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Congresso Cgil

Calabria, 35 mila posti a rischio

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Il tasso di industrializzazione è il più basso del Mezzogiorno, non c’è un apparato produttivo manifatturiero strutturato, si contano solamente 20 addetti ogni 1.000 abitanti, a fronte dei 37 del resto del Sud. Rieletto Genco alla segreteria generale

di Emma Berti

GIZZERIA LIDO - Con la rielezione a segretario generale di Sergio Genco si sono conclusi i lavori del decimo Congresso della Cgil calabrese. Sui 158 membri del direttivo, sono stati 17 i voti contrari alla conferma del segretario uscente. Genco è stato eletto per la prima volta il 17 settembre del 2008, data in cui prese il posto di Vera Lamonica, entrata poi nella segreteria confederale di Corso d'Italia.

Nelle prossime settimane verranno eletti gli altri componenti della segreteria, attualmente formata da Pasquale Aprigliano, politiche contrattuali e dei settori produttivi; Raffaele Mammoliti, politiche oprganizzative; Mimma Iannello, politiche di welfare, della Pubblica Amministrazione e del mercato del lavoro; e Massimo Covello, politiche dello sviluppo.

La giornata
L'intervento conclusivo dei tre giorni di Congresso della Cgil calabrese, è stato affidato alla segretaria confederale nazionale Paola Agnello Modica. Dopo alcune riflessioni generali sullo svolgimento dell’assise, invita l’organizzazione a “farsi forza pur sapendo che la fase che abbiamo davanti sarà pesantissima”, e a tenere bene a mente che l’azione della Cgil è stata determinante per far sì che non si arrivasse ad un vero e proprio disastro sociale. “Senza di noi, per citare alcuni esempi – precisa – non si sarebbe ottenuta la cassa integrazione in deroga, non sarebbero state bloccate le più pesanti modifiche al Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e la Protezione civile S.p.a sarebbe diventata una realtà”.

Inevitabile il richiamo ai grandi temi che hanno guidato le lotte di questi mesi e che continuano ad essere ai primi posti nell’agenda politica del sindacato di Corso d’Italia. In primis la crisi, che, come è stato ricordato più volte nei lavori del congresso calabrese, è una e trina, della produzione, sociale e ambientale, e non si ferma al mondo del lavoro ma diventa crisi democratica. “Una crisi che - sottolinea Agnello Modica – non è certo finita, e che il governo usa per spostare gli equilibri socio economici nel Paese. Un governo che fa delle scelte: sceglie un modello di sviluppo antico e retrogrado, quello di sostenere la rendita e non la produzione; sceglie non solo di mantenere le disuguaglianze, ma le accresce. E lo fa – continua la segretaria - attraverso un fisco ingiusto, il nuovo modello contrattuale che la Cgil non ha firmato, alimentando la disparità nei diritti. E ancora, con la riforma del processo del lavoro e l’attacco allo Statuto dei lavoratori, facendo passare la logica, in quest’ ultimo caso con la compiacenza di Cisl e Uil, per cui tutti i diritti, tutti, diventano derogabili”.

La segretaria confederale apre poi una parentesi sul rapporto con i sindacati di Bonanni e Angeletti: “nessuno pensa che l’unità vada fatta a prescindere, ma bisogna dire no anche alla non unità a prescindere: dipende sempre dal merito”. Con gli applausi della platea, composta da 408 delegati, Agnello Modica conclude chiedendo ai presenti e alla Cgil tutta di tornare ed essere sempre più presenti sui luoghi di lavoro, “perché è da lì che viene la nostra forza”, e lancia uno sguardo a questo XVI Congresso caratterizzato dalla contrapposizione tra due mozioni. “La Cgil è una grande organizzazione pluralistica, ma deve restare unita, perché solo così riusciremo a costruire un progetto per il Paese senza disperdere le nostre forze”.

