
Libertà d'informazione
Par condicio, la Rai imbavaglia i talk show
Il Cda del servizio pubblico conferma lo stop nonostante la decisione del Tar. L’opposizione compatta: “Cose da pazzi”. In arrivo denunce e ricorsi al Consiglio di Stato. Annozero in diretta web giovedì 25 marzo: si potrà seguire anche su rassegna.it
“Suicidio dalla tv pubblica”, “cose da pazzi per un paese occidentale”, “il regime ha paura”. Nella ferma risposta dell’opposizione e dei sindacati c’è tutto il senso del disappunto (a dire poco) rispetto alla decisione del Consiglio d’amministrazione Rai che ha confermato lo stop del talk show politici fino alle elezioni. Il provvedimento del Cda è arrivato al termine di una riunione straordinaria convocata oggi (15 marzo) per esaminare la sentenza del Tar che venerdì scorso aveva accolto il ricorso di Sky e La7 contro il regolamento del Garante per le comunicazioni. La linea è stata votata a maggioranza, con cinque voti a favore e quattro contrari e il Cda ha invitato il direttore generale del servizio pubblico, Mauro Masi, a rivolgersi alla commissione di Vigilanza per studiare eventuali strade alternative.
A soccorso dell’informazione arriva il web. È conferamato infatti che giovedì 25 marzo Annozero andrà in onda su Internet. Michele Santoro con la sua redazione, inseme ad altri giornalisti tra cui anche Giovanni Floris (Ballarò) andranno online dal Paladozza di Bologna. “Rai per una notte”, questo il titolo della tramissione, avrà lo stesso formato di Annozero. La serata sarà trasmessa in diretta web dalle 21 alle 23.30 su un sito che verrà allestito per l’occasione. La redazione di rassegna.it si associa all’evento: i lettori potranno guardare la diretta in streaming anche dal nostro sito.
“Il Cda della Rai - insorge il segretario della Fnsi Franco Siddi - non ha avuto coraggio. Non voglio dire che esegua degli ordini, perché questo lo lascio dire agli altri. Ma c’è chi vuole che alcune trasmissioni non vadano in onda. Vogliono mettere a tacere voci come quelle di Santoro e Floris, ma anche di Vespa e Paragone. Noi saremo in prima linea per evitare che queste voci di spengano”. Anche l’opposizione alza le barricate. Per il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani la sospensione dei programmi di approfondimento “è assurda”. Il centrodestra, ha detto, “sia nella Commissione di Vigilanza sia nel Cda della Rai non vuole che si parli della situazione del paese, quindi troverà tutte le scuse per non farci vedere i programmi di approfondimento”. Bersani non chiede “che in questi programmi ci siano i politici”, “ma non accetto - afferma - che non si possano esaminare i problemi del paese, con responsabilità, professionalità ed equilibrio. È una cosa da pazzi che in un paese occidentale avanzato si decida a un certo punto di spegnere la luce: questo mi pare assurdo”.
Di “regime che ha paura della verità e dell’informazione libera” parla il capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi: “L‘unica risposta possibile per i gerarchi del fascismo mediatico - attacca - è la censura. La decisione del Cda è scandalosa. Dovranno renderne conto non solo ai cittadini, ma anche alla Corte dei Conti per danno erariale”. Secondo Beppe Giulietti, portavoce di Articolo21, “non vi è bisogno di attendere i testi di eventuali intercettazioni per comprendere quali siano le ragioni che hanno spinto la maggioranza di destra nel Cda Rai a confermare quelle norme bavaglio esplicitamente sconfessate dal Tar e perfino dall’autorità di garanzia. Il bavaglio deve restare perché così ha voluto il signore e padrone del conflitto di interessi”. I radicali annunciano una denuncia “per abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio e frode nelle pubbliche forniture, nei confronti dei membri del Cda Rai e del direttore generale Masi”, mentre il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, fa sapere che la sua organizzazione farà ricorso al Consiglio di Stato “per restituire ai cittadini il diritto a un'informazione libera e trasparente”.
Sulla vicenda si esprime con nettà contrarietà anche la Cgil. “È l’epilogo preannunciato nelle parole di esponenti del centrodestra”, afferma il segretario confederale di Corso Italia Fulvio Fammoni, parlando di “un rimpallo di responsabilità che lascerà le trasmissioni bloccate fino al voto delle regionali”. La Rai, osserva il dirigente sindacale, “non potrà svolgere il proprio ruolo di servizio pubblico e sarà fortemente danneggiata negli asciolti a favore dell’emittenza privata, di cui il premier è il principale proprietario. Oltre che un tema di pluralismo e democrazia, ecco come sempre prepotentemente rispuntare il conflitto di interessi”.
A soccorso dell’informazione arriva il web. È conferamato infatti che giovedì 25 marzo Annozero andrà in onda su Internet. Michele Santoro con la sua redazione, inseme ad altri giornalisti tra cui anche Giovanni Floris (Ballarò) andranno online dal Paladozza di Bologna. “Rai per una notte”, questo il titolo della tramissione, avrà lo stesso formato di Annozero. La serata sarà trasmessa in diretta web dalle 21 alle 23.30 su un sito che verrà allestito per l’occasione. La redazione di rassegna.it si associa all’evento: i lettori potranno guardare la diretta in streaming anche dal nostro sito.
Di “regime che ha paura della verità e dell’informazione libera” parla il capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi: “L‘unica risposta possibile per i gerarchi del fascismo mediatico - attacca - è la censura. La decisione del Cda è scandalosa. Dovranno renderne conto non solo ai cittadini, ma anche alla Corte dei Conti per danno erariale”. Secondo Beppe Giulietti, portavoce di Articolo21, “non vi è bisogno di attendere i testi di eventuali intercettazioni per comprendere quali siano le ragioni che hanno spinto la maggioranza di destra nel Cda Rai a confermare quelle norme bavaglio esplicitamente sconfessate dal Tar e perfino dall’autorità di garanzia. Il bavaglio deve restare perché così ha voluto il signore e padrone del conflitto di interessi”. I radicali annunciano una denuncia “per abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio e frode nelle pubbliche forniture, nei confronti dei membri del Cda Rai e del direttore generale Masi”, mentre il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, fa sapere che la sua organizzazione farà ricorso al Consiglio di Stato “per restituire ai cittadini il diritto a un'informazione libera e trasparente”.
Sulla vicenda si esprime con nettà contrarietà anche la Cgil. “È l’epilogo preannunciato nelle parole di esponenti del centrodestra”, afferma il segretario confederale di Corso Italia Fulvio Fammoni, parlando di “un rimpallo di responsabilità che lascerà le trasmissioni bloccate fino al voto delle regionali”. La Rai, osserva il dirigente sindacale, “non potrà svolgere il proprio ruolo di servizio pubblico e sarà fortemente danneggiata negli asciolti a favore dell’emittenza privata, di cui il premier è il principale proprietario. Oltre che un tema di pluralismo e democrazia, ecco come sempre prepotentemente rispuntare il conflitto di interessi”.
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TAGS regionali rai par condicio libertà d'informazione
15/03/2010 18:14














