
Lavoro
Articolo 18, il Quirinale smentisce: nessuna decisione
Il Colle non ha assunto alcun orientamento sull’ipotesi di non firmare il ddl lavoro, che istituisce l’arbitrato nelle controversie tra dipendente e azienda. Il Quirinale nega le indiscrezioni stampa. Ma Repubblica insiste: “Tutto verificato”
Il presidente della Repubblica non ha deciso di rinviare alle Camere il disegno di legge sul lavoro, che aggira l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e potenzia il ricorso all’arbitrato nei contenziosi tra lavoratori e aziende.
“È priva di fondamento l’indiscrezione di stampa secondo la quale il Presidente della Repubblica avrebbe già assunto un orientamento a proposito della promulgazione del disegno di legge 1167-B approvato dal Parlamento”. È quanto si legge in nota sul sito del Quirinale in riferimento al ddl collegato lavoro approvato la settimana scorsa. “Il Capo dello Stato - si legge nella nota -, nel rigoroso esercizio delle sue prerogative costituzionali, esamina il merito di questo come di ogni altro provvedimento legislativo con scrupolosa attenzione e nei tempi dovuti; e respinge ogni condizionamento che si tenda a esercitare nei suoi confronti anche attraverso scoop giornalistici”.
La replica del Colle chiama in causa un articolo pubblicato oggi, 15 marzo, da Repubblica, e firmato dal vicedirettore Massimo Giannini, nel quale si afferma che “il presidente della Repubblica sta meditando seriamente di rinviare alle Camere” il ddl. Secondo il quotidiano romano, un “nucleo di valutazione” al Quirinale starebbe esaminando il testo. Repubblica scrive che il Capo dello Stato, pur non avendo preso una decisione definitiva, sarebbe orientato a rimandare la legge al Parlamento per “‘vizi palesi’ di legittimità costituzionale”.
La parte che desta più perplessità del ddl è proprio la norma che, in deroga ai contratti collettivi nazionali e modificando il codice di procedura civile, consente il ricorso all’arbitrato invece che al giudice nelle controversie di lavoro, e prevede al momento dell’assunzione che il lavoratore rinunci a rivolgersi a un giudice in eventuali conflitti futuri tra lui e l’azienda che lo sta assumendo. Una norma che non solo indebolisce il lavoratore nel rapporto con l’azienda, ma che a parere dei tecnici è incostituzionale nel violare un diritto fondamentale della Carta (art.24), secondo il quale “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”. Rilievi di incostituzionalità si ravvisano anche nell’esclusione dei sindacati dalle “valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro” e nella riduzione del ruolo del giudice a un controllo meramente formale sul “presupposto di legittimità” delle clausole generali e dei provvedimenti delle aziende.
L’opposizione al provvedimento è stata al centro dello sciopero generale della Cgil, lo scorso 12 marzo. Il governo ha cercato di smorzare le polemiche convocando in fretta le parti sociali per la firma di un avviso comune che dovrebbe escludere il ricorso all’arbitrato per controversie che riguardino il licenziamento dei lavoratori. Ma restano forti le perplessità sui vizi di incostituzionalità del provvedimento, manifestate da molti giuristi e giuslavoristi, tra i quali Umberto Romagnoli, Luciano Gallino, Massimo Roccella e molti altri, che hanno sottoscritto un documento contro il ddl.
