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Fondi pensione, le proposte dei sindacati al Senato

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Ddl lavoro, esame sospeso: serve il parere della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il presidente dell’Inail riferisce alla commissione d’inchiesta sugli infortuni professionali. A Montecitorio due ddl su imprenditorialità e sostegno al reddito

di Valerio Strinati

 (immagini di Maurizio Minnucci)
Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato

Nella seduta di martedì 23 febbraio la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato ha iniziato l’esame congiunto, in sede referente, dei disegni di legge n. 1186 (Bornacin) Disposizioni in materia di rivalutazione dei trattamenti pensionistici e n. 1416 (D’Alia) Disposizioni in materia di rivalutazione dei trattamenti pensionistici e per la disciplina della separazione contabile delle gestioni previdenziali e assistenziali.

Sui due provvedimenti ha riferito il relatore Pichetto Fratin ( Pdl) che ha precisato come essi si propongano di sanare una disparità dei trattamenti pensionistici che si protrae ormai da diversi anni. Infatti coloro i quali sono andati in pensione in un periodo successivo al 1 gennaio 1979 hanno usufruito di trattamenti pensionistici calcolati sulla base di aumenti di stipendio intervenuti alcuni anni dopo la loro quiescenza, tra il 1982 e il 1986; si è così venuta a creare una discriminazione tra i dirigenti civili e militari dello Stato che sono andati in pensione prima della data succitata e quelli collocati a riposo in data posteriore: mentre ai secondi è stata concessa la riliquidazione della pensione, ai primi è stata attribuita la mera perequazione, alla stregua di tutti gli altri dipendenti pubblici. I provvedimenti approvati dal Parlamento in materia pensionistica hanno sempre lasciato insoluto il problema di elaborare un meccanismo automatico di collegamento delle pensioni alla dinamica delle retribuzioni del personale di servizio. Anche la sentenza n. 1 del 1991 della Corte costituzionale, nel ribadire il concetto di pensione come «retribuzione differita», ha affermato che, come tale, essa deve conservare nel tempo il suo rapporto fisso con le retribuzioni dei lavoratori in costanza di servizio. Il relatore ha osservato che le singole disposizioni dei due provvedimenti sono di contenuto identico, fatte salve le decorrenze dell’applicazione (1 gennaio 2010, secondo il ddl n. 1186 e 1 luglio 2009, secondo il ddl n. 1416) ai fini della rivalutazione delle pensioni ordinarie. Ha quindi fornito al senatore Nerozzi (Pd) alcuni ragguagli circa la possibile platea dei destinatari del provvedimento. È quindi intervenuto il senatore Castro (Pdl), contrario all’introduzione di meccanismi di adeguamento automatico dei trattamenti pensionistici ispirati a sistemi in vigore negli anni ‘70.

Nella seduta di mercoledì 24 febbraio la Commissione ha proseguito l’indagine conoscitiva sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari con l’audizione di rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Il dottor Cerri, responsabile della previdenza complementare per la Cgil, ha fatto presente in primo luogo di condividere l’analisi e le proposte formulate dall’Assofondipensione nell’audizione del 19 gennaio scorso: le osservazioni espresse in tale occasione rispecchiano infatti le posizioni assunte dalle organizzazioni delle imprese e dei lavoratori in merito al sistema della previdenza complementare nel suo complesso. Ha quindi ribadito il giudizio positivo sulla disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 252 del 2005, di cui ha auspicato un ulteriore miglioramento al fine di estendere la previdenza complementare anche ai lavoratori del pubblico impiego e a quelli atipici. Si è soffermato successivamente sull’impegno assunto dalle società di gestione dei fondi pensione nell’assorbire e contenere gli effetti della crisi economica, evidenziando che è stata recuperata la gran parte delle perdite subite nella prima fase di turbolenza dei mercati finanziari, ed ha sottoposto alla Commissione alcune proposte di riforma del settore della previdenza complementare, ravvisando l’esigenza che sia incentivata l’operatività dei fondi come veri e propri investitori istituzionali, attraverso la destinazione di una quota adeguata del patrimonio da essi accumulato al sostegno del sistema produttivo - con l’effettuazione di investimenti di utilità sociale - e, in generale, allo sviluppo del Paese. In proposito ha ritenuto meritevole di approfondimento la possibilità di emettere titoli di Stato di medio e lungo periodo, specificamente dedicati ai fondi negoziali, per sostenere una politica industriale condivisa, creando al contempo maggiori garanzie per le modalità di investimento del risparmio previdenziale. Nel rimarcare la sostanziale staticità dell’andamento delle adesioni ai fondi negoziali e la contestuale accelerazione delle adesioni a strumenti individuali, l’esponente della Cgil ha osservato che le criticità attualmente presenti nel sistema derivano dalla difficoltà di coinvolgere i lavoratori delle piccole imprese nel settore della previdenza complementare e dalla tendenza complessiva, per coloro che hanno perso il posto di lavoro o sono stati posti in cassa integrazione, a richiedere il riscatto della posizione previdenziale o il versamento delle anticipazioni, per fronteggiare gli effetti della crisi. Ha quindi elencato una serie di possibili interventi per il rafforzamento del sistema dei fondi pensione, come l’estensione dei fondi negoziali a tutti i settori del pubblico impiego e la possibilità di accorpare i fondi di dimensioni minori, per ottenere migliori risultati gestionali, nonché il rafforzamento dell’autorità di vigilanza.

