
Art. 18: Cgil, nel ddl altre norme inaccettabili
“Non contiene solo una vera e propria controriforma del diritto e del processo del lavoro, che da tempo denunciamo, ma anche importanti e gravi norme deregolatorie”. E’ quanto denuncia il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, in merito al disegno di legge 1167-B che potrebbe essere approvato in modo definitivo domani (4 marzo) dal Senato.
Il testo, infatti, fa sapere il dirigente sindacale, “contiene anche l’inaccettabile scelta sull’apprendistato a 15 anni, derogando contemporaneamente all’obbligo scolastico e all’età minima per il lavoro minorile fissata a 16 anni. E ancora, si vuole riattivare le deleghe conseguenti all’accordo del 23 luglio 2007, fatte prima volutamente scadere. Perché? L’unica risposta - spiega il sindacalista - è che si voglia utilizzarle come scorciatoia, così il Parlamento sarà chiamato a esprimere solo un parere per la riforma degli ammortizzatori sociali, mentre è lampante la diversità delle proposte del governo annunciate nel Libro Bianco con il merito delle deleghe riesumate”.
Per Fammoni il ddl contiene “un insieme di norme peggiorative che si aggiungono a quelle sull’arbitrato, la certificazione e il ruolo del giudice del lavoro, che cercano così di capovolgere i fondamenti del diritto del lavoro, aggirare norme come quelle dell’art. 18 nate per tutelare i più deboli, e consumare così una sproporzione evidente fra i diritti del lavoratore e quelli del datore di lavoro. L’effetto di queste norme risulterà molto pesante. Si tratta di scelte inaccettabili denunciate da tante iniziative e prese di posizione di giuristi, costituzionalisti, avvocati e magistrati. Scelte ideologiche - conclude - a cui reagiremo con tutte le forme di iniziativa possibile”.
Il testo, infatti, fa sapere il dirigente sindacale, “contiene anche l’inaccettabile scelta sull’apprendistato a 15 anni, derogando contemporaneamente all’obbligo scolastico e all’età minima per il lavoro minorile fissata a 16 anni. E ancora, si vuole riattivare le deleghe conseguenti all’accordo del 23 luglio 2007, fatte prima volutamente scadere. Perché? L’unica risposta - spiega il sindacalista - è che si voglia utilizzarle come scorciatoia, così il Parlamento sarà chiamato a esprimere solo un parere per la riforma degli ammortizzatori sociali, mentre è lampante la diversità delle proposte del governo annunciate nel Libro Bianco con il merito delle deleghe riesumate”.
Per Fammoni il ddl contiene “un insieme di norme peggiorative che si aggiungono a quelle sull’arbitrato, la certificazione e il ruolo del giudice del lavoro, che cercano così di capovolgere i fondamenti del diritto del lavoro, aggirare norme come quelle dell’art. 18 nate per tutelare i più deboli, e consumare così una sproporzione evidente fra i diritti del lavoratore e quelli del datore di lavoro. L’effetto di queste norme risulterà molto pesante. Si tratta di scelte inaccettabili denunciate da tante iniziative e prese di posizione di giuristi, costituzionalisti, avvocati e magistrati. Scelte ideologiche - conclude - a cui reagiremo con tutte le forme di iniziativa possibile”.
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03/03/2010 16:53













