
Europa
Commissione Ue, via libera agli Ogm
La patata geneticamente modificata Amflora potrà essere coltivata per uso industriale. I sottoprodotti utilizzabili come mangime per animali. Mais Monsanto, ok a commercializzazione. Zaia: l’Italia è contraria. Ambientalisti: pericoli per la salute
di D.O.
La commissione europea ha dato il via libera alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora (prodotta dal gruppo tedesco Basf) “per uso industriale” (per la produzione di carta). Il commissario alla salute e politica dei consumatori, John Dalli, ha spiegato che le patate geneticamente modificate dovranno essere utilizzate per produrre fecola. I residui della produzione, ha spiegato ancora, potranno essere utilizzati nella preparazione di mangimi per animali. Con questa decisione, Bruxelles mette fine alla moratoria su nuove colture Ogm in vigore da dodici anni. La coltivazione della patata transgenica può iniziare solo a seguito di precisi contratti stipulati tra produttori e industrie. Il gruppo tedesco Basf, appresa la decisione di Bruxelles, ha annunciato che la patata Amflora inizierà ad essere prodotta nel corso dell’anno. Secondo fonti citate dalle agenzie di stampa, la produzione potrebbe partire nel 2010 in Germania e Repubblica Ceca, e nel 2011 in Olanda e Svezia.
La Commissione ha inoltre autorizzato la commercializzazione ma non la coltivazione di tre tipi di mais Ogm prodotti dalla multinazionale Monsanto per alimentazione umana e mangimi.
A oggi l’unico Ogm coltivato e prodotto in Europa era il mais MON 810, prodotto dalla Monsanto e introdotto nel continente prima del bando del 1998. Questo mais Ogm è prodotto in Spagna, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Portogallo. Nel 2007, al momento del suo ingresso nella Ue, la Romania era stata costretta a rinunciare alle coltivazioni di soia transgenica presenti sul suo territorio.
Gli Ogm contengono materiale genetico non derivante da incroci naturali. Il primo prodotto è stato il pomodoro, lanciato sul mercato nel 1994 sotto forma di concentrato. La soia e il mais sono stati introdotti nel 1996, poi sono venuti la patata, la colza, il grano e il riso.
Su pressione della Germania e degli Stati Uniti, il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, aveva già provato l’anno scorso a consentire l’introduzione degli Ogm, fermandosi però di fronte all’altolà di 22 stati membri su 27. Barroso ha però sempre dichiarato di non voler imporre agli stati membri l’uso degli Ogm, sostenendo l’opportunità per ogni stato di chiarire quali fossero le priorità e i bisogni.
Zaia, l’Italia è contraria
“La decisione presa oggi dalla Commissione europea, di concedere l'autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata, ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo”. Così il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, commenta la notizia che arriva dalla Commissione Ue.
Ma se l’Italia, o qualsiasi altro stato membro, vuole opporsi alla coltivazione di nuovi Ogm sul proprio territorio, deve appellarsi alla “clausola di salvaguardia” prevista dall’articolo 23 della direttiva Ue 2001/18 sul rilascio deliberato degli Ogm nell'ambiente. E’ quanto hanno confermato all’Apcom fonti della Commissione europea. Per motivare il divieto, però, occorre fornire “informazioni nuove o complementari” emerse in seguito all’approvazione comunitaria.
Legambiente ricorda che la patata Ogm “è un alimento pericoloso perché contiene un gene resistente agli antibiotici e quindi pericoloso per la salute umana”. L’associazione ambientalista sostiene che è “una follia autorizzare alimenti resistenti agli antibiotici”. “Con questa assurda decisione, l'Ue decreta la fine dell'embargo sulle colture geneticamente modificate, vanificando così gli sforzi e gli investimenti di tutti coloro che hanno creduto nel Made in Italy e nella ricerca della qualità e delle eccellenze”. Legambiente si chiede “cosa stia aspettando il ministro Zaia ad emanare il famoso decreto che impedirebbe l'esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la coltivazione dei Ogm senza aspettare le linee guida sulla coesistenza”.
Analoghi commenti in casa Greenpeace: in una nota Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace Italia, ricorda che “questo Ogm pone rischi inaccettabili per la salute umana e animale, oltre che per l’ambiente”. Ferrario avverte che “l’immissione in ambiente di questa patata della Basf potrebbe scatenare una resistenza batterica verso medicinali salva vita, compresi i farmaci utilizzati anche per il trattamento della tubercolosi”. Con la sua nuova Commissione, accusa Greenpeace, Barroso “ha forzato la decisione senza neppure confrontarsi con tutti i Commissari”.
