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di redazione

pubblicato il 11/03/2010

La CGIL è attesa da sfide difficili

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Un contributo da Lucca

di Umberto Franchi*

Il contesto in cui si è svolto il Congresso CGIL, nella nostra provincia di Lucca, come in altre realtà del Paese, vede l’Italia ripiegata su se stessa , con un governo di destra ed una Confindustria che vedono l’emergenza come una ulteriore occasione di restaurazione classista continuando a spostare la ricchezza economica dai lavoratori dipendenti, dai pensionati e ceti medi verso i ceti più ricchi.

Il futuro degli operai, delle nuove generazioni, è sempre più ipotecato dalle incertezze del domani, sempre più senza prospettive occupazionali e di vita dignitosa.

La crisi economica vede un mondo del lavoro al 50% precario, un incremento della cassa integrazione nel 2009 del 400%, i contratti a termine non rinnovati, il taglio dei diritti, il taglio dei salari, i morti sul lavoro, i disastri ambientali, l’impoverimento di massa, la disperazione di chi non arriva a fine mese.

Le questioni della salvaguardia dell’ambiente, la prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, la scuola, la cultura, l’arte, il diritto ad una informazione libera, il diritto a non essere discriminati ecc… , non si affermano come costante impegno delle forze sociali, mentre le scelte che vengono effettuate da chi governa sono fatte a vantaggio degli interessi di pochi con una politica da medio evo prossimo venturo.

La crisi del nostro Paese non è legata soltanto a ciò che è avvenuto a livello mondiale con il crollo della finanza. Tutto quello che è avvenuto nel nostro Paese è il frutto di scelte congiunte che il padronato ed i governi portano avanti da oltre 20 anni.

Anche nella nostra provincia, la maggioranza delle aziende hanno ricercato la competitività delle imprese e del sistema economico attraverso la riduzione dei tutti i costi a partire da quello del lavoro e della riduzione programmata dei salari, attraverso il taglio dei diritti, con Il risultato di una frantumazione del mondo del lavoro, con molte piccole imprese che stentano a pagare i salari a fine mese, con l’indebolimento del tessuto produttivo.

A livello nazionale, nonostante le politiche liberiste abbiano fallito, oggi sia il governo che la Confindustria le ripropongono con forza, trovando come alleati anche la CISL e la UIL. Che senso ha l’accordo separato firmato il 23 gennaio del 2009 dalla sola CILS e UIL ? Solo quello di continuare a ridurre i salari ed i diritti nella stessa logica del risparmio del costo del lavoro ! Un accordo che in dispregio della democrazia la CISL , UIL, UGL, lo impongono senza sottoporlo al voto dei lavoratori.
Ma allora la CGIL in questi ultimi 4 anni che ci separano dall’altro congresso, ha fatto tutto quello che doveva fare? Abbiamo retto sui salari, sui diritti, sul ruolo della contrattazione, sulle conquiste sociali? Siamo riusciti a portare avanti con forza e continuità una battaglia aggregante ed alternativo a quello del fronte padronale e governativo?

Credo che non possiamo esorcizzare il problema. Se i problemi di fondo dei salari, dei diritti, dell’occupazione sono peggiorati certamente le cause stanno nelle decisioni prese dai governi e dai datori di lavoro, ma la CGIL ha risposto in modo adeguato o ha esercitato un ruolo difensivo?

Non è forse vero che c’è stata un’ottica spesso subordinata, alle scelte di chi detiene il potere economico e di governo, dall’altra si è cercato di non “disturbare troppo la CISL e la UIL” con la speranza di riprendere una fase unitaria?

Abbiamo sviluppato tutta la potenzialità necessaria sulle politiche industriali ed il ruolo del governo, sulla redistribuzione della ricchezza a favore dei salari e pensioni, sulla necessità di superare la legge n. 30, sulla necessità di estendere i diritti e l’art. 18 dello Statuto ai lavoratori alle piccole aziende e che invece oggi viene distrutto con il disegno legge approvato dal Senato, sul ruolo del Contratto nazionale e l’esigenza di un ruolo confederale che ne coordini le diverse scelte categoriali, sulla necessità di riprendere le iniziative di lotta con carattere di continuità…?

Su queste tematiche in CGIL ci sono posizioni diverse ed è per questo che siamo andati al congresso con due documenti alternativi tra loro.

La mozione n. 2 che io ho sostenuto nella provincia di Lucca svolgendo 50 assemblee nei luoghi di lavoro in qualità di relatore mozione n. 2, dice cose diverse dalla mozione n. 1. E non è accettabile la posizione di chi sostiene che i contenuti sono identici e che si tratta solo di “giochi di potere” dei gruppi dirigenziali Nazionali o locali. Penso che sia poco nobile ed anzi squallido che qualcuno possa pensare che a persone come Gianni Rinaldini interessi il potere al di là del merito e del progetto da sostenere.

A Lucca la Mozione n. 2 ha ottenuto il 32% dei voti ed abbiamo svolto il Congresso in senso costruttivo. Ritengo che anche a livello Nazionale oggi la CGIL non debba dividersi, che sia necessario andare al prossimo congresso Nazionale di Maggio 2010, proponendo una CGIL governata unitariamente, tenendo conto comunque che ci sono centinaia di migliaia di iscritti che hanno votato i contenuti della mozione n. 2 e quindi vada anche ricercato una mediazione necessario sul merito progettuale, sulla pratica della democrazia, sugli organismi dirigenziali.

* Dirigente CGIL Lucca – Responsabile Dipartimento Piccole Imprese ed Artigianato 


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11/03/2010 19:19

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