Il dottor Marinelli, in rappresentanza della Cisl, ha affermato che il rilancio e lo sviluppo della previdenza integrativa richiedono in primo luogo il superamento degli ostacoli che attualmente limitano le adesioni ai fondi pensione da parte dei lavoratori della piccola impresa, nonché adeguate garanzie circa la sicurezza degli investimenti e l’effettività delle tutele per i lavoratori iscritti alla previdenza complementare, alla luce delle turbolenze dei mercati finanziari e dei gravi effetti della crisi internazionale. A tal fine occorre una diversificazione più oculata degli investimenti effettuati dai fondi pensione, dato che la composizione attuale del patrimonio raccolto privilegia titoli del debito pubblico, emessi principalmente dallo Stato italiano, e, solo in misura molto minore, titoli rappresentativi del capitale di rischio nelle imprese. L’esponente della Cisl ha quindi esaminato le difficoltà di ordine normativo ed economico che hanno sinora impedito una piena estensione della previdenza complementare ai dipendenti del pubblico impiego, e ha segnalato la necessità di migliorare il regime di tassazione delle rendite connesse alla partecipazione ai fondi pensione, con l’introduzione di un sistema analogo a quello accolto dalla Commissione europea, e ispirato allo schema di prelievo Eet. In sede di completamento della normativa di rango secondario – ha affermato il dott. Marinelli - la disciplina dei limiti agli investimenti dei fondi pensione va raccordata con l’esigenza di tutelare la sicurezza del risparmio previdenziale, prevedendo altresì procedure e tecniche per l’analisi e il controllo dei rischi finanziari anche in relazione alle caratteristiche e alle dimensioni dei fondi.

Per la Uil, il dott. Proietti ha espresso un giudizio positivo sul decreto legislativo n. 252 del 2005, che ha consentito di creare un modello di previdenza complementare a suo avviso efficace nell’aver assorbito gli effetti della crisi, tutelando in tal modo le specificità del risparmio previdenziale. Al fine di risolvere il problema della scarsa partecipazione dei lavoratori della piccola impresa occorre – secondo l’esponente della Uil - una maggiore diffusione della cultura previdenziale e la creazione di strumenti che consentano alle Pmi di accedere al credito a condizioni più favorevoli ed è altresì necessario aprire la partecipazione ai fondi pensione anche ai lavoratori del pubblico impiego. Un altro tema rilevante riguarda la modifica del regime di tassazione, che va allineato ai sistemi europei introducendo un meccanismo di prelievo sulla rendita finale invece che sul maturato annuale. Anche l’ipotesi di prevedere l’accorpamento dei fondi con un limitato numero di iscritti, al fine di garantire loro risultati migliori, secondo il dott. Proietti, è meritevole di attenzione, così come occorre ribadire il ruolo della Covip, quale unica autorità di vigilanza nel settore, con caratteristiche di terzietà e indipendenza.

