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Magliana, il raid anti-immigrati opera di baby teppisti

Una banda di ragazzini tra i 15 e i 20 anni avrebbe fatto irruzione nel bar bengalese, devastando il locale e ferendo tre persone. “Li abbiamo visti crescere - racconta un immigrato - conosciamo i loro genitori. Non riusciamo a capire il perché”

di Antonio Fico

La paura per i bengalesi di via della Magliana, a Roma, ha il volto dei figli dei vicini di casa. Gang di ragazzini italiani di 15, 17, 20 anni, cresciuti nel vuoto di un quartiere che offre ben poco e che rifiutano lo straniero, così come sono stati rifiutati in fondo loro. Ci sono loro dietro il raid con cui ieri sera (il 14 marzo) hanno devastato il bar “Brothers” gestito da un cittadino originario del Bangladesh, e ferito tre persone, tra cui il fratello del titolare, finito al pronto soccorso del S. Camillo con i denti rotti e la mandibola fracassata. E’ quello che dicono i bengalesi del quartiere ed è quello che pensa la polizia. E sono sempre loro, che terrorizzano da mesi, anni, gli stranieri che, dopo una giornata di fatica nei ristoranti del centro, scendono di notte dai malandati bus della periferia. Lo stesso titolare del locale aveva già subito minacce, fino all’aggressione di ieri sera, quando quindici picchiatori hanno aggredito chi volevano, distrutto quello che hanno potuto e rubato l’incasso.

Tra i bengalesi presenti al raduno di oggi pomeriggio fuori al bar dell’aggressione, semiaperto e con i vetri infranti, la paura è un sentimento palpabile, fisico. Qualcuno addirittura se lo porta addosso, perché ha già fatto le spese di questa furia senza senso. Molti sono qui da dieci-quindici anni, hanno comprato casa, lavorano, pagano le tasse. Ma evidentemente non hanno diritto di essere sicuri, loro che vengono accusati di generare l’insicurezza delle nostre città.

“Li abbiamo visti crescere - racconta un bengalese - conosciamo i loro genitori, con cui non abbiamo problemi e con cui a volte ci aiutiamo. Non riusciamo a capire perché”. “Qualcuno ha lasciato casa ed è andato in un altro quartiere - dice un altro - perché non ne poteva più. Io voglio rimanere. Qui tutti vogliono solo lavorare, non abbiamo mai creato problemi”.

Il presidio è affollato di presenze note della città. L’amministrazione, attraverso il vicesindaco Cutrufo, fa sapere che aiuterà a riparare il locale. Il presidente del municipio XV, Luigi Paris, è in realtà preoccupato dell’assenza del sindaco: “Il municipio è spesso lasciato solo - dice - proviamo a fare del nostro meglio ma da soli non ce la possiamo fare”.

Dopo gli avvenimenti del Trullo di tre anni fa, quando fu un locale di rumeni ad essere distrutto, il parlamentino locale investì 100 mila euro in un centro di aggregazione e intercultura. Un primo passo. Paris tenta anche di allontanare lo spettro di un quartiere intollerante, cercando motivazioni all’assenza della gente comune al presidio. “Qui il primo riflesso è la chiusura, ma gli abitanti non sono razzisti, vivono fianco a fianco con gli stranieri da anni. Alla manifestazione di domani pomeriggio saranno molti di più”. Il segretario cittadino del Pd, Alessandro Mazzoli, sottolinea come la Magliana sia il luogo “dove il bar degli stranieri è frequentato anche dagli italiani” e avverte: “I raid avvengono dove in realtà l’integrazione c’è, ed è questo che questi balordi non vogliono”.

L’onorevole del Pd, Jean Leonard Touadi dice chiaro e tondo che l’amministrazione qualcosa c’entra nel cambiamento di clima in città. “Siamo stufi del disco rotto di Alemanno che invoca le forze dell’ordine e poi non prende le distanze da certi gruppi che fomentano odio e razzismo. Tor Pignattara, Ostia, Pigneto, Tor Bellamonaca, ogni giorno registriamo qualche episodio di violenza ai danni degli immigrati, è il segno che la città sta diventando sempre più intollerante. L’integrazione non la fai con l’elmetto ma con la mediazione culturale, con i servizi”.

Ma l’amministrazione non sembra cogliere questi suggerimenti. La giunta ha fatto chiudere pochi mesi fa l’Informagiovani che forse serviva a poco, ma era comunque un segno, una presenza. Chi da due anni si sta battendo per ottenere la struttura che fu una volta un centro anziani, è l’associazione Sensoinverso, che da molto tempo, si prodiga nel quartiere per riaprire un canale di comunicazione tra le comunità. “Organizziamo corsi di italiano per stranieri e vorremmo fare in quell’edificio la consulta degli immigrati, ma il nostro progetto è fermo”. Sono stati proprio i volontari di questa associazione a promuovere un sondaggio insolito, chiedendo a trenta immigrati e a trenta italiani se si sentivano sicuri nel loro quartiere. Ebbene, mentre gli italiani escono tranquillamente, sono gli immigrati ad avere paura di uscire di casa dopo le dieci di sera. Evidentemente la politica della sicurezza per qualcuno non funziona.

TAGS magliana immigrati

15/03/2010 19:03

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