.
La lettura della povertà relativa fatta dalla Cgil pone all'attenzione dati drammatici: il 48% delle famiglie siciliane si trova al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. La conferma di queste difficoltà viene dal dato sull'indebitamento, cresciuto del 160%, e dalla crescente esposizione all'indigenza di giovani e anziani.
Dal palco di Campofelice di Roccella, spazio anche alla vertenza Fiat, definita da Mariella Maggio una metafora di tutti i mali dell'industria siciliana. Secondo il sindacato, Termini Imerese paga lo scotto di classi politiche inadeguate, di manager attratti dall'economia di carta più che dall'economia reale e dal saccheggio di risorse pubbliche. La Maggio ha ribadito che la Cgil si batterà fino in fondo perché la Fiat non abbandoni la Sicilia e perche, in ogni caso, a Termini si continui a produrre automobili.
Parere negativo è stato espresso nei confronti dell'operato del governo nazionale e di una Banca del Sud che alla Sicilia non serve. Aspre critiche rivolte anche allo "scippo nei confronti del Fas e degli enti locali " nonché a una politica fiscale che lascia indietro i meno abbienti.
In chiusura, Mariella Maggio ha auspicato un'azione comune delle rappresentanze sociali per aprire una stagione di dialogo con le istituzioni che porti a risultati concreti. Secondo la segretaria generale della Cgil Sicilia il futuro dell'isola passa per "la rivoluzione energetica, la forestazione produttiva, la messa in sicurezza del territorio, la bonifica dei siti inquinati, la questione dei rifiuti e la lotta contro il lavoro nero e l'illegalità".
TAGS congresso cgil sicilia
17/03/2010 19:35