Il dottor Mollicone, in rappresentanza della Ugl, nel rifarsi al condivisibile quadro esposto dall’Assofondipensione nell’audizione del 19 gennaio scorso e alla valutazione ampiamente positiva del decreto legislativo n. 252 del 2005, già espressa nei precedenti interventi, si è soffermato sulle criticità rappresentate, a suo avviso, dagli ostacoli posti alla possibilità di adesione ai fondi pensione da parte di diverse tipologie di lavoratori, come quelli delle piccole imprese ovvero del settore pubblico, nonché dagli ulteriori ostacoli alla piena partecipazione dei lavoratori alla previdenza integrativa derivanti dalla diffusione del lavoro sommerso nelle regioni meridionali, con un problema più generale di contrasto all’evasione contributiva. Condividendo le proposte di modifica del regime di tassazione dei fondi pensione, da allineare ai modelli previsti negli altri Paesi europei, ha sottolineato l’esigenza di un rilancio delle campagne informative istituzionali, per la diffusione della cultura previdenziale nonché, sotto altro profilo, la necessità di affrontare il problema delle omissioni contributive da parte dei datori di lavoro, in caso di adesione ai fondi negoziali. In relazione alla proposta di accorpare i fondi di minori dimensioni, l’esponente dell’Ugl ha segnalato l’opportunità di valutare il rendimento complessivo in un congruo arco di tempo, prima di decidere l’unificazione con altri fondi operanti all’interno del medesimo comparto produttivo, e si è dichiarato a favore del rafforzamento operativo della Covip.

Prosegue al Senato l’esame in sede referente del disegno di legge sul lavoro collegato alla manovra di finanza pubblica

Nelle sedute di martedì 23 e mercoledì 24 febbraio, le Commissioni riunite affari costituzionali e lavoro, previdenza sociale del Senato hanno proseguito l’esame del disegno di legge n. 1167-B, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro, approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati .

Il relatore per la Commissione lavoro, previdenza sociale Castro (Pdl) e il relatore per la commissione affari costituzionali Saltamartini (Pdl) hanno espresso parere contrario sugli ordini del giorno e sugli emendamenti presentati.I sottosegretari Viespoli e Giorgetti, a nome del Governo, si sono espressi conformemente ai relatori.

Le Commissioni riunite hanno quindi accolto la proposta dl presidente della Commissione lavoro Guliano, di rinviare il seguito dell’esame, in attesa dell’espressione del prescritto parere da parte della Commissione bilancio.


Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati

Nella seduta di mercoledì 24 febbraio, la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati ha proseguito l’esame, in sede referente, della proposta di legge n. 2424 (Foti), recante interventi per agevolare la libera imprenditorialità e per il sostegno del reddito, alla quale è stata abbinata la proposta di legge n. 3089 (Jannone) sulla medesima materia.

Il presidente Moffa ha comunicato che il Comitato ristretto a suo tempo istituito ha elaborato un nuovo testo del progetto di legge n. 2424, che il relatore ha proposto di adottare come testo base per il seguito dell’esame in sede referente. La proposta di legge n. 3089, di iniziativa del deputato Jannone, che verte su materia identica a quella del progetto di legge n. 2424, ad avviso del Presidente e del relatore, può altresì considerarsi sostanzialmente assorbita nell’ambito del nuovo testo della proposta di legge n. 2424.
La Commissione, accogliendo la proposta del Presidente, ha quindi deliberato di adottare il nuovo testo della proposta di legge n. 2424, elaborato dal Comitato ristretto, come testo base per il seguito dell’esame in sede referente, e di fissare alle ore 10 di mercoledì 3 marzo 2010 il termine per la presentazione degli emendamenti.


Attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche»

Nella seduta di mercoledì 10 febbraio la Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro ha proseguito i propri lavori ascoltando il Presidente-Commissario straordinario dell’Inail dottori Marco Fabio Sartori.

In apertura di seduta il presidente Tofani ha ricordato che l’audizione segue quella del Presidente dell’Ipsema del 19 gennaio, sulla salute e sicurezza sul lavoro nelle attività portuali. In tale ambiente, ad lato rischio di incidenti, la Commissione aveva rilevato una serie di criticità, anche perché in esso interagiscono - specie nelle operazioni intorno alle navi ormeggiate - sia lavoratori imbarcati (assicurati dall’Ipsema) che di terra (assicurati dall’Inail): tale duplice competenza richiede quindi uno sforzo superiore di coordinamento e di sinergia tra i due enti sul fronte della prevenzione e della formazione.

