Sul caso Total è ancora confusione. A cinque giorni dalle elezioni regionali (che si preannunciano sfavorevoli alla destra), sulla chiusura delle raffinerie della multinazionale rimangono soltanto parole e menzogne di Stato
di Scalo internazionale
Cadute le maschere, sul caso Total è ancora confusione. Ne scrive il giornale francese Humanité secondo il quale a 5 giorni dalle elezioni regionali francesi (che si preannunciano sfavorevoli alla destra), sulla chiusura delle raffinerie della multinazionale rimangono soltanto parole e menzogne di Stato.
Nel pieno dello sciopero, il ministro dell’industria francese ha promesso di compensare la probabile chiusura della raffineria di Dunkerque (370 dipendenti e 400-450 dell’indotto), mantenendo un’attività industriale sul sito.
Dopo di lui, anche il presidente della Repubblica Sarkozy aveva convocato a colloquio l’ex amministratore delegato di Total e attuale presidente del consiglio di amministrazione del gruppo, Thierry Desmarest.
L’eco che la protesta operaia aveva provocato e il difficile clima sociale che si respira al di là delle Alpi avevano obbligato i grandi poteri pubblici e la direzione della multinazionale a congelare per cinque anni tutti i progetti di chiusura degli stabilimenti francesi, ma anche a promettere un tavolo di trattative specifico per l’avvenire delle raffinerie delle Fiandre.
Alla ripresa dell’attività lavorativa gli operai della Total sono stati messi di fronte all’accordo, sottoscritto lo scorso 8 marzo da EDF - éléctricité de France (il principale operatore elettrico) francese e il gruppo industriale. L’intesa riguarda l’installazione di un terminal per la produzione di metano a Dunkerque, un impianto che consentirebbe la creazione di una cinquantina di posti di lavoro. Una soluzione giudicata irrisoria dal giornale francese che spiega come il progetto non segni alcun progresso per quanto riguarda gli investimenti nel settore energetico dove si continua ad assistere alla battaglia per i fondi statali da parte della EDF (la società elettrica) e la GDF–Suez (Gas de France).
La questione sull’avvenire della filiera di raffinazione francese resta in sospeso: mentre si tace sul futuro dell’intero settore, i transalpini continuano a importare gasolio e derivati del petrolio dalla Russia.
Intanto i profitti di Total crescono nonostante la crisi. Nel 2009 la multinazionale si è aggiudicata il secondo posto nel principale indice di borsa francese con margini di guadagno di oltre 8 miliardi di euro.
Gli investimenti del gruppo sono concentrati in Arabia Saudita dove sta per sorgere uno stabilimento da 10 miliardi di euro, a discapito di Dunkerque.
Secondo Michel Guilloux (che ha scritto questo articolo) questo sistema mette in luce come dirigenti e poteri statali stiano decidendo in un’ottica che soddisfa soltanto gli azionisti della multinazionale e le esigenze dei mercati finanziari. Nessuna considerazione, invece, per l’interesse pubblico, considerando che la produzione araba sarebbe in aperta concorrenza con il mercato transalpino. Anche per questo, lavoratori e sindacati continuano a reclamare a gran voce, sia che siano dipendenti di Total, EDF o GDF-Suez, progetti che non tutelino soltanto gli interessi delle lobby della finanza.