Per il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, “sarebbe stato molto più opportuno attendere le linee-guida annunciate dal presidente Barroso, il quale ha rilevato, nelle scorse settimane, di non voler imporre la coltura degli Ogm ai singoli paesi Ue. Invece, la Commissione di Bruxelles, con il via libera alla patata transgenica Amflora e a tre nuovi mais biotech, ha praticamente messo la parola fine alla moratoria sulla coltivazione di organismi geneticamente modificati in Europa”. “Esprimiamo tutto il nostro fermo dissenso – prosegue Politi - nei confronti di decisioni che riteniamo gravi, pericolose, dannose e frettolose, delle quali non c’era alcun bisogno. (...) La nostra posizione sugli Ogm scaturisce non da una scelta ideologica, ma - ha concluso Politi - dalla consapevolezza che la loro utilizzazione può annullare la nostra idea di agricoltura e, quindi, può annullare l'unico vantaggio competitivo dei suoi prodotti sui mercato: qualità, origine, tracciabilità, biodiversità, tipicità”.
Di parere opposto Confagricoltura, secondo la quale la decisione di Bruxelles “interrompe un embargo di anni, aprendo una finestra di possibilità nuove per l'agricoltura in Europa”.
Ogm, pro e contro
La superficie totale coltivata ad Ogm in Europa è diminuita del 12% in un anno, e sono solo sei i paesi che coltivano Ogm. Questi dati, secondo la Coldiretti, confermano “l’inversione di tendenza” causata dal fatto che “nel coltivare prodotti transgenici non c’è neanche convenienza economica, anche nei Paesi dove è ammesso”. Ma nei Paesi in via di sviluppo, in Cina e in Brasile gli Ogm aumentano.
“I sostenitori degli Ogm – . si legge sul sito Agricoltura italiana on line - affermano che utilizzando semi Ogm aumenti la resa dei campi, il rovescio della medaglia è però che i contadini si ritrovano ad usare dei semi brevettati che devono acquistare di anno in anno, dalle multinazionali. C’è poi il problema della contaminazione: chi decide di essere Ogm-free rischia di avere comunque un raccolto Ogm se nei campi limitrofi vi sono tali coltivazioni”. “La sfida per il futuro non è facile – prosegue la rivista del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali -, secondo stime delle Nazioni Unite la popolazione mondiale crescerà del 34% e nel 2050 il pianeta si troverà dover sfamare 9,1 miliardi di persone. Secondo alcuni solo gli Ogm possono soddisfare questo bisogno, secondo altri è necessario puntare sulla qualità e sul benessere alimentare di tutti, solo così il mondo potrà salvarsi”.
La Coldiretti rileva invece in una scheda che con il via libera alla patata Amflora e alle tre varietà di mais ogm gli organismi geneticamente modificati autorizzati in Europa salgono a 35: 19 di mais, 6 di cotone, 3 di colza, 3 di soia, uno di barbabietola, uno di patata, un microrganismo. Nessun cibo ogm è presente sugli scaffali dei supermercati europei. Sempre la Coldiretti ricorda che nel 2009 gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9% arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970 secondo la Fao, nonostante l'aumento del 7% dei terreni coltivati con Ogm. Il pressing delle multinazionali ha avuto successo nei paesi meno sviluppati, dove però le coltivazioni Ogm non solo non hanno risolto il problema della fame, ma - continua la Coldiretti - hanno anche aggravato la dipendenza economica dall'estero.
Gli esperti cosa dicono?
Consentendo gli Ogm “si rischia di avere un paese le cui coltivazioni sono in mano alle multinazionali che tendono ad una agricoltura industriale e a monocultura”: è quanto dichiara a Agricoltura italiana on line Marcello Buiatti, del Dipartimento di biologia animale e genetica dell’università di Firenze. Buiatti porta l’esempio dell’Argentina, che “ha dato il permesso di coltivare soia sul suo territorio. Ora si hanno estensioni immense di monoculture, i contadini locali si trovano a dover lavorare per la multinazionale (Monsanto, ndr) sottopagati e lavorano solo un mese l’anno. Le conseguenze sono disastrose”.
Di parere opposto Paul Collier, professore di economia e direttore del centro studi sulle economie africane all’università di Oxford. In un saggio pubblicato poco più di un anno fa sulla rivista Foreign Affairs, Collier sostiene che l’impennata mondiale nei prezzi dei prodotti alimentari si può risolvere in tre mosse: puntando sulle grandi industrie agricole, abolendo ogni forma di protezionismo e sussidio, e infine sdoganando una volta per tutte i prodotti geneticamente modificati. Nel suo saggio pubblicato sulla prestigiosa rivista di politica estera nordamericana, Collier sceglie la strada del pragmatismo. Il punto di partenza è l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che dal 2005 sono cresciuti dell’83%, innescando l’allarme della crisi alimentare in tutto il mondo.
