
Congresso Cgil
Lombardia, valorizzare i lavoratori degli asili nido
La testimonianza: “E’ un lavoro bellissimo, ma vedo anche educatrici stanche”. Serve una verifica su qualità, professionalità e formazione, rafforzare il riconoscimento professionale: “Al sindacato chiedo pieno sostegno a servizi e operatori pubblici”
di Anna Fortunato
Il mio è un lavoro bellissimo. Mi piace stare qui e quando al mattino entro nello spazio d’accoglienza di adulti e bambini sono contenta di svolgere un’attività socialmente importante perché il nido, più di ogni altra istituzione educativa, crea legami di fiducia, accompagna la famiglia - madri, padri, nonni - rendendola partecipe, supportando le relazioni d’aiuto, di autonomia, di crescita. Essere a contatto con i genitori vuol anche dire toccare con mano i problemi concreti che la crisi porta all’interno delle famiglie, con l’affiorare di fragilità emotive, difficoltà economiche, lavorative e delusioni rispetto alle proprie aspettative di vita.
L’attenzione che ricevono non giudica, non dà soluzioni ma accompagna, informa, sostiene. Essere genitore può essere appagante ma anche molto faticoso, soprattutto in un periodo in cui tante sono le difficoltà, e grande è lo sforzo di vivere in una società investita da una crisi profonda, che le donne spesso pagano di più e per prime. Da qui il ruolo dell’ente locale, che tramite i propri operatori può - se vuole - capire con grande immediatezza domande, necessità, povertà o risorse del territorio per facilitare solidarietà, semplificare e accorciare le distanze tra istituzioni e cittadini. E’ per questo che i nidi, al di là della gestione, devono essere nella sostanza pubblici, cioè inseriti nel contesto urbano in modo significativo, con una verifica basata su dati oggettivi riguardo alla qualità dell’offerta, alla professionalità e alla formazione continua del personale.
Da anni seguo per interesse professionale e sindacale la rete dei nidi pubblici della mia provincia, so quanta competenza e quanta passione sono dedicate a questo servizio, ma vedo anche educatrici stanche, provate dal mancato riconoscimento professionale che minimizza l’esperienza dei nidi, marginalizzandone il valore di offerta educativa. Io chiedo alla Cgil di essere davvero un sindacato dei cittadini, piccoli e grandi, delle lavoratrici e dei lavoratori. E dalla Confederazione mi aspetto un pieno sostegno ai servizi e agli operatori pubblici; a tutti, ma in particolare a quelli dell’area educativa, della cura, dell’accoglienza, dell’attenzione all’altro. Parafrasando le parole di Daniel Goleman, vorrei dire che “in questo sindacato la gente crede che quello che si fa per i bambini sia una sorta di investimento per il futuro”.
*responsabile Servizio nido di Castellana (Varese)
L’attenzione che ricevono non giudica, non dà soluzioni ma accompagna, informa, sostiene. Essere genitore può essere appagante ma anche molto faticoso, soprattutto in un periodo in cui tante sono le difficoltà, e grande è lo sforzo di vivere in una società investita da una crisi profonda, che le donne spesso pagano di più e per prime. Da qui il ruolo dell’ente locale, che tramite i propri operatori può - se vuole - capire con grande immediatezza domande, necessità, povertà o risorse del territorio per facilitare solidarietà, semplificare e accorciare le distanze tra istituzioni e cittadini. E’ per questo che i nidi, al di là della gestione, devono essere nella sostanza pubblici, cioè inseriti nel contesto urbano in modo significativo, con una verifica basata su dati oggettivi riguardo alla qualità dell’offerta, alla professionalità e alla formazione continua del personale.
*responsabile Servizio nido di Castellana (Varese)
Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.
TAGS congresso cgil lombardia asili nido
15/03/2010 16:30














