Approvato in aula a Montecitorio un emendamento che ristabilisce il diritto soggettivo. Vota a favore la maggioranza, si astiene l’opposizione perché restano alcuni tagli a emittenti locali e giornali all’estero. Ora manca solo l’ultimo sì del Senato
La Camera ha dato via libera all’emendamento al decreto milleproroghe che ristabilisce il diritto soggettivo per i fondi all’editoria. Si tratta dei finanziamenti destinati a testate di partito, no profit e giornali gestiti dalle cooperative. Restano però alcuni tagli per le emittenti locali e giornali per italiani all’estero. L’emendamento è frutto di un compromesso tra l’esecutivo e maggioranza e del pressing bipartisan di questi giorni per indurre il governo a fare marcia indietro sulla stretta: ha votato a favore la maggioranza, mentre Pd, Idv e Udc si sono astenuti. “È un compromesso più che accettabile tra l’esigenza di fare pulizia in alcune zone grigie salvando l’occupazione nel settore” ha detto il relatore per la commissione Bilancio, Massimo Polledri (Pdl). I tempi per l’approvazione restano stretti, visto che il decreto scade il 28 febbraio e deve tornare al Senato (probabilmente venerdì mattina) per il via libera definitivo.
L’emendamento che ripristina i fondi è stato approvato con una modifica proposta dal Pd: viene dunque cancellato il riferimento sul contributo nella “misura massima del 100%” (che secondo l’opposizione poteva generare delle ambiguità): ora si legge che il contributo è “pari al 100% dell’importo calcolato secondo i parametri stabiliti dalla legislazione vigente”. In sostanza, il testo prevede che “nelle more della riforma organica del settore dell’editoria”, e solo per il 2010, alle testate di partito, le cooperative di giornalisti e i giornali no profit “non si applicano le disposizioni” previste dalla Finanziaria 2010, ossia il tetto ai contributi e la cancellazione del diritto soggettivo.
Tornando ai tagli: i quotidiani italiani editi e diffusi all’estero subiranno “una riduzione del 50% del contributo complessivo calcolato per ciascun soggetto”. Per le emittenti locali sono previste riduzioni dei contributi per il pagamento delle tariffe elettriche e per le telefonate e anche il taglio del contributo per gli abbonamenti alle agenzie di stampa. Stop anche ai contributi sull’acquisto della carta per le testate che stampano in paesi fuori dalla Ue. Colpiti dai tagli anche i giornali delle associazioni di consumatori. Sono questi i motivi del mancato voto favorevole dell’opposizione all’emendamento, come spiega il responsabile della comunicazione del Pd Paolo Gentiloni. Se infatti il ripristino dei fondi, dice, “è un risultato positivo della battaglia del Pd e dell’impegno di molti parlamentari della stessa maggioranza”, spiega, “siamo al paradosso che per salvare 80 giornali e per rinviare un intervento razionale il governo abbia deciso di sottrarre risorse all’emittenza locale e ad altri mezzi di informazione. Una guerra tra poveri inaccettabile.
“Anziché la soluzione di un problema, c’è un danno con beffa”. È la posizione della Federazione della stampa, che parla di “cannibalizzazione ai danni del sistema delle radio private e della stampa per gli italiani all’estero”. La mobilitazione a favore dei giornali messi a rischio, dice la Fnsi in una nota, “non può trovare risposta attraverso lo spostamento del danno su un altro settore dell’informazione. Il governo presti attenzione urgente a non combinare un pasticcio grave”. Per il segretario nazionale dell'Odg, Enzo Iacopino, gli sforzi silenziosi dell'Ordine dei giornalisti ottengono un primo risultato del quale sento il bisogno di ringraziare, a nome di tutti i giornalisti, i parlamentari che hanno presentato l'ordine del giorno teso ad impegnare il governo ad un uso equo del danaro pubblico”.