La vera sfida, scrive Collier, “non sta nella difficoltà tecnica del riportare a buon mercato il prezzo del cibo, ma nella difficoltà politica del far fronte ai gruppi di interesse e alle illusioni sulle quali poggiano le attuali politiche alimentari”. “Nutrire il mondo”, per Collier, comporta tre fasi: in primo luogo, il mondo ha bisogno di più agricoltura commerciale e non meno. Secondo lo studioso bisognerebbe estendere ad aree in cui la terra è “sottoutilizzata” il “modello brasiliano, che prevede grandi aziende agricole altamente produttive”. La seconda priorità, che secondo Collier farà storcere il naso a molti “romantici” (come li chiama lui), è tecnologica: “il mondo ha bisogno di più scienza, l’ostracismo europeo e di conseguenza africano sui cereali geneticamente modificati sta rallentando il cammino della produttività agricola dinanzi a una domanda che invece cresce”. E secondo Collier la risposta è solo una: accrescere drasticamente l’offerta di cibo.
» I verdi: referendum
» Scheda, Ogm pro e contro
La Commissione ha inoltre autorizzato la commercializzazione ma non la coltivazione di tre tipi di mais Ogm prodotti dalla multinazionale Monsanto per alimentazione umana e mangimi.
A oggi l’unico Ogm coltivato e prodotto in Europa era il mais MON 810, prodotto dalla Monsanto e introdotto nel continente prima del bando del 1998. Questo mais Ogm è prodotto in Spagna, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Portogallo. Nel 2007, al momento del suo ingresso nella Ue, la Romania era stata costretta a rinunciare alle coltivazioni di soia transgenica presenti sul suo territorio.
Gli Ogm contengono materiale genetico non derivante da incroci naturali. Il primo prodotto è stato il pomodoro, lanciato sul mercato nel 1994 sotto forma di concentrato. La soia e il mais sono stati introdotti nel 1996, poi sono venuti la patata, la colza, il grano e il riso.
Su pressione della Germania e degli Stati Uniti, il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, aveva già provato l’anno scorso a consentire l’introduzione degli Ogm, fermandosi però di fronte all’altolà di 22 stati membri su 27. Barroso ha però sempre dichiarato di non voler imporre agli stati membri l’uso degli Ogm, sostenendo l’opportunità per ogni stato di chiarire quali fossero le priorità e i bisogni.
Zaia, l’Italia è contraria
“La decisione presa oggi dalla Commissione europea, di concedere l'autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata, ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo”. Così il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, commenta la notizia che arriva dalla Commissione Ue.
Ma se l’Italia, o qualsiasi altro stato membro, vuole opporsi alla coltivazione di nuovi Ogm sul proprio territorio, deve appellarsi alla “clausola di salvaguardia” prevista dall’articolo 23 della direttiva Ue 2001/18 sul rilascio deliberato degli Ogm nell'ambiente. E’ quanto hanno confermato all’Apcom fonti della Commissione europea. Per motivare il divieto, però, occorre fornire “informazioni nuove o complementari” emerse in seguito all’approvazione comunitaria.
Legambiente ricorda che la patata Ogm “è un alimento pericoloso perché contiene un gene resistente agli antibiotici e quindi pericoloso per la salute umana”. L’associazione ambientalista sostiene che è “una follia autorizzare alimenti resistenti agli antibiotici”. “Con questa assurda decisione, l'Ue decreta la fine dell'embargo sulle colture geneticamente modificate, vanificando così gli sforzi e gli investimenti di tutti coloro che hanno creduto nel Made in Italy e nella ricerca della qualità e delle eccellenze”. Legambiente si chiede “cosa stia aspettando il ministro Zaia ad emanare il famoso decreto che impedirebbe l'esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la coltivazione dei Ogm senza aspettare le linee guida sulla coesistenza”.
Analoghi commenti in casa Greenpeace: in una nota Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace Italia, ricorda che “questo Ogm pone rischi inaccettabili per la salute umana e animale, oltre che per l’ambiente”. Ferrario avverte che “l’immissione in ambiente di questa patata della Basf potrebbe scatenare una resistenza batterica verso medicinali salva vita, compresi i farmaci utilizzati anche per il trattamento della tubercolosi”. Con la sua nuova Commissione, accusa Greenpeace, Barroso “ha forzato la decisione senza neppure confrontarsi con tutti i Commissari”.
Di parere opposto Confagricoltura, secondo la quale la decisione di Bruxelles “interrompe un embargo di anni, aprendo una finestra di possibilità nuove per l'agricoltura in Europa”.
Ogm, pro e contro
La superficie totale coltivata ad Ogm in Europa è diminuita del 12% in un anno, e sono solo sei i paesi che coltivano Ogm. Questi dati, secondo la Coldiretti, confermano “l’inversione di tendenza” causata dal fatto che “nel coltivare prodotti transgenici non c’è neanche convenienza economica, anche nei Paesi dove è ammesso”. Ma nei Paesi in via di sviluppo, in Cina e in Brasile gli Ogm aumentano.
“I sostenitori degli Ogm – . si legge sul sito Agricoltura italiana on line - affermano che utilizzando semi Ogm aumenti la resa dei campi, il rovescio della medaglia è però che i contadini si ritrovano ad usare dei semi brevettati che devono acquistare di anno in anno, dalle multinazionali. C’è poi il problema della contaminazione: chi decide di essere Ogm-free rischia di avere comunque un raccolto Ogm se nei campi limitrofi vi sono tali coltivazioni”. “La sfida per il futuro non è facile – prosegue la rivista del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali -, secondo stime delle Nazioni Unite la popolazione mondiale crescerà del 34% e nel 2050 il pianeta si troverà dover sfamare 9,1 miliardi di persone. Secondo alcuni solo gli Ogm possono soddisfare questo bisogno, secondo altri è necessario puntare sulla qualità e sul benessere alimentare di tutti, solo così il mondo potrà salvarsi”.
La Coldiretti rileva invece in una scheda che con il via libera alla patata Amflora e alle tre varietà di mais ogm gli organismi geneticamente modificati autorizzati in Europa salgono a 35: 19 di mais, 6 di cotone, 3 di colza, 3 di soia, uno di barbabietola, uno di patata, un microrganismo. Nessun cibo ogm è presente sugli scaffali dei supermercati europei. Sempre la Coldiretti ricorda che nel 2009 gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9% arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970 secondo la Fao, nonostante l'aumento del 7% dei terreni coltivati con Ogm. Il pressing delle multinazionali ha avuto successo nei paesi meno sviluppati, dove però le coltivazioni Ogm non solo non hanno risolto il problema della fame, ma - continua la Coldiretti - hanno anche aggravato la dipendenza economica dall'estero.
Gli esperti cosa dicono?
Consentendo gli Ogm “si rischia di avere un paese le cui coltivazioni sono in mano alle multinazionali che tendono ad una agricoltura industriale e a monocultura”: è quanto dichiara a Agricoltura italiana on line Marcello Buiatti, del Dipartimento di biologia animale e genetica dell’università di Firenze. Buiatti porta l’esempio dell’Argentina, che “ha dato il permesso di coltivare soia sul suo territorio. Ora si hanno estensioni immense di monoculture, i contadini locali si trovano a dover lavorare per la multinazionale (Monsanto, ndr) sottopagati e lavorano solo un mese l’anno. Le conseguenze sono disastrose”.
Di parere opposto Paul Collier, professore di economia e direttore del centro studi sulle economie africane all’università di Oxford. In un saggio pubblicato poco più di un anno fa sulla rivista Foreign Affairs, Collier sostiene che l’impennata mondiale nei prezzi dei prodotti alimentari si può risolvere in tre mosse: puntando sulle grandi industrie agricole, abolendo ogni forma di protezionismo e sussidio, e infine sdoganando una volta per tutte i prodotti geneticamente modificati. Nel suo saggio pubblicato sulla prestigiosa rivista di politica estera nordamericana, Collier sceglie la strada del pragmatismo. Il punto di partenza è l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che dal 2005 sono cresciuti dell’83%, innescando l’allarme della crisi alimentare in tutto il mondo.
La vera sfida, scrive Collier, “non sta nella difficoltà tecnica del riportare a buon mercato il prezzo del cibo, ma nella difficoltà politica del far fronte ai gruppi di interesse e alle illusioni sulle quali poggiano le attuali politiche alimentari”. “Nutrire il mondo”, per Collier, comporta tre fasi: in primo luogo, il mondo ha bisogno di più agricoltura commerciale e non meno. Secondo lo studioso bisognerebbe estendere ad aree in cui la terra è “sottoutilizzata” il “modello brasiliano, che prevede grandi aziende agricole altamente produttive”. La seconda priorità, che secondo Collier farà storcere il naso a molti “romantici” (come li chiama lui), è tecnologica: “il mondo ha bisogno di più scienza, l’ostracismo europeo e di conseguenza africano sui cereali geneticamente modificati sta rallentando il cammino della produttività agricola dinanzi a una domanda che invece cresce”. E secondo Collier la risposta è solo una: accrescere drasticamente l’offerta di cibo.
» I verdi: referendum
» Scheda, Ogm pro e contro
Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.
TAGS ogm
02/03/2010 14:31















