
Scandalo appalti
Berlusconi: solo “birbanti” isolati
Il Cavaliere prova a sminuire i casi di corruzione ed esclude un ritorno di Tangentopoli. “Chi commette reati deve uscire dai partiti”. Troppe intercettazioni, subito la legge. Ma le inchieste non si fermano. Sugli appalti in Abruzzo Letta è in difficoltà
Scende in campo Lui. E getta acqua sul fuoco. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parla coi cronisti di due agenzie di stampa e assicura che Tangentopoli non è tornata, che gli elementi giudiziari emersi dalle inchieste della magistratura riguardano solo “birbanti” isolati, che comunque chi commette reati non può restare nei partiti, e che il ddl che depotenzia le intercettazioni deve ritornare nell’agenda politica, a cominciare dall’esame del Senato.
“Non c’è nessun ritorno di Tangentopoli”, assicura Berlusconi, secondo il quale si tratta di “fatti personali che rientrano nelle statistiche” per cui succede che su cento persone da una a cinque possano “essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale”.
Tangentopoli non è tornata, dice Berlusconi, perché “tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico che non c'era nel '92-'93 e magari costringeva i partiti ad affidarsi a finanziamenti non legali”. Berlusconi aggiunge: “Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico”. “Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso”.
Dopo aver ventilato l’ipotesi che la sua vita sia in pericolo (“vogliono farmi fuori politicamente e fisicamente”), pur assicurando di non temere nulla ma di essere stato invitato alla “prudenza nelle manifestazioni pubbliche”, Berlusconi aggiunge che il ddl sulle intercettazioni lo vorrebbe “ancora più severo”, ma che comunque il testo attuale “è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura” e quindi si deve “proseguire con quel testo”.
Ieri sera (17 febbraio), durante una cena con un gruppo di senatori a palazzo Grazioli, Berlusconi ha difeso Gianni Letta dagli attacchi seguiti allo scandalo della ricostruzione in Abruzzo e ha candidato il sottosegretario alla presidenza della Repubblica. Il premier, infatti, secondo quanto egli stesso ha riferito ai giornalisti, avrebbe detto: “La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta”. Una 'candidatura', quella del sottosegretario alla Presidenza del consiglio non certo nuova da parte di Berlusconi, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della 'esposizione' che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8.
Gianni Letta, infatti, nel pieno della bufera appalti sta avendo un ruolo decisivo nella difesa pubblica di Guido Bertolaso. Soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione a L’Aquila. Le possibili infiltrazioni di comitati d'affari negli appalti sia per la ricostruzione post terremoto sia per il G8 aquilano sono sotto la lente di ingrandimento della Procura del capoluogo abruzzese dall'agosto 2009. Il governo, per bocca di Letta, aveva assicurato che le brutte persone che ridevano del dramma dell'Aquila “non avevano messo piede in città” né avuto un euro per la ricostruzione.
In realtà, in alcune delle intercettazioni telefoniche rese pubbliche negli ultimi giorni compare il 'Consorzio Federico II', di cui fanno parte tre imprese aquilane e la toscana Btp Spa, coinvolta nell'inchiesta di Firenze. Il Consorzio avrebbe ottenuto appalti per la ricostruzione dell'Aquila dopo il terremoto del 6 scorso. Per questo il procuratore capo, Alfredo Rossini, nei giorni scorsi ha chiesto ai magistrati di Firenze copia degli atti relativi all'inchiesta sugli appalti per il G8, che avrebbe dovuto svolgersi alla Maddalena e fu poi trasferito all'Aquila.
“Tante persone sono venute e si sono organizzate per fare speculazioni truffaldine - ha spiegato Rossini -, di questo aspetto ci siamo interessati fin dall'inizio”. I magistrati aquilani ritengono che dalle carte dell'inchiesta condotta dai colleghi fiorentini possano emergere collegamenti utili alle loro indagini. “Se ce le mandano - ha detto Rossini - possiamo lavorare e guadagnare tempo. La mia idea, su questo caso, è che dovremo lavorare tanto”.
