Le voci del corteo di Roma per lo sciopero generale del 12 marzo. In prima fila i lavoratori ex Eutelia. Gli studenti gridano: “Le vostre tasse le paga il nostro futuro”. Tanti anche gli immigrati: “Difendiamo i nostri diritti”. Sit-in davanti alla Rai
Una manifestazione molto partecipata quella che si è svolta oggi (12 marzo) a Roma. Una manifestazione che, nonostante la crisi, nonostante le difficoltà di mobilitazione che questa indubbiamente crea, ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone. Volti e voci di lavoratori di aziende in gravi difficoltà, di studenti, di immigrati tutti uniti per rivendicare quella politica industriale che oggi non c’è, un fisco più equo, diritti e cittadinanza per i migranti. Senza dimenticare la difesa dell’articolo 18, messo in discussione dal disegno di legge che introduce l’arbitrato nel cause di lavoro.
Il corteo, partito da piazzale Flaminio, si è concluso non casualmente davanti alla sede Rai di viale Mazzini – dove Claudio Di Berardino, segretario generale Cgil di Roma e Lazio, e Enrico Panini, segretario confederale Cgil hanno tenuto il comizio finale –, per protestare contro l’assoluta mancanza di informazione delle reti pubbliche intorno allo sciopero generale indetto dal sindacato di Corso d’Italia e per l’immediato ripristino dei talk show cancellati prima del voto.
Come sempre in prima fila i lavoratori delle aziende più duramente colpite: Agile/ex Eutelia tra tutte. “Il governo è sordo alle nostre richieste”. A dirlo è
Loriana Bracale, 53 anni, una dei 400 dipendenti Eutelia di Roma. “Abbiamo manifestato anche ieri, in via del Corso, ma purtroppo il sottosegretario Letta non ci ha né voluti ricevere né dare una data. Abbiamo ricevuto solidarietà, solo quella. Ma non sarà la solidarietà a darci da vivere”.
“Le vostre tasse le paga il nostro futuro”, “No alla pubblica distruzione. Tagli uguale sbagli”. Questi, invece, gli slogan portati in piazza dagli studenti. “Una mobilitazione – spiega
Diego, 20 anni, universitario – per contrastare una riforma che tende a individualizzare ogni studente. Una mobilitazione che spera di mettere fine a questa farsa. Non può il governo non pensare al nostro futuro. Saremo noi, le nuove generazioni a costruire la società di domani”.
Una giornata importante, questa di oggi, anche per le lavoratrici e lavoratori immigrati. “Siamo qui per difendere i nostri diritti – dice
Bachcu, arrivato a Roma dal Bangladesh tanti anni fa -, il governo non può ignorarci. Siamo oltre il 7 per cento della popolazione, produciamo il 10 per cento del Pil e paghiamo le tasse. Viviamo in un paese democratico, no? Le leggi devono essere uguali per tutti”.
Le storie che durante la manifestazione abbiamo incontrato non sono nuove. Nell’Italia di quest’ultimo anno le vicende di Loriana, di Diego, di Bachcu si rincorrono di continuo. Ma la presenza di queste storie, di queste donne e uomini in carne e ossa, nella manifestazione di oggi testimonia il fatto che nonostante tutto non ci si vuole rassegnare. Anzi.