
Congresso Cgil
Roma, un progetto metropolitano contro l'emergenza casa
Senza alloggio 50mila famiglie, affitti fino a 1.400 euro, sfratti +35% nel 2009. E la Regione resta immobile. Cgil: alloggi popolari e regolare il mercato, poi piano urbanistico a lungo termine. Non convince l’“housing sociale”, c’è rischio emarginazione
di Claudio Iannilli
Molto spesso, quando si parla di problemi della casa a Roma, si rischia di ripetere gli errori prodotti nel tempo nella città;errori che hanno dato vita a veri e propri ecomostri e a quartieri invivibili:il Laurentino 38 e Corviale, per citarne solo due,oltre a tante altre realtà. Ma negli ultimi anni Roma ha sviluppato una forte capacità di rinnovamento: occorre quindi saper leggere per tempo le nuove esigenze, le nuove domande che una grande metropoli qual è la capitale del paese pone agli attori politici, sociali e istituzionali.
L’emergenza abitativa, anche se rimane il problema principale di Roma, non esaurisce in sé le problematiche legate alle politiche dell’abitare. Queste devono infatti fondarsi su un programma capace di svilupparsi su più tempi: un tempo breve per le emergenze, un tempo medio per la densificazione, un tempo lungo per offrire una risposta alle più generali esigenze dei cittadini. Nel breve periodo riteniamo si debbano predisporre interventi mirati, capaci di trovare una soluzione al dramma dell’emergenza abitativa.
A Roma sono 50mila le famiglie che necessitano di un alloggio, è diventato pressoché impossibile trovare una casa in affitto e, quando la si trova, le pigioni oscillano tra i 900 e i 1400 euro al mese: cifre insostenibili per la maggioranza della popolazione residente in città e nella regione. Si è registrato inoltre un forte aumento degli sfratti, in particolar modo per morosità: 4.879 nel 2009, il 35,3% in più rispetto al 2008, nonostante alcuni sforzi siano stati comunque fatti per rendere la situazione meno faticosa. In questo scenario la Regione Lazio non è rimasta inerte ed è intervenuta con un suo piano casa.
Le demolizioni e ricostruzioni previste, tuttavia, serviranno solo a innescare un meccanismo di timida ripresa dell’economia regionale, importante certo per l’occupazione ma incapace di rispondere alle esigenze dell’abitare. La costruzione di alloggi di edilizia popolare, e la loro assegnazione a chi sia in possesso dei requisiti richiesti – oggi circa 1500 persone – nel rispetto delle graduatorie, rimane quindi per la Cgil la priorità assoluta a cui porre mano nel breve periodo. Nel medio periodo occorre a nostro avviso identificare nel piano regolatore vigente la possibilità di reperire aree già presenti per la costruzione di case popolari e, insieme, recuperare caserme, stazioni, casali, insomma tutti gli immobili possibili, trasformandoli in alloggi popolari.
Nel lungo periodo bisogna invece mettere in piedi un vero e proprio progetto metropolitano, tenendo conto che negli ultimi quindici anni - con una media del 17% ogni anno - i romani hanno cominciato a trasferirsi in misura consistente nei comuni limitrofi, vuoi per la difficoltà a trovare un alloggio, vuoi per i prezzi non più sostenibili, creando notevoli problemi alla mobilità. L’housing sociale viene oggi spacciato come un nuovo strumento per risolvere l’emergenza abitativa. In altre parti del mondo la sua pratica si è rivelata fallimentare, producendo sacche di emarginazione: negli Stati Uniti ha isolato gli afroamericani separandoli dagli ispanici, a Parigi ha trasformato in ghetti interi quartieri.
Tutti i progetti di housing sociale presentati finora nel nostro paese non posseggono i giusti requisiti: rapidità di costruzione, prezzi contenuti e qualità. Mancano inoltre le condizioni per concordare con le organizzazioni sindacali le modalità di costruzione, gli assegnatari e i canoni (concordati, appunto). Due importanti questioni, poi, sono in attesa di trovare soluzione: il problema del gran numero di case vuote al centro della città e – lo accenno prima – quello del mercato degli affitti. Sul primo punto riteniamo debbano essere avviate le procedure per la trasformazione dei grandi appartamenti del centro in piccoli alloggi da destinare a giovani coppie e agli studenti fuori sede.