“Se l’Italia è messa male, la Calabria sta ancora peggio”. A dirlo è Pasquale Aprigliano, segretario confederale della Cgil Calabria con delega alle politiche contrattuali e ai settori produttivi, intervenendo dal palco del congresso regionale in corso all’hotel Caposuvero. Il sindacalista tratteggia un quadro disastroso della situazione economica, sottolineando come nella regione non esista una struttura industriale sviluppata: “Il tasso di industrializzazione è il più basso del Mezzogiorno, non c’è un apparato produttivo manifatturiero strutturato, si contano solamente 20 addetti ogni 1.000 abitanti, a fronte dei 37 del resto del Sud e degli oltre 100 del Nord del paese”.

Le imprese sono tutte di piccole e piccolissime dimensioni, e non reggono la crisi: “La disoccupazione ha toccato il 14,6 per cento e gli ammortizzatori non bastano a sanare la tragica condizione dei lavoratori calabresi. Tra il 2007 e il 2008 sono stati persi 27mila posti di lavoro, e 35mila sono a rischio. Non esiste - continua Aprigliano - l’azienda intesa come valore sociale, ma solo come strumento di profitto”.

Per il segretario regionale, “la politica di assistenzialismo ha fallito e ha prodotto un meccanismo secondo il quale i soldi che arrivavano si trasformavano in consumi per poi tornare al Nord, perché è da lì che venivano i prodotti acquistati”. La responsabilità è da addebitare anche alla politica: “La classe dirigente calabrese riceveva i soldi e li distribuiva, trasformandoli in consenso. Non ha mai pensato allo sviluppo, alla ricerca, all’innovazione, creando così un futuro ancora più nero del passato”.

Ma l’aspetto peggiore del quadro è, secondo Aprigliano, la forza della criminalità organizzata, “che toglie dignità alle persone, non vi fa vivere”. Conclude poi, tra gli applausi, con un ringraziamento: “Noi dobbiamo dire grazie agli africani, perché hanno avuto il coraggio che noi calabresi non abbiamo avuto in cinquant’anni di storia: il coraggio di ribellarsi alla ‘ndrangheta”.

Tra i primi a prendere la parola dal palco, Giovanni Donato, segretario della Cgil di Cosenza. Donato ha sottolineato come, in un momento di crisi acuta, a livello economico, sociale ed ambientale, la Cgil debba essere unita, tenere bene a mente la sua dimensione confederale ed evitare dannose divisioni e strappi. Per il segretario cosentino, “si deve partire dalla crisi per rivalutare il modello di sviluppo economico, dando il via ad una riconversione ecologica dell’economia”. Tra i tanti punti toccati nel suo intervento, la difesa dei servizi pubblici essenziali, in primis l’acqua. Acqua come diritto, come bene comune e prezioso, “che il governo vuole regalare alle multinazionali per fare l’interesse dei privati, commettendo così un delitto nei confronti dei cittadini”. Non potevano mancare le critiche nei confronti dell’esecutivo, in particolare per quanto riguarda le modifiche al processo del lavoro e l’attacco all’articolo 18, né quelle rivolte al “federalismo dissociativo dannoso per il Sud del paese”.

Il microfono è poi passato a Gianfranco Trotta, segretario generale della Flc calabrese, che ha descritto una regione in cui scuola, ricerca e università soffrono particolarmente dei tagli del ministro Gelmini. Gli insegnanti che perderanno il lavoro quest’anno sono 4.470, che andranno ad aggiungersi agli altrettanti mandati a casa lo scorso. Trotta ha ricordato che sono state chiuse 84 scuole, a fronte delle 270 su tutto il territorio nazionale. “Tutte politiche che non rispondono alle esigenze degli studenti, ma di questo o quel potere extrascolastico”. Poteri che, con la riforma dell’università, entreranno anche negli atenei: i consigli di amministrazione delle facoltà dovranno essere composti per il 40 per cento da privati, e il segretario si augura che “in Calabria il maggior investitore non diventi la ‘ndrangheta”. Insomma, viene espressa una profonda preoccupazione per l’intero settore della conoscenza, “che dovrebbe invece essere sostenuto - conclude Trotta - in una regione come la nostra, perché sapere significa conoscere la storia, significa lotta alla legalità, significa avere una coscienza libera”.

aggiornato alle 22.00




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TAGS congresso cgil calabria

17/03/2010 13:06

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