Uno dei testimoni del processo Umbria Olii, che si sta svolgendo presso il tribunale di Spoleto per una delle più tragiche stragi sul lavoro degli ultimi anni, rischia l’incriminazione per falsa testimonianza. Ha rinnegato in aula quanto aveva dichiarato all’indomani della strage e per questo il pm Federica Albano, titolare dell’inchiesta per la strage della Umbria Olii costata la vita a quattro operai della ditta Manili, ha chiesto al giudice di trasmettere alla procura la testimonianza resa dal responsabile della raffineria, l’uomo di fiducia di Giorgio Del Papa
Il teste contestato dal Pm, il 27 novembre 2006, all’indomani della esplosione, aveva dichiarato agli inquirenti che la Manili stava utilizzando una saldatrice e che era stata la stessa azienda di Campello a mettere a disposizione il quadro elettrico da dove prendere la corrente elettrica, senza che si fosse verificato alcun problema e senza che nessuno avesse obiettato sull'uso di quello strumento che fu poi all'origine dell'esplosione.
Ma in aula il responsabile della raffineria si è rimangiato tutto, sostenendo di non aver mai visto gli operai utilizzare la saldatrice.
Nel corso dell’udienza è poi emersa anche una vicenda, risalente a diversi anni prima della tragedia, che vede protagonista lo stesso responsabile della raffineria. Questo avrebbe utilizzato un piccolo registratore per "ascoltare" di nascosto le conversazioni degli operai negli spogliatoi dell'azienda e in particolare quelle di un delegato della Cgil quando questo si incontrava con i colleghi. Un episodio che non è direttamente collegato all'incidente, ma che la dice lunga sul clima che si respirava alla Umbria Olii.