
Cgil Lombardia, no 'cavia' per obbligo scuola a 15 anni
“E' in corso di approvazione, con l’acquisito consenso delle parti interessate, l’accordo tra ministero del Lavoro, il ministero dell’Istruzione e la Regione Lombardia avente come oggetto: 'sperimentazione di percorsi formativi in apprendistato per l’espletamento del diritto dovere d’istruzione e formazione' in attuazione dell’articolo 48 del decreto legislativo del 10 settembre 2003 n. 276". E' quanto dichiarano in una nota Fulvia Colombini, della segreteria della Cgil Lombardia, e Ezio Barachetti, segretario generale della Flc regionale.
"Ancora una volta - si legge nella nota - la Lombardia deciso di esercitare esperienze di laboratorio che, una volta verificate sul territorio, potranno essere dichiarate esportabili su scala nazionale. Con il disegno di legge 'collegato lavoro', approvato in via definitiva in Senato, il governo nella sostanza abbassa l'obbligo scolastico nel nostro paese a 15 anni e su questo la Lombardia, con umile senso del 'dovere elettorale' si presta per l’ennesima volta a fare da 'cavia'. L'11 marzo scorso, a tal proposito, le parti sindacali di ordine confederale sono state informate delle decisioni assunte dall’assessorato regionale. La Cgil - prosegue la nota - ha espresso in tale sede la propria ferma e assoluta contrarietà a che la sperimentazione dell’articolo 48 possa essere rivolta a coloro che non hanno assolto l’obbligo scolastico e che hanno un’età inferiore a 16 anni compiuti".
"Flc Cgil e Cgil Lombardia - sottolineano i due dirigenti sindacali - ritengono che procedere a una sperimentazione in tal senso sia negativo, sia per la giovane età dei ragazzi, sia perché si ritiene che l’obbligo scolastico debba essere assolto con un’istruzione formale, sia per la garanzia di una futura preparazione di questi giovani cittadini che si troveranno anzitempo nel mercato del lavoro senza le necessarie conoscenze e competenze e che proprio per questo saranno esposti a diventare figure deboli del mercato del lavoro. Un conto - sottolineano Colombini e Barachetti - è ragionare per l’applicazione in sede regionale dell’art.48 in chiave professionale aggiuntiva a una formazione culturale forte e acquisita sulla quale ci rendiamo disponibili per una valutazione di merito, ma altro è condividere la responsabilità di cogliere tale opportunità scambiandola per una modalità di assolvimento dell’obbligo scolastico. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, non vogliamo ritenerci corresponsabili per scelte formative sul futuro dei nostri giovani che guardano all’indietro anziché pensare al bisogno formativo per la loro crescita e per un futuro credibile".
"Ancora una volta - si legge nella nota - la Lombardia deciso di esercitare esperienze di laboratorio che, una volta verificate sul territorio, potranno essere dichiarate esportabili su scala nazionale. Con il disegno di legge 'collegato lavoro', approvato in via definitiva in Senato, il governo nella sostanza abbassa l'obbligo scolastico nel nostro paese a 15 anni e su questo la Lombardia, con umile senso del 'dovere elettorale' si presta per l’ennesima volta a fare da 'cavia'. L'11 marzo scorso, a tal proposito, le parti sindacali di ordine confederale sono state informate delle decisioni assunte dall’assessorato regionale. La Cgil - prosegue la nota - ha espresso in tale sede la propria ferma e assoluta contrarietà a che la sperimentazione dell’articolo 48 possa essere rivolta a coloro che non hanno assolto l’obbligo scolastico e che hanno un’età inferiore a 16 anni compiuti".
"Flc Cgil e Cgil Lombardia - sottolineano i due dirigenti sindacali - ritengono che procedere a una sperimentazione in tal senso sia negativo, sia per la giovane età dei ragazzi, sia perché si ritiene che l’obbligo scolastico debba essere assolto con un’istruzione formale, sia per la garanzia di una futura preparazione di questi giovani cittadini che si troveranno anzitempo nel mercato del lavoro senza le necessarie conoscenze e competenze e che proprio per questo saranno esposti a diventare figure deboli del mercato del lavoro. Un conto - sottolineano Colombini e Barachetti - è ragionare per l’applicazione in sede regionale dell’art.48 in chiave professionale aggiuntiva a una formazione culturale forte e acquisita sulla quale ci rendiamo disponibili per una valutazione di merito, ma altro è condividere la responsabilità di cogliere tale opportunità scambiandola per una modalità di assolvimento dell’obbligo scolastico. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, non vogliamo ritenerci corresponsabili per scelte formative sul futuro dei nostri giovani che guardano all’indietro anziché pensare al bisogno formativo per la loro crescita e per un futuro credibile".
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15/03/2010 12:38













