
Roma
Centrosinistra, appuntamento a Piazza del Popolo
Spazio a tutte le forze politiche, dal Pd alla sinistra. Sul palco anche Emma Bonino. Di Pietro: nessun attacco al Quirinale. Bersani: “L’aria sta girando”. In piazza “la voce della politica e quella della società civile”
E’ tutto pronto a Roma per la manifestazione del centrosinistra in Piazza del Popolo, sabato 13 marzo. Ci saranno tutti le componenti dell’opposizione di centrosinistra, dal Pd all’Italia dei Valori, passando per Rifondazione, Sinistra Ecologia e Libertà, i Verdi, e anche i Radicali di Emma Bonino, che ha confermato il proprio intervento dal palco. La scaletta è stata discussa e limata giorno dopo giorno, con l’obiettivo principale di evitare contestazioni dal palco al Quirinale, dopo la firma del decreto salvaliste.
Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, ha detto che sabato dal palco non parlerà del Capo dello Stato: “Mi sembra doveroso non cadere nel trabocchetto di spostare l'attenzione dal responsabile principale, che resta Silvio Berlusconi”. I segretari dei partiti prenderanno la parola in ordine crescente rispetto al 'peso' elettorale. Chiuderà quindi il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. La manifestazione inizia attorno alle 14.30 e prevede una scaletta in cui ai discorsi dei politici si alterneranno esibizioni musicali con Simone Cristicchi, Frankie Hi Nrg, la Bud Spencer Explosion, i Nobriano e ad interventi di testimonial del mondo del lavoro, dell'informazione e della scuola.
L’opposizione scende in piazza confortata da un sondaggio Ispo che dà sei regioni al centrosinistra (Emilia Romagna, Puglia, Toscana, Marche, Umbria e Basilicata), tre regioni al centrodestra (Lombardia, Veneto e Calabria), e quattro incerte (Liguria, Piemonte, Lazio e Campania).
“L’aria sta girando - sostiene Bersani- e mi aspetto che dalle elezioni regionali venga qualcosa di nuovo, un'inversione di tendenza”. Il segretario del Pd, intervistato da Repubblica, ha spiegato che la manifestazione mescola “la voce della politica con quella della società civile”. Spazio dunque anche al Popolo viola, ma senza fischi. “Renderemo esplicito il fatto che il Presidente della Repubblica non ha alcuna responsabilità” nella questione del decreto salva liste. Bersani rileva che sono in atto da parte di Berlusconi “un galoppare di iniziative che puntano alla deformazione delle regole” e la ragione è che Berlusconi “è troppo forte per essere finito e troppo finito per sentirsi davvero forte” e “usa il consenso che ha, e ne ha ancora molto, per accelerare i processi di condizionamento della democrazia”.
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Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, ha detto che sabato dal palco non parlerà del Capo dello Stato: “Mi sembra doveroso non cadere nel trabocchetto di spostare l'attenzione dal responsabile principale, che resta Silvio Berlusconi”. I segretari dei partiti prenderanno la parola in ordine crescente rispetto al 'peso' elettorale. Chiuderà quindi il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. La manifestazione inizia attorno alle 14.30 e prevede una scaletta in cui ai discorsi dei politici si alterneranno esibizioni musicali con Simone Cristicchi, Frankie Hi Nrg, la Bud Spencer Explosion, i Nobriano e ad interventi di testimonial del mondo del lavoro, dell'informazione e della scuola.
L’opposizione scende in piazza confortata da un sondaggio Ispo che dà sei regioni al centrosinistra (Emilia Romagna, Puglia, Toscana, Marche, Umbria e Basilicata), tre regioni al centrodestra (Lombardia, Veneto e Calabria), e quattro incerte (Liguria, Piemonte, Lazio e Campania).
“L’aria sta girando - sostiene Bersani- e mi aspetto che dalle elezioni regionali venga qualcosa di nuovo, un'inversione di tendenza”. Il segretario del Pd, intervistato da Repubblica, ha spiegato che la manifestazione mescola “la voce della politica con quella della società civile”. Spazio dunque anche al Popolo viola, ma senza fischi. “Renderemo esplicito il fatto che il Presidente della Repubblica non ha alcuna responsabilità” nella questione del decreto salva liste. Bersani rileva che sono in atto da parte di Berlusconi “un galoppare di iniziative che puntano alla deformazione delle regole” e la ragione è che Berlusconi “è troppo forte per essere finito e troppo finito per sentirsi davvero forte” e “usa il consenso che ha, e ne ha ancora molto, per accelerare i processi di condizionamento della democrazia”.
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TAGS centrosinistra emma bonino partito democratico
12/03/2010 17:58





