
Agcom: Cgil, rischia riduzione a strumento potere
“La vicenda delle intercettazioni telefoniche che investono direttamente il commissario dell' Agcom Innocenzi e indirettamente il presidente Calabrò dimostrano in modo inequivocabile la preoccupante deriva degli organismi di garanzia che rischiano di essere ridotti a strumenti di potere al servizio di una parte". E’ quanto affermano in una nota il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, e il segretario generale della Fisac Cgil, Domenico Moccia.
“In ogni paese democratico ed evoluto - aggiungono - avremmo già registrato le dimissioni dei due soggetti, in Italia si discetta con tipica visione leguleia se il contenuto delle intercettazioni rappresenti oggetto di reato oppure no. Il commissario Innocenzi, già protagonista di analoga vicenda e assolto con discutibile decisione dal Comitato etico della stessa Agcom, con i suoi reiterati comportamenti, si rivela un subalterno esecutore di ordini in totale dispregio di un ruolo di garante indipendente e ispirato esclusivamente dal rispetto delle leggi e dalla mission che il Parlamento ha assegnato alle Authority”.
"Le vicende del presidente Calabrò e del commissario Innocenzi - proseguono i due dirigenti sindacali - non possono, però, coinvolgere il lavoro svolto con qualificata professionalità, impegno costante e motivata coerenza da parte di tutto il personale dipendente dell'Agcom. Utilizzo spregiudicato dei propri ruoli, subalternità al potere del governo, supina disponibilità a farsi strumento censorio, visione ancillare delle proprie funzioni, sono quanto di più lontano dall'attività quotidianamente prestata dalle lavoratrici e dai lavoratori dell'Agcom. Le responsabilità sono chiare, i protagonisti identificati. Attendiamo - concludono Solari e Moccia - comportamenti conseguenti rapidi e in grado di ridare credibilità a un'autorità quale l'Agcom ripetutamente coinvolta da parte di alcuni in episodi del tutto incoerenti con le funzioni che le sono proprie”.
“In ogni paese democratico ed evoluto - aggiungono - avremmo già registrato le dimissioni dei due soggetti, in Italia si discetta con tipica visione leguleia se il contenuto delle intercettazioni rappresenti oggetto di reato oppure no. Il commissario Innocenzi, già protagonista di analoga vicenda e assolto con discutibile decisione dal Comitato etico della stessa Agcom, con i suoi reiterati comportamenti, si rivela un subalterno esecutore di ordini in totale dispregio di un ruolo di garante indipendente e ispirato esclusivamente dal rispetto delle leggi e dalla mission che il Parlamento ha assegnato alle Authority”.
"Le vicende del presidente Calabrò e del commissario Innocenzi - proseguono i due dirigenti sindacali - non possono, però, coinvolgere il lavoro svolto con qualificata professionalità, impegno costante e motivata coerenza da parte di tutto il personale dipendente dell'Agcom. Utilizzo spregiudicato dei propri ruoli, subalternità al potere del governo, supina disponibilità a farsi strumento censorio, visione ancillare delle proprie funzioni, sono quanto di più lontano dall'attività quotidianamente prestata dalle lavoratrici e dai lavoratori dell'Agcom. Le responsabilità sono chiare, i protagonisti identificati. Attendiamo - concludono Solari e Moccia - comportamenti conseguenti rapidi e in grado di ridare credibilità a un'autorità quale l'Agcom ripetutamente coinvolta da parte di alcuni in episodi del tutto incoerenti con le funzioni che le sono proprie”.
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TAGS intercettazioni cgil
15/03/2010 12:02













