
Esteri
Crisi, come reagiscono Grecia e Spagna
Atene vara un nuovo piano da 4,8 miliardi. Papandreou cerca soluzioni per evitare la bancarotta e rincorre il consenso tedesco. Madrid prova a rispondere al dramma dell’occupazione. Nei primi due mesi del 2010 sono rimasti a casa altri 207mila lavoratori
di Scalo internazionale
Atene. Il premier socialista George Papandreou cerca soluzioni per evitare la bancarotta. Questa mattina (3 marzo) il governo si è riunito per approvare un programma di misure straordinarie per ridurre il deficit pubblico. Misure di austerity già respinte da alcune sigle sindacali che nei giorni scorsi erano scese in piazza per chiedere che non fossero i lavoratori dipendenti a pagare il prezzo del risanamento.
Con il piano da 4 miliardi e 800milioni di euro appena varato la Grecia si impegna con l’Unione europea a ridurre il debito pubblico. Previsti tagli alla spesa ma anche tagli ai salari degli impiegati pubblici. I bonus destinati alla pubblica amministrazione verranno inoltre ridotti del 30%. Congelate le pensioni per il 2010, l’iva salirà al 21%.
I prossimi mesi saranno sicuramente duri per la Grecia che intanto cerca il consenso degli altri stati membri dell’Unione europea, prima fra tutti la Germania. Il primo ministro Papandreou incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel il prossimo 5 marzo, dalla Germania è già arrivata l’approvazione per le scelte fatte finora dal governo greco, giudicate vitali per la stabilità dell’euro, ma è arrivata anche la conferma che il paese tedesco non offrirà alcun aiuto ad Atene.
Posti di lavoro bruciati e numero di disoccupati in crescita anche nella Spagna di José Luis Zapatero, che cerca di rispondere al dramma dell’occupazione. Nei primi due mesi del 2010 sono rimasti a casa altri 207mila lavoratori che fanno compagnia agli oltre 4 milioni di senza lavoro spagnoli. In un anno il tasso di disoccupazione è aumentato del 20%. Lo ha comunicato l’istituto nazionale di statistica aggiungendo che segnali di ripresa economica ancora non se ne vedono. Anche il prodotto interno lordo, infatti, è precipitato del 3,9% nel 2009 e le previsioni per il nuovo anno non sono ottimali. A essere sorpresi dalla crisi economica e dalle sue conseguenze sono i cittadini che assistono dopo decenni di crescita – tutta fondata sullo sviluppo immobiliare e sui consumi - a una drammatica battuta d’arresto.
La bolla finanziaria, in Spagna è soprattutto bolla speculativa immobiliare, mentre cresce il debito estero che supera quota 10%. Ad analizzare la difficile situazione spagnola è stato l’ex ministro dell’economia Pedro Solbes, in un’intervista rilasciata al quotidiano El Pais. Secondo Solbes la Spagna si trova in una condizione “insolita e differente rispetto a quanto sia mai avvenuto prima”, anche perché il governo Zapatero non avrebbe più fondi disponibili per la spesa pubblica e il sistema bancario è in gravi difficoltà. La conferma delle criticità per il credito spagnolo è venuta anche da Elena Salgano, che ha sostituito Solbes nel dicastero. Per la ministra però i fondi da investire ci sarebbero: 99 miliardi da destinare a fusioni e ristrutturazioni delle banche, ma anche un piano anticrisi che freni la disoccupazione e rilanci il credito puntando, come da tradizione, su edilizia e aiuti alle piccole imprese. Obiettivo – magro rispetto ai 4milioni e 130 mila disoccupati attuali - quello di recuperare almeno 350 mila posti di lavoro.
Con il piano da 4 miliardi e 800milioni di euro appena varato la Grecia si impegna con l’Unione europea a ridurre il debito pubblico. Previsti tagli alla spesa ma anche tagli ai salari degli impiegati pubblici. I bonus destinati alla pubblica amministrazione verranno inoltre ridotti del 30%. Congelate le pensioni per il 2010, l’iva salirà al 21%.
Posti di lavoro bruciati e numero di disoccupati in crescita anche nella Spagna di José Luis Zapatero, che cerca di rispondere al dramma dell’occupazione. Nei primi due mesi del 2010 sono rimasti a casa altri 207mila lavoratori che fanno compagnia agli oltre 4 milioni di senza lavoro spagnoli. In un anno il tasso di disoccupazione è aumentato del 20%. Lo ha comunicato l’istituto nazionale di statistica aggiungendo che segnali di ripresa economica ancora non se ne vedono. Anche il prodotto interno lordo, infatti, è precipitato del 3,9% nel 2009 e le previsioni per il nuovo anno non sono ottimali. A essere sorpresi dalla crisi economica e dalle sue conseguenze sono i cittadini che assistono dopo decenni di crescita – tutta fondata sullo sviluppo immobiliare e sui consumi - a una drammatica battuta d’arresto.
La bolla finanziaria, in Spagna è soprattutto bolla speculativa immobiliare, mentre cresce il debito estero che supera quota 10%. Ad analizzare la difficile situazione spagnola è stato l’ex ministro dell’economia Pedro Solbes, in un’intervista rilasciata al quotidiano El Pais. Secondo Solbes la Spagna si trova in una condizione “insolita e differente rispetto a quanto sia mai avvenuto prima”, anche perché il governo Zapatero non avrebbe più fondi disponibili per la spesa pubblica e il sistema bancario è in gravi difficoltà. La conferma delle criticità per il credito spagnolo è venuta anche da Elena Salgano, che ha sostituito Solbes nel dicastero. Per la ministra però i fondi da investire ci sarebbero: 99 miliardi da destinare a fusioni e ristrutturazioni delle banche, ma anche un piano anticrisi che freni la disoccupazione e rilanci il credito puntando, come da tradizione, su edilizia e aiuti alle piccole imprese. Obiettivo – magro rispetto ai 4milioni e 130 mila disoccupati attuali - quello di recuperare almeno 350 mila posti di lavoro.
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03/03/2010 19:05