Alla luce di tutto ciò, i rappresentanti delle istituzioni aquilane non hanno potuto fare a meno di chiamare in causa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Per il sindaco, Massimo Cialente, che è anche vice commissario per la ricostruzione, “Letta era in buona fede” quando ha dichiarato che nessuno degli imprenditori coinvolti dalle intercettazioni sulle risate la notte del sisma aveva mai messo piede all'Aquila.
Meno tenera Stefania Pezzopane, presidente della Provincia: “Le rassicurazioni dell'onorevole Gianni Letta sono state già smentite da una semplice indagine giornalistica. Deve essere di nuovo sfuggito qualcosa”. E il deputato abruzzese Idv Augusto Di Stanislao con un'interrogazione parlamentare chiede chiarezza: “O Letta non sapeva o mentiva”.
“Non c’è nessun ritorno di Tangentopoli”, assicura Berlusconi, secondo il quale si tratta di “fatti personali che rientrano nelle statistiche” per cui succede che su cento persone da una a cinque possano “essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale”.
Tangentopoli non è tornata, dice Berlusconi, perché “tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico che non c'era nel '92-'93 e magari costringeva i partiti ad affidarsi a finanziamenti non legali”. Berlusconi aggiunge: “Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico”. “Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso”.
Dopo aver ventilato l’ipotesi che la sua vita sia in pericolo (“vogliono farmi fuori politicamente e fisicamente”), pur assicurando di non temere nulla ma di essere stato invitato alla “prudenza nelle manifestazioni pubbliche”, Berlusconi aggiunge che il ddl sulle intercettazioni lo vorrebbe “ancora più severo”, ma che comunque il testo attuale “è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura” e quindi si deve “proseguire con quel testo”.
Ieri sera (17 febbraio), durante una cena con un gruppo di senatori a palazzo Grazioli, Berlusconi ha difeso Gianni Letta dagli attacchi seguiti allo scandalo della ricostruzione in Abruzzo e ha candidato il sottosegretario alla presidenza della Repubblica. Il premier, infatti, secondo quanto egli stesso ha riferito ai giornalisti, avrebbe detto: “La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta”. Una 'candidatura', quella del sottosegretario alla Presidenza del consiglio non certo nuova da parte di Berlusconi, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della 'esposizione' che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8.
In realtà, in alcune delle intercettazioni telefoniche rese pubbliche negli ultimi giorni compare il 'Consorzio Federico II', di cui fanno parte tre imprese aquilane e la toscana Btp Spa, coinvolta nell'inchiesta di Firenze. Il Consorzio avrebbe ottenuto appalti per la ricostruzione dell'Aquila dopo il terremoto del 6 scorso. Per questo il procuratore capo, Alfredo Rossini, nei giorni scorsi ha chiesto ai magistrati di Firenze copia degli atti relativi all'inchiesta sugli appalti per il G8, che avrebbe dovuto svolgersi alla Maddalena e fu poi trasferito all'Aquila.
“Tante persone sono venute e si sono organizzate per fare speculazioni truffaldine - ha spiegato Rossini -, di questo aspetto ci siamo interessati fin dall'inizio”. I magistrati aquilani ritengono che dalle carte dell'inchiesta condotta dai colleghi fiorentini possano emergere collegamenti utili alle loro indagini. “Se ce le mandano - ha detto Rossini - possiamo lavorare e guadagnare tempo. La mia idea, su questo caso, è che dovremo lavorare tanto”.
Alla luce di tutto ciò, i rappresentanti delle istituzioni aquilane non hanno potuto fare a meno di chiamare in causa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Per il sindaco, Massimo Cialente, che è anche vice commissario per la ricostruzione, “Letta era in buona fede” quando ha dichiarato che nessuno degli imprenditori coinvolti dalle intercettazioni sulle risate la notte del sisma aveva mai messo piede all'Aquila.
Meno tenera Stefania Pezzopane, presidente della Provincia: “Le rassicurazioni dell'onorevole Gianni Letta sono state già smentite da una semplice indagine giornalistica. Deve essere di nuovo sfuggito qualcosa”. E il deputato abruzzese Idv Augusto Di Stanislao con un'interrogazione parlamentare chiede chiarezza: “O Letta non sapeva o mentiva”.
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TAGS corruzione berlusconi protezione civile terremoto in abruzzo
18/02/2010 16:08














