In Italia la flessibilità dell'orario di lavoro e quindi la possibilità di gestire il monte ore di lavoro in modo elastico e variabile a seconda delle esigenze dei lavoratori è minima. Lo rivela un'indagine del Parlamento europeo e di Eurofound, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di lavoro, intitolata "Company strategies in
Europe".
Dall'indagine emerge che l'Italia è ampiamente sotto la media Ue nella possibilità di autogestirsi le ore di lavoro, magari accumulandole per poi prendersi un giorno libero. Persino le imprese portoghesi, ungheresi, slovacche e slovene sembrano più malleabili di quelle italiane. Il paragone è poi ancor più arduo se si prendono Paesi come la Finlandia, la Gran Bretagna e laa Danimarca dove la flessibilità dell'orario è molto elevata.
Lo studio rivela anche che una dicotomia simile, che vede cioè il Sud Europa procedere a rallentatore rispetto al Nord, si riscontra nella condivisione dei profitti con i dipendenti. L'Italia è in questo caso addirittura all'ultimo posto. In particolare, contro una media europea del 14% di imprese con più di 10 dipendenti che condivide i profitti con i dipendenti, l'Italia è solo al 3%, superata persino della Grecia e da Malta, entrambe al 4%, e da Cipro (6%). Al top invece Francia (35%), Paesi Bassi (27%), Svezia (24%) e Finlandia (23%).