Alla smentita del Colle segue la controreplica dell’autore dell’articolo, Massimo Giannini: “Con tutto il massimo rispetto per la più importante e autorevole istituzione del Paese: nessuna ‘falsità’, e soprattutto nessuna ‘pressione’. Come sempre, solo giornalismo”. Il vicedirettore di Repubblica aggiunge: “Dopo aver letto la nota del Quirinale, in cui si definiscono ‘false indiscrezioni’ le notizie riportate nel mio articolo odierno sui dubbi del Presidente Napolitano in merito alla legge che ‘aggira’ l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, mi premono due rispettose ma doverose precisazioni: 1) La forte contrarietà del Capo dello Stato al testo che era all’esame del Senato mi è stata riferita personalmente da una fonte autorevole, che aveva parlato con il Presidente della questione all’inizio della scorsa settimana. 2) Dopo i necessari approfondimenti politici e giuridici sul tema, prima di completare la stesura del mio articolo e di metterlo in pagina, ieri sera alle 20 e 30 ho verificato quanto stavo scrivendo con un’altra fonte, questa volta del Quirinale, e dunque ufficiale e diretta, che mi ha illustrato al telefono gli orientamenti del Colle in materia”.
» Il ddl approvato
» TESTO » Commento
» L'avviso comune senza la Cgil
“È priva di fondamento l’indiscrezione di stampa secondo la quale il Presidente della Repubblica avrebbe già assunto un orientamento a proposito della promulgazione del disegno di legge 1167-B approvato dal Parlamento”. È quanto si legge in nota sul sito del Quirinale in riferimento al ddl collegato lavoro approvato la settimana scorsa. “Il Capo dello Stato - si legge nella nota -, nel rigoroso esercizio delle sue prerogative costituzionali, esamina il merito di questo come di ogni altro provvedimento legislativo con scrupolosa attenzione e nei tempi dovuti; e respinge ogni condizionamento che si tenda a esercitare nei suoi confronti anche attraverso scoop giornalistici”.
La replica del Colle chiama in causa un articolo pubblicato oggi, 15 marzo, da Repubblica, e firmato dal vicedirettore Massimo Giannini, nel quale si afferma che “il presidente della Repubblica sta meditando seriamente di rinviare alle Camere” il ddl. Secondo il quotidiano romano, un “nucleo di valutazione” al Quirinale starebbe esaminando il testo. Repubblica scrive che il Capo dello Stato, pur non avendo preso una decisione definitiva, sarebbe orientato a rimandare la legge al Parlamento per “‘vizi palesi’ di legittimità costituzionale”.
L’opposizione al provvedimento è stata al centro dello sciopero generale della Cgil, lo scorso 12 marzo. Il governo ha cercato di smorzare le polemiche convocando in fretta le parti sociali per la firma di un avviso comune che dovrebbe escludere il ricorso all’arbitrato per controversie che riguardino il licenziamento dei lavoratori. Ma restano forti le perplessità sui vizi di incostituzionalità del provvedimento, manifestate da molti giuristi e giuslavoristi, tra i quali Umberto Romagnoli, Luciano Gallino, Massimo Roccella e molti altri, che hanno sottoscritto un documento contro il ddl.
Alla smentita del Colle segue la controreplica dell’autore dell’articolo, Massimo Giannini: “Con tutto il massimo rispetto per la più importante e autorevole istituzione del Paese: nessuna ‘falsità’, e soprattutto nessuna ‘pressione’. Come sempre, solo giornalismo”. Il vicedirettore di Repubblica aggiunge: “Dopo aver letto la nota del Quirinale, in cui si definiscono ‘false indiscrezioni’ le notizie riportate nel mio articolo odierno sui dubbi del Presidente Napolitano in merito alla legge che ‘aggira’ l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, mi premono due rispettose ma doverose precisazioni: 1) La forte contrarietà del Capo dello Stato al testo che era all’esame del Senato mi è stata riferita personalmente da una fonte autorevole, che aveva parlato con il Presidente della questione all’inizio della scorsa settimana. 2) Dopo i necessari approfondimenti politici e giuridici sul tema, prima di completare la stesura del mio articolo e di metterlo in pagina, ieri sera alle 20 e 30 ho verificato quanto stavo scrivendo con un’altra fonte, questa volta del Quirinale, e dunque ufficiale e diretta, che mi ha illustrato al telefono gli orientamenti del Colle in materia”.
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15/03/2010 13:41














