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Il caso Cosmologic

Quando finisce la cassa integrazione

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I 60 giovani lavoratori di un magazzino del Gruppo Limoni di Perugia avevano lottato per difendere il loro posto di lavoro. Erano stati al centro dell'attenzione di stampa e politica. Oggi scade la cig, la crisi morde ancora, e nessuno parla più di loro

di Fabrizio Ricci

da flickr, autore: RMLondon (immagini di Carlo Ruggiero)
Cosa ne sarà dei lavoratori dell'Alcoa o della Glaxo tra un anno? Avranno ottenuto quello per cui stanno lottando? E quelli di Termini Imerese? Avranno ancora un posto di lavoro e un po' di garanzie per il futuro? Che fine faranno queste vertenze che oggi sono sulla bocca di tutti, quando, nel bene o nel male, le si considererà concluse?

C'è una storia, la storia di 60 giovani lavoratrici e lavoratori, che un anno fa, proprio in questo periodo, faceva molto parlare di sé. Era la storia della lotta dei dipendenti della Cosmologic di Ponte San Giovanni (Perugia), un magazzino merci di proprietà del gruppo Limoni, quello delle profumerie (500 punti vendita in Italia), che da un giorno all'altro aveva deciso di chiudere i battenti. A questa decisione inattesa e ingiusta, visto che il magazzino lavorava a pieno regime, i lavoratori, circa 60, soprattutto donne giovani o giovanissime, avevano risposto, insieme ai sindacati, Filcams Cgil e Fisascat Cisl, con una lotta molto dura, occupando il loro magazzino per un intero mese per dire no alla chiusura e ai licenziamenti.

» Video inchiesta: Che fine ha fatto la Limoni?

Quella battaglia, così determinata e convinta, aveva attirato su di sé l'attenzione dei media e della politica, prima locale e poi nazionale. L'allora segretario del Pd, Walter Veltroni, aveva visitato il magazzino occupato, intrattenendosi con i lavoratori tra i materassi e i sacchi a pelo. Anche Paolo Ferrero, leader di Rifondazione Comunista, aveva portato la sua solidarietà. E poi Annozero, la trasmissione di Michele Santoro, aveva dedicato una puntata al “caso Limoni”, mostrando in presa diretta la rabbia dei lavoratori e la loro disperazione di fronte alla conferma della decisione di chiudere il magazzino, decisione presa in una stanza a Bologna da un consiglio di amministrazione che rappresentava le 32 banche proprietarie dell'azienda. In studio i volti compassionevoli, quasi commossi, di Pierferdinando Casini e Diego Della Valle, solidali al 100%, almeno a parole, con quei ragazzi messi alla porta da un giorno all'altro.

Intanto a Perugia si lavorava alacremente per limitare i danni. Un lavoro, supportato dalla lotta dei dipendenti Cosmologic, che alla fine portò ad un accordo tra sindacati, azienda, istituzioni locali e Confcommercio, che venne valutato positivamente da Cgil e Cisl e dagli stessi lavoratori, perché, anche se non salvava i posti di lavoro – impossibile far cambiare idea all'azienda - offriva comunque ampie garanzie ai dipendenti del magazzino: l'impegno di Limoni a ricollocare parte del personale, ammortizzatori sociali per tutti (apprendisti compresi) e, soprattutto, formazione e riqualificazione in vista di un reimpiego in altre aziende del settore.

Firmato l'accordo e interrotta l'occupazione del magazzino, sulla vertenza Limoni è calato il silenzio, come sempre avviene in situazioni simili. Solo il sindacato e in particolare la Filcams Cgil di Perugia, a cui la maggior parte dei lavoratori ex Cosmologic sono tutt'ora iscritti, ha continuato a seguire il loro percorso.

Ma le cose, ad un anno dalla chiusura della vertenza, non stanno come dovrebbero stare. Solo che, essendo ormai lontani i riflettori che avevano illuminato questa storia all'inizio del 2009, in pochi se ne accorgono. E' per questo che Rassegna.it ha voluto ridare voce alle lavoratrici e ai lavoratori Cosmologic, pressoché tutti ancora senza lavoro e in molti casi con la cassa integrazione agli sgoccioli (scadenza il 9 marzo per buona parte di loro).

“Non era così che dovevano andare le cose – afferma Vincenzo, uno dei giovani lavoratori intervistati nel video di Carlo Ruggiero – ci era stato promesso che Confcommercio e le istituzioni ci avrebbero aiutati a ricollocarci. L'accordo che abbiamo siglato parlava di formazione e riqualificazione, mentre ad oggi non abbiamo visto niente di tutto ciò”. “Noi ci proviamo anche a cercare un altro lavoro – aggiunge Erica, un'altra lavoratrice – io mi sono rivolta decine di volte all'ufficio di collocamento o alle agenzie interinali, ma non si trova niente. E poi quando dici che vieni dalla Limoni storcono tutti il naso, forse perché conoscono la nostra storia e sanno che abbiamo venduta cara la pelle”.

Quella della Limoni è certamente soltanto una delle tante vertenze
su cui è calato il silenzio, nella convinzione che la crisi sarebbe presto finita. A finire invece sono gli ammortizzatori sociali e per i ragazzi della Limoni, come per tanti altri, il futuro non promette niente di buono. E' in questi casi che è proprio difficile essere ottimisti.



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TAGS crisi perugia limoni

09/03/2010 10:54

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