
Congresso Cgil: minoranza, “Troppe anomalie, noi al 30%”
La minoranza della Cgil non accetta i dati sul voto delle assemblee congressuali, che la danno al 17%, e denuncia alcune “anomalie” nello svolgimento del congresso della Cgil. I firmatari della mozione “La Cgil che vogliamo” giudicano “sottostimati” i dati forniti lo scorso 26 febbraio dal presidente della commissione di garanzia, Carlo Ghezzi. In una conferenza stampa a Roma il portavoce della mozione due, Domenico Moccia, ha parlato di “un numero di voti validi superiori ai votanti” e di un esito complessivo del congresso che, depurato delle “irregolarità”, vedrebbe la mozione due “al 30% tra gli iscritti attivi e al 25% tra i pensionati”. Moccia ha sottolineato “l’incremento di partecipazione registrato nel congresso”. “Ci sono circa 600 mila voti in più rispetto alle votazioni del 2001 – ha detto il segretario generale della Fisac - e circa 400 mila in più rispetto al 2006”.
“Mentre si registra una sostanziale tenuta del voto nelle regioni dove la Cgil è più strutturata, come in Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia – prosegue Moccia -, c’è una crescita anomala della partecipazione al voto in alcune regioni del Sud, come Puglia (+ 113% di votanti), Sardegna (+ 56%), Campania (+ 41%), ma anche nel Lazio (+ 59%) dove la presenza sul territorio del sindacato dovrebbe essere, invece, più difficile”. “Questo congresso - prosegue Moccia – è avvenuto in una dimensione confusa e poco trasparente con errori macroscopici, con un’anomala partecipazione e un’anomala distribuzione del voto”. Anche il numero dei ricorsi fornito dalla commissione di garanzia – un ricorso ogni mille assemblee, 94 in totale ad oggi – sarebbe sottostimato secondo Moccia che spiega: “Abbiamo fatto ricorsi per interi congressi, non solo per singole assemblee. E ogni congresso è la sommatoria finale di molte assemblee diverse”.
I rappresentanti della mozione due chiedono di avere accesso ai dati della commissione di garanzia, chiedono una “verifica a campione” sull’esito dei congressi e di avere dati più precisi rispetto alle “assemblee dove eravamo presenti e a quelle dove non c’eravamo” e osservano che il 57% delle assemblee congressuali è avvenuto “senza la nostra presenza”.
Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il segretario generale della Funzione pubblica Carlo Podda, il segretario generale dei metalmeccanici Gianni Rinaldini, Marigia Maulucci e il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi.
“Il nostro sistema di regole ha dimostrato di non reggere l’urto di un congresso come questo”, ha detto Podda, secondo il quale è avvenuta una “distorsione localizzata del voto” e “sono state cambiate le regole mentre la partita era in corso” (il riferimento è al meccanismo della solidarietà dello Spi, ndr). Per quanto riguarda il voto nella categoria del pubblico impiego, dove la mozione due da lui sottoscritta è stata sconfitta, Podda ammette che “certo questo determina un problema, e la Funzione pubblica è spaccata a metà, però dimostra che la nostra non è una mozione corporativa, come i nostri avversari ci rimproveravano, ma attraversa tutta la confederazione”.
Per Rinaldini bisogna rivedere “le regole della vita democratica interna. Faremo delle nostre proposte”. Cremaschi ha invece ricordato che la minoranza non certificherà il 40% del congresso, e in particolare i congressi di Lombardia, Lazio, Calabria, Puglia, Veneto e Campania. “Se avremo un congresso legittimato a maggioranza – ha aggiunto Maulucci – sarà una situazione anomala e mai verificata prima”. “L’unica cifra vera e certificata sono i 310 mila voti alla mozione due - aggiunge Maulucci -. Non potendola ridurre è aumentato il numero dei votanti. Certo non certificheremo i dati delle assemblee e daremo battaglia al congresso di Rimini”.
I rappresentanti della minoranza si sono dati appuntamento al 20 marzo, iniziativa in occasione della quale decideranno la strategia. “Se non riconoscono almeno una parte delle nostre ragioni – ha detto Cremaschi – non ci sarà una ricomposizione unitaria al congresso”
“Mentre si registra una sostanziale tenuta del voto nelle regioni dove la Cgil è più strutturata, come in Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia – prosegue Moccia -, c’è una crescita anomala della partecipazione al voto in alcune regioni del Sud, come Puglia (+ 113% di votanti), Sardegna (+ 56%), Campania (+ 41%), ma anche nel Lazio (+ 59%) dove la presenza sul territorio del sindacato dovrebbe essere, invece, più difficile”. “Questo congresso - prosegue Moccia – è avvenuto in una dimensione confusa e poco trasparente con errori macroscopici, con un’anomala partecipazione e un’anomala distribuzione del voto”. Anche il numero dei ricorsi fornito dalla commissione di garanzia – un ricorso ogni mille assemblee, 94 in totale ad oggi – sarebbe sottostimato secondo Moccia che spiega: “Abbiamo fatto ricorsi per interi congressi, non solo per singole assemblee. E ogni congresso è la sommatoria finale di molte assemblee diverse”.
I rappresentanti della mozione due chiedono di avere accesso ai dati della commissione di garanzia, chiedono una “verifica a campione” sull’esito dei congressi e di avere dati più precisi rispetto alle “assemblee dove eravamo presenti e a quelle dove non c’eravamo” e osservano che il 57% delle assemblee congressuali è avvenuto “senza la nostra presenza”.
“Il nostro sistema di regole ha dimostrato di non reggere l’urto di un congresso come questo”, ha detto Podda, secondo il quale è avvenuta una “distorsione localizzata del voto” e “sono state cambiate le regole mentre la partita era in corso” (il riferimento è al meccanismo della solidarietà dello Spi, ndr). Per quanto riguarda il voto nella categoria del pubblico impiego, dove la mozione due da lui sottoscritta è stata sconfitta, Podda ammette che “certo questo determina un problema, e la Funzione pubblica è spaccata a metà, però dimostra che la nostra non è una mozione corporativa, come i nostri avversari ci rimproveravano, ma attraversa tutta la confederazione”.
Per Rinaldini bisogna rivedere “le regole della vita democratica interna. Faremo delle nostre proposte”. Cremaschi ha invece ricordato che la minoranza non certificherà il 40% del congresso, e in particolare i congressi di Lombardia, Lazio, Calabria, Puglia, Veneto e Campania. “Se avremo un congresso legittimato a maggioranza – ha aggiunto Maulucci – sarà una situazione anomala e mai verificata prima”. “L’unica cifra vera e certificata sono i 310 mila voti alla mozione due - aggiunge Maulucci -. Non potendola ridurre è aumentato il numero dei votanti. Certo non certificheremo i dati delle assemblee e daremo battaglia al congresso di Rimini”.
I rappresentanti della minoranza si sono dati appuntamento al 20 marzo, iniziativa in occasione della quale decideranno la strategia. “Se non riconoscono almeno una parte delle nostre ragioni – ha detto Cremaschi – non ci sarà una ricomposizione unitaria al congresso”
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TAGS congresso cgil la cgil che vogliamo
01/03/2010 17:00
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1
Sanno che, in un confronto vero, non reggerebbero.
Allora non resta che impedire questo confronto.
Tristemente, questo è il declino della non partecipazione e dell'impedire la partecipazione.
E la faccia tosta di negarlo.














