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Ogm, pro e contro / Scheda

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La superficie totale coltivata ad Ogm in Europa è diminuita del 12% in un anno, e sono solo sei i paesi che coltivano Ogm. Questi dati, secondo la Coldiretti, confermano “l’inversione di tendenza” causata dal fatto che “nel coltivare prodotti transgenici non c’è neanche convenienza economica, anche nei Paesi dove è ammesso”. Ma nei Paesi in via di sviluppo, in Cina e in Brasile gli Ogm aumentano.

“I sostenitori degli Ogm – . si legge sul sito Agricoltura italiana on line - affermano che utilizzando semi Ogm aumenti la resa dei campi, il rovescio della medaglia è però che i contadini si ritrovano ad usare dei semi brevettati che devono acquistare di anno in anno, dalle multinazionali. C’è poi il problema della contaminazione: chi decide di essere Ogm-free rischia di avere comunque un raccolto Ogm se nei campi limitrofi vi sono tali coltivazioni”. “La sfida per il futuro non è facile – prosegue la rivista del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali -, secondo stime delle Nazioni Unite la popolazione mondiale crescerà del 34% e nel 2050 il pianeta si troverà dover sfamare 9,1 miliardi di persone. Secondo alcuni solo gli Ogm possono soddisfare questo bisogno, secondo altri è necessario puntare sulla qualità e sul benessere alimentare di tutti, solo così il mondo potrà salvarsi”.

La Coldiretti rileva invece in una scheda che con il via libera alla patata Amflora e alle tre varietà di mais ogm diventano 35 gli organismi geneticamente modificati autorizzati in Europa: 19 di mais, 6 di cotone, 3 di colza, 3 di soia, uno di barbabietola, uno di patata, un microrganismo. Dopo il divieto posto anche in Germania nell'aprile 2009, si sono ridotti a 6, su 27, i Paesi europei dove è possibile coltivare il mais Bt geneticamente modificato, l'unico presente nel Vecchio continente. Nessun cibo ogm è presente sugli scaffali dei supermercati europei.

Sempre la Coldiretti ricorda che nel 2009 gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9% arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970 secondo la Fao, nonostante l'aumento del 7% dei terreni coltivati con organismi geneticamente modificati (Ogm), che hanno raggiunto i 125 milioni di ettari nei 25 soli paesi dove sono coltivati nel mondo. Il record di persone che soffrono la fame - evidenzia la Coldiretti - è stato raggiunto proprio nell'anno in cui si è avuta un forte aumento degli Ogm nei paesi in via di sviluppo, dove la crescita e' stata superiore alla media mondiale (+13%) e dove oggi si trovano quasi la metà (46%) dei terreni coltivati a biotech nel mondo. Il pressing delle multinazionali, che è fallito in Europa dove le semine sono calate del 12%, ha avuto invece successo nei paesi meno sviluppati dove però le coltivazioni Ogm non solo non hanno quindi risolto il problema della fame, ma - continua la Coldiretti - hanno anche aggravato la dipendenza economica dall'estero.

Gli esperti cosa dicono?
Consentendo gli Ogm “si rischia di avere un paese le cui coltivazioni sono in mano alle multinazionali che tendono ad una agricoltura industriale e a monocultura”: è quanto dichiara a Agricoltura italiana on line Marcello Buiatti, del Dipartimento di biologia animale e genetica dell’università di Firenze. Buiatti porta l’esempio dell’Argentina, che “ha dato il permesso di coltivare soia sul suo territorio. Ora si hanno estensioni immense di monoculture, i contadini locali si trovano a dover lavorare per la multinazionale (Monsanto, ndr) sottopagati e lavorano solo un mese l’anno. Le conseguenze sono disastrose”.

Di parere opposto Paul Collier, professore di economia e direttore del centro studi sulle economie africane all’università di Oxford. In un saggio pubblicato poco più di un anno fa sulla rivista Foreign Affairs, Collier sostiene che l’impennata mondiale nei prezzi dei prodotti alimentari si può risolvere in tre mosse: puntando sulle grandi industrie agricole, abolendo ogni forma di protezionismo e sussidio, e infine sdoganando una volta per tutte i prodotti geneticamente modificati. Nel suo saggio pubblicato sulla prestigiosa rivista di politica estera nordamericana, Collier sceglie la strada del pragmatismo. Il punto di partenza è l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che dal 2005 sono cresciuti dell’83%, innescando l’allarme della crisi alimentare in tutto il mondo. La vera sfida, scrive Collier, “non sta nella difficoltà tecnica del riportare a buon mercato il prezzo del cibo, ma nella difficoltà politica del far fronte ai gruppi di interesse e alle illusioni sulle quali poggiano le attuali politiche alimentari”. “Nutrire il mondo”, per Collier, comporta tre fasi: in primo luogo, il mondo ha bisogno di più agricoltura commerciale e non meno. Secondo lo studioso bisognerebbe estendere ad aree in cui la terra è “sottoutilizzata” il “modello brasiliano, che prevede grandi aziende agricole altamente produttive”. La seconda priorità, che secondo Collier farà storcere il naso a molti “romantici” (come li chiama lui), è tecnologica: “il mondo ha bisogno di più scienza, l’ostracismo europeo e di conseguenza africano sui cereali geneticamente modificati sta rallentando il cammino della produttività agricola dinanzi a una domanda che invece cresce”. E secondo Collier la risposta è solo una: accrescere drasticamente l’offerta di cibo.



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TAGS ogm

02/03/2010 17:51

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