Il dottor Sartori ha quindi illustrato il sistema di ripartizione delle competenze in materia di sicurezza sul lavoro nelle attività portuali, che vede la presenza nella fase di formazione e prevenzione dell’Ipsema, dell’Inail e dell’Ispesl, così come nei controlli operano anche autorità portuali, capitanerie di porto e aziende sanitarie locali. I dati degli ultimi anni segnalano nel settore, tra i lavoratori iscritti all’Inail, un numero di infortuni decrescente, sia in termini generali che per i casi mortali. Ipsema e Inail, pur nella loro autonomia organizzativa, collaborano da tempo per la prevenzione e la formazione: è stata comunque confermata la piena disponibilità dell’Inail ad avviare ulteriori sinergie, pur considerando le limitate risorse umane dell’Istituto. Per superare definitivamente la frammentazione delle competenze, però, occorrerebbe, secondo il dott. Sartori, dare vita ad un vero e proprio "polo salute e sicurezza" fra tutti gli enti preposti.

Il sen. Nerozzi (Pd), pur condividendo la necessità di interventi di carattere più generale per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, ha sottolineato l’esigenza di unificare l’attività di formazione, nelle attività portuali, sia per i lavoratori marittimi che per quelli di terra e il sen. De Luca (Pd) ha chiesto informazioni sull’andamento complessivo degli infortuni sul lavoro nel 2009.

Il dott. Sartori ha convenuto sulla necessità di unificazione dei modelli di formazione per tutti i lavoratori dei porti, mentre ha fatto presente che i dati definitivi del 2009 non sono ancora disponibili, anche se ha confermato la riduzione sensibile dei casi, anche mortali: mentre una metà di tale riduzione deriva dal trend decrescente degli ultimi anni, la parte rimanente è però ascrivibile alla forte diminuzione del numero degli occupati legata alla recente crisi economica. Ha quindi risposto ad altri quesiti del sen. Nerozzi (Pd) e della presidente Colli.

Nella seduta di mercoledì 24 febbraio, la Commissione ha quindi ascoltato il procuratore generale di Firenze, dottor Beniamino Deidda, sul tema delle malattie professionali, oggetto di uno specifico gruppo di lavoro coordinato dal sen. Roilo, che ha sollecitato l’incontro con il dottor Deidda, avendo questi maturato una specifica esperienza in merito.

Il dottor Deidda ha segnalato in primo luogo la frequente omissione della compilazione dei referti medici nei casi di malattie da lavoro, che dà luogo ad una sottostima del fenomeno e ad un numero assai basso di procedimenti giudiziari. Ciò è dovuto alle carenze nel numero e nella preparazione dei vari medici (di base, competenti ed ospedalieri), e alla cronica esiguità degli organici e alla mancanza di una formazione inadeguata degli operatori dei servizi di vigilanza e prevenzione delle Asl, la cui attività risulta spesso insufficiente e troppo disomogenea da una Regione all’altra del Paese, con effetti di freno anche rispetto all’attività giudiziaria.

L’attività della magistratura, tranne alcune isolate eccezioni, è comunque largamente insufficiente, per la mancanza di figure professionali specializzate sia in sede requirente che giudicante e per le scarse denunce o referti circostanziati. Così un numero assai basso di procedimenti è avviato o arriva alla fase dibattimentale ed un numero ancora più limitato si conclude con condanne effettive.

Infine, il dott. Deidda ha ricordato che al verificarsi degli infortuni e delle malattie da lavoro concorre la diffusa violazione delle norme da parte delle aziende, spesso gestite da piccoli o piccolissimi imprenditori scarsamente preparati, per i quali dovrebbe essere assicurata una formazione effettiva e più estesa, nonché essere previste norme premiali più ampie, per le aziende "virtuose", e sanzioni più severe per quelle che trasgrediscono. Occorrono altresì processi più rapidi ed efficienti per gli infortuni e le malattie professionali, limitando il ricorso ai riti abbreviati. Il procuratore si è quindi dichiarato contrario alla proposta di escludere in tali casi il procedimento penale e di limitare il giudizio alla sola sede civile per il risarcimento, così come ha affermato di non condividere la proposta di costituire, sul modello della procura nazionale antimafia, una procura nazionale per i reati contro gli infortuni sul lavoro, che derivano necessariamente da situazioni e cause non collegate tra loro: è infatti preferibile rafforzare la preparazione e le strutture delle procure, dei tribunali e delle forze di polizia giudiziaria sul territorio.



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TAGS fondi pensione parlamento incidenti lavoro ddl lavoro

01/03/2010 14:58

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