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Congresso Cgil, Calabria vuole alzare la testa

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di Emma Berti

Con il saluto di Moussa, lavoratore immigrato di Rosarno, si è aperto il 15 marzo a Gizzeria Lido, in provincia di Catanzaro, il decimo congresso regionale della Cgil Calabria.
Davanti ad una platea di 408 delegati, sono intervenuti, tra gli altri, il segretario generale Sergio Genco, il presidente della Regione Agazio Loiero e i segretari generali di Cisl e Uil.

Genco ha illustrato la propria relazione introduttiva, in cui ha tratteggiato luci e ombre di una regione in crisi profonda, sul piano economico e sul fronte sociale, ma che non alza le braccia di fronte allo status quo. "Una Calabria che non accetta di piegarsi, di presentarsi rassegnata, ma che vuole alzare la testa ed essere protagonista di una nuova fase di rinascita, di modernizzazione ed elevazione civile, e che - continua Genco - non chiede e non vuole assistenza, non accetta la logica del voto di scambio, ma esige riforme, politiche per il lavoro e l'inclusione sociale, sviluppo e coesione territoriale".

Lavoro, diritti, sviluppo e legalità sono le parole d'ordine di questo appuntamento congressuale. Come ha sottolineato Genco, la crisi ha colpito duro anche in Calabria, dove il tasso di disoccupazione è volato al 14,4%, in due anni si sono persi 27.000 posti di lavoro e tutti i settori produttivi stanno subendo un forte ridimensionamento. E per affrontarla questa crisi, "che non ha precedenza nella storia repubblicana", le politiche del governo sono inadeguate. Governo cui il segretario calabrese non ha risparmiato critiche, accusandolo della riduzione del livello di democrazia, di pluralismo, di libertà e di diritti in un paese sempre più povero e disuguale, in cui crescono le pulsioni xenofobe e razziste. Esecutivo che punta alla frantumazione dell'unità sindacale e alla marginalizzazione del ruolo dei sindacati, che vuole trasformare in erogatori di servizi gentilmente concessi dalla politica; attacca il lavoro, considerato al pari della merce, depotenziando il contratto collettivo nazionale con una riforma non sottoscritta dall'organizzazione più grande e rappresentativa; stralcia lo Statuto dei lavoratori attraverso la legge sull'arbitrato. E ancora, un governo che considera il Mezzogiorno alla stregua di un pesante fardello, a cui tagliare i fondi - ben 27 miliardi dei Fas sono stati dirottati sulle regioni del Nord - , e gli immigrati pericolosi criminali da rispedire a destinazione come pacchi postali.

A tutto questo la Cgil si oppone, "una Cgil - dice Genco - più motivata, più consapevole della propria forza, delle proprie idee e della sua missione", che si batte per "la globalizzazione dei diritti, per migliorare le condizioni di lavoro e umane in tutti gli angoli della Terra". Contro "uno sviluppo senza etica e senza futuro - continua il segretario - che distrugge le risorse naturali, inquina, crea disuguaglianze", contro "un'economia malata che non mette al centro l'uomo, ma il guadagno". Per Genco è necessario estendere i diritti quindi, avversando la "filosofia darwiniana" che si tenta di applicare anche ai rapporti di lavoro. Filosofia la cui ombra si proietta in modo evidente sul Sud del nostro Paese, abbandonato e demonizzato da chi dovrebbe invece sostenerlo, da chi dovrebbe prodigarsi per rendere davvero unita l'Italia.

Sono tanti i problemi che vengono toccati dal palco di Gizzeria, a partire dalla disoccupazione, passando per l'assenza di politiche di integrazione a favore degli immigrati, per la mancanza di infrastrutture, il dissesto idrogeologico e l'avvelenamento del territorio, la precarietà e la mancanza di prospettive per i giovani, fino ad arrivare alla criminalità organizzata. La 'ndrangheta continua a fare grandi affari in una regione sempre più povera, a infiltrarsi a ogni livello e a minacciare chi dice no per sceglie la strada della legalità. Proprio per questo, sottolinea Genco, non bisogna abbassare la guardia, ma intensificare le mobilitazioni e le lotte, di modo da ridurre i suoi spazi vitali fino ad azzerarli.

Le richieste avanzate sono quelle che la Cgil ripete a gran voce da mesi: estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i settori produttivi e ai precari, raddoppio delle settimane di cassa integrazione, prolungamento dell'indennità di disoccupazione. E ancora, restituzione del fiscal drag, riduzione delle tasse su lavoro dipendente e pensioni nonché della prima aliquota, lotta all'evasione. Sul fronte dell'immigrazione anche dalla Calabria arriva l'attacco al reato di clandestinità e si chiede la sospensione della Bossi Fini. Necessario è poi un intervento nel settore delle opere pubbliche per favorire piccole opere infrastrutturali immediatamente cantierabili, a differenza di una grande come il Ponte sullo stretto di Messina che, attacca Genco, rischia di collegare due deserti. Infine è indispensabile un programma pluriennale di messa in sicurezza del territorio, di bonifica ambientale e sanitaria.


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TAGS congresso cgil calabria

15/03/2010 21:43

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