
Relazioni industriali
Sindacati, gli accordi arrivano per territori e categorie
Presentato a Roma l'Annuario del Lavoro 2009, a cura di Massimo Mascini. Un anno di rapporti difficili, ma i contratti si rinnovano e si può ricucire nel 2010. Camusso (Cgil): “L'accordo separato è stato messo da parte”. Ddl lavoro nuovo punto di rottura
di Emanuele Di Nicola
Il 2009 è stato un anno difficile per le relazioni industriali: aperto con l’accordo separato del 22 gennaio, ovvero la riforma del modello contrattuale senza la Cgil, proseguito con gli effetti della crisi economica e la rottura tra le sigle sindacali. Poi sono arrivati i rinnovi unitari nelle categorie – dall’alimentare fino al turismo - e le intese territoriali per affrontare la recessione: insomma, per il 2010 c’è qualche speranza di ricucire e ottenere un quadro condiviso. E’ quanto emerso dalla presentazione dell’Annuario del Lavoro 2009 (edizioni Il diario del lavoro), a cura di Massimo Mascini, che si è svolta ieri (giovedì 4 marzo) a Roma. Il volume è una radiografia dell’anno passato, con approfondimenti di esperti di diritto del lavoro e analisi del comportamento dei soggetti sindacali. “Un anno iniziato malissimo – illustra Mascini -, ma poi ha prevalso il buon senso e i contratti si stanno facendo”.
L’appuntamento, soprattutto, è stato un’occasione per riflettere sui rapporti sindacali: cosa è successo finora, quali previsioni per il futuro. Ne hanno discusso i rappresentanti delle parti sociali, tutti d’accordo nel sottolineare una tendenza condivisa: malgrado le difficoltà a livello nazionale tra Cgil, Cisl e Uil, nei comparti e sul territorio gli accordi sono arrivati, gli attori hanno continuato a lavorare unitariamente. E proprio questo punto è stato affermato dal presidente dell’Unione industriali di Roma, Aurelio Regina: “La crisi ha avuto un aspetto positivo – afferma - è ripreso in maniera virtuosa il processo di crescita nei territori. E’ dalla somma delle risposte territoriali che può arrivare l’aumento dell’occupazione”. Adesso bisogna riprendere la crescita a livello nazionale, a suo giudizio, “ma la domanda mondiale è ancora debole, il problema sarà come coniugare sviluppo, modernizzazione e occupazione”.
La segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, illustra perché le difficoltà nei rapporti scendono a livello locale: “L’accordo del 22 gennaio non c’entrava nulla con i problemi concreti che dovevamo affrontare. Si è rivelato un modello troppo rigido, che ha portato un accordo separato solo per i metalmeccanici. In tutte le altre categorie è stato messo da parte, i singoli nodi sono stati sciolti nei comparti”. In generale, la segretaria riconosce il valore degli accordi locali, ma smentisce l’impostazione offerta dalle imprese: “Non va bene se ogni territorio ci prova da sé, serve un’idea complessiva di come il paese uscirà dalla crisi”.
Anna Maria Furlan, segretaria confederale della Cisl, ricorda l’aspetto finanziario: “E’ da qui che nasce la crisi, ora occorre definire regole giuste per controllare la finanza. Altrimenti la prossima volta ci spazzerà via”. Per rilanciare davvero lo sviluppo, a suo avviso, “bisogna smetterla con i veti incrociati, ci sono 800 opere pubbliche che restano bloccate”. Le relazioni industriali, in questo senso, sono fondamentali: “L’anno scorso nelle categorie siamo riusciti a fare sintesi, questo ha significato molto”.
Anche gli artigiani riconoscono il ruolo della negoziazione. Lo dice il vice presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti: “Negli enti bilaterali regionali abbiamo lavorato benissimo con tutti”. Nei prossimi anni, per migliorare la produzione, “bisogna ripartire dal settore manifatturiero e mettere la persona al centro. Possiamo riconsiderare anche alcuni scenari dove la Cgil non è d’accordo, ma - avverte – la strada maestra sui contratti è stata tracciata”.
“Il 2009 è stato l’anno degli ammortizzatori sociali, ha prevalso lo strumento difensivo”. Così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha chiuso la giornata. “Le imprese hanno conservato la base produttiva e occupazionale – sostiene -, le parti sociali hanno governato bene gli ammortizzatori, evitando possibili abusi”. Ma il 2010 non potrà limitarsi alla difesa: “Dobbiamo implementare le linee guida sulla formazione, che sono state firmate da tutti, e ottenere una gestione meno formale del fondo sociale europeo”.
Ddl lavoro, continua scontro governo-Cgil
Tra i possibili punti di contatto, naturalmente, non c’è il ddl lavoro appena approvato dall’esecutivo. “Con l’aggiramento dell’articolo 18 – secondo Camusso – si fa un altro tentativo di far esplodere le relazioni sindacali. E’ inaccettabile imporre per legge la riduzione delle tutele dei lavoratori”. E Sacconi risponde: “Non è stato un blitz, in questa legislatura il ddl è andato in Parlamento in quattro letture”. Da qui l’arbitrato di equità nei rapporti di lavoro che, conclude il ministro, “era un’idea suggerita da Marco Biagi”.
L’appuntamento, soprattutto, è stato un’occasione per riflettere sui rapporti sindacali: cosa è successo finora, quali previsioni per il futuro. Ne hanno discusso i rappresentanti delle parti sociali, tutti d’accordo nel sottolineare una tendenza condivisa: malgrado le difficoltà a livello nazionale tra Cgil, Cisl e Uil, nei comparti e sul territorio gli accordi sono arrivati, gli attori hanno continuato a lavorare unitariamente. E proprio questo punto è stato affermato dal presidente dell’Unione industriali di Roma, Aurelio Regina: “La crisi ha avuto un aspetto positivo – afferma - è ripreso in maniera virtuosa il processo di crescita nei territori. E’ dalla somma delle risposte territoriali che può arrivare l’aumento dell’occupazione”. Adesso bisogna riprendere la crescita a livello nazionale, a suo giudizio, “ma la domanda mondiale è ancora debole, il problema sarà come coniugare sviluppo, modernizzazione e occupazione”.
La segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, illustra perché le difficoltà nei rapporti scendono a livello locale: “L’accordo del 22 gennaio non c’entrava nulla con i problemi concreti che dovevamo affrontare. Si è rivelato un modello troppo rigido, che ha portato un accordo separato solo per i metalmeccanici. In tutte le altre categorie è stato messo da parte, i singoli nodi sono stati sciolti nei comparti”. In generale, la segretaria riconosce il valore degli accordi locali, ma smentisce l’impostazione offerta dalle imprese: “Non va bene se ogni territorio ci prova da sé, serve un’idea complessiva di come il paese uscirà dalla crisi”.
Anche gli artigiani riconoscono il ruolo della negoziazione. Lo dice il vice presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti: “Negli enti bilaterali regionali abbiamo lavorato benissimo con tutti”. Nei prossimi anni, per migliorare la produzione, “bisogna ripartire dal settore manifatturiero e mettere la persona al centro. Possiamo riconsiderare anche alcuni scenari dove la Cgil non è d’accordo, ma - avverte – la strada maestra sui contratti è stata tracciata”.
“Il 2009 è stato l’anno degli ammortizzatori sociali, ha prevalso lo strumento difensivo”. Così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha chiuso la giornata. “Le imprese hanno conservato la base produttiva e occupazionale – sostiene -, le parti sociali hanno governato bene gli ammortizzatori, evitando possibili abusi”. Ma il 2010 non potrà limitarsi alla difesa: “Dobbiamo implementare le linee guida sulla formazione, che sono state firmate da tutti, e ottenere una gestione meno formale del fondo sociale europeo”.
Ddl lavoro, continua scontro governo-Cgil
Tra i possibili punti di contatto, naturalmente, non c’è il ddl lavoro appena approvato dall’esecutivo. “Con l’aggiramento dell’articolo 18 – secondo Camusso – si fa un altro tentativo di far esplodere le relazioni sindacali. E’ inaccettabile imporre per legge la riduzione delle tutele dei lavoratori”. E Sacconi risponde: “Non è stato un blitz, in questa legislatura il ddl è andato in Parlamento in quattro letture”. Da qui l’arbitrato di equità nei rapporti di lavoro che, conclude il ministro, “era un’idea suggerita da Marco Biagi”.
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05/03/2010 16:58