Quanto al secondo, occorrerebbe regolare il mercato degli affitti seguendo criteri ispirati alla chiarezza e alla trasparenza, tutelando sia i proprietari che i locatari con la costituzione di un’agenzia pubblica che possa essere elemento di garanzia per entrambi. Serve infine un nuovo piano urbanistico in grado di riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato – che troppo spesso vede il pubblico soccombere – grazie alla pratica della compensazione e snellire le procedure di approvazione e modifica dei piani urbanistici, eliminando l’eccesso di burocratizzazione.
*segretario regionale Cgil Roma e Lazio
L’emergenza abitativa, anche se rimane il problema principale di Roma, non esaurisce in sé le problematiche legate alle politiche dell’abitare. Queste devono infatti fondarsi su un programma capace di svilupparsi su più tempi: un tempo breve per le emergenze, un tempo medio per la densificazione, un tempo lungo per offrire una risposta alle più generali esigenze dei cittadini. Nel breve periodo riteniamo si debbano predisporre interventi mirati, capaci di trovare una soluzione al dramma dell’emergenza abitativa.
A Roma sono 50mila le famiglie che necessitano di un alloggio, è diventato pressoché impossibile trovare una casa in affitto e, quando la si trova, le pigioni oscillano tra i 900 e i 1400 euro al mese: cifre insostenibili per la maggioranza della popolazione residente in città e nella regione. Si è registrato inoltre un forte aumento degli sfratti, in particolar modo per morosità: 4.879 nel 2009, il 35,3% in più rispetto al 2008, nonostante alcuni sforzi siano stati comunque fatti per rendere la situazione meno faticosa. In questo scenario la Regione Lazio non è rimasta inerte ed è intervenuta con un suo piano casa.
Le demolizioni e ricostruzioni previste, tuttavia, serviranno solo a innescare un meccanismo di timida ripresa dell’economia regionale, importante certo per l’occupazione ma incapace di rispondere alle esigenze dell’abitare. La costruzione di alloggi di edilizia popolare, e la loro assegnazione a chi sia in possesso dei requisiti richiesti – oggi circa 1500 persone – nel rispetto delle graduatorie, rimane quindi per la Cgil la priorità assoluta a cui porre mano nel breve periodo. Nel medio periodo occorre a nostro avviso identificare nel piano regolatore vigente la possibilità di reperire aree già presenti per la costruzione di case popolari e, insieme, recuperare caserme, stazioni, casali, insomma tutti gli immobili possibili, trasformandoli in alloggi popolari.
Tutti i progetti di housing sociale presentati finora nel nostro paese non posseggono i giusti requisiti: rapidità di costruzione, prezzi contenuti e qualità. Mancano inoltre le condizioni per concordare con le organizzazioni sindacali le modalità di costruzione, gli assegnatari e i canoni (concordati, appunto). Due importanti questioni, poi, sono in attesa di trovare soluzione: il problema del gran numero di case vuote al centro della città e – lo accenno prima – quello del mercato degli affitti. Sul primo punto riteniamo debbano essere avviate le procedure per la trasformazione dei grandi appartamenti del centro in piccoli alloggi da destinare a giovani coppie e agli studenti fuori sede.
Quanto al secondo, occorrerebbe regolare il mercato degli affitti seguendo criteri ispirati alla chiarezza e alla trasparenza, tutelando sia i proprietari che i locatari con la costituzione di un’agenzia pubblica che possa essere elemento di garanzia per entrambi. Serve infine un nuovo piano urbanistico in grado di riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato – che troppo spesso vede il pubblico soccombere – grazie alla pratica della compensazione e snellire le procedure di approvazione e modifica dei piani urbanistici, eliminando l’eccesso di burocratizzazione.
*segretario regionale Cgil Roma e Lazio
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TAGS congresso cgil cgil roma e lazio
15/03/2010 